Il triathlon è per tutti

È da un po’ che ho questo post in lavorazione, mesi – a essere preciso. E credo che il momento più giusto per pubblicarlo sia proprio questo: il periodo in cui tutti noi – che lo ammettiamo o no – cerchiamo nuovi stimoli, nuovi obiettivi da raggiungere, nuovi sogni da realizzare.

Tutto nasce all’Ironman di Cervia, quando ho incontrato Fabio Vedana che – oltre a essere il santo+martire+paziente che segue la mia preparazione – è uno dei coach di triathlon ed endurance più preparati che abbiamo in Italia. Inizialmente voleva solamente essere un’intervista e poi, come spesso succede, è diventata una chiacchierata così ampia da meritare un articolo che la riassuma tutta e che serva anche a te, che stai leggendo ora, per trovare la stessa motivazione che ho trovato anch’io per avventurarmi nella preparazione per la triplice disciplina. Parleremo di ironman ma non solo, perché il triathlon è molto di più. Ma partiamo dall’inizio – o dalla fine, se vuoi, perché il risultato è lo stesso – ossia che il triathlon è per tutti.

Bisogna innanzitutto sfatare questa convinzione errata che il triathlon sia uno sport per pochi, infatti esistono distanze facilmente affrontabili come lo sprint o l’olimpico; l’unico suo limite di accessibilità – se proprio vogliamo dirla tutta – è definito dal fatto che è uno sport con dei costi iniziali di discreta entità. Non pensare a decine di migliaia di euro per avere biciclette più veloci di un’astronave o mute così idrodinamiche da permetterti di attraversare l’oceano atlatico; in fondo, per iniziare, con alcune centinaia di euro si può acquistare una bici da corsa (ne avevamo già parlato qui) e una muta entry-level. D’altra parte, la maggior parte degli atleti amatori (o “lovers”) non hanno bisogno di materiali così evoluti: la loro prestazione non ne trarrebbe giovamenti così determinanti. E poi – se stai iniziando – è meglio investire i soldi in un altro modo, soprattutto se vuoi prepararti per distanze più impegnative e, magari, arrivare sorridente sulla finish line di un Ironman. Perché, ricordiamolo, è tutta una questione di divertimento; le prestazioni – per noi age group amatoriali – servono solo a “misurarsi l’ego” sui social media.

Già, l’Ironman. Quella gara che moltissimi sognano. Quella che non si finisce ma si DIVENTA. Non a caso, quando arrivi al traguardo, sono proprio quelle le parole che ti senti dire: “You ARE an ironman“.

E le cose che servono per finire un ironman non si possono comprare. Ciò che serve veramente per concludere i 3,8 Km di nuoto, i 180 Km in bici e i 42.195 metri di corsa è più facile (o difficile) da ottenere. Un sogno, innanzitutto; perché è la benzina fondamentale che ti spinge verso il tuo obiettivo.

«L’ironman è una disciplina che necessita di grande determinazione, impegno, organizzazione, serenità mentale e un clima attorno a te particolarmente favorente il raggiungimento del tuo obiettivo. Ossia che le relazioni che stanno attorno a te siano favorevoli alla realizzazione del sogno.
Se sei sano, hai tempo a disposizione, hai un obiettivo definito, hai un clima favorente, riesci ad arrivare. Ovviamente una cosa è arrivare un’altra è fare la prestazione.
È una fase della vita in cui realizzare il sogno diventa una tua priorità, almeno nelle prima tre posizioni della scala delle priorità della tua vita.», spiega Fabio.

E continua, «L’ironman però non chiede solamente ma dà in cambio molto. L’avventura di pensarlo è quella di creare un nuovo livello della consapevolezza di te stesso. Per quello essere un ironman significa avere una visione diversa e una nuova strategia per affrontare la vita e i problemi a essa connessi, perché hai la consapevolezza che – alla fine – ce la fai, raggiungi il traguardo. Alla fine sei quello che vuoi essere. E trasferisci questo negli altri ambiti della vita».

Bisogna però stare molto attenti a non invertire i fattori, come a volte accade negli amatori iper-competitivi che sviluppano tratti ossessivi e perdono la vera valenza di questo sport: il divertimento, il godere del percorso di preparazione. Ossia, per dirla più semplice, il lavoro e la tua vita non sono l’ironman ma l’ironman dev’essere lo strumento che migliora gli aspetti della tua vita.

Discorso diverso si fa per gli atleti elite, e Fabio ne allena molti con risultati di rilievo assoluto. In questo caso, infatti, intelligenza e mentalità vincente sono i tratti distintivi; e proprio per questo sono nate delle nuova entità nell’ambito dell’allenamento: le Squad. Veri centri di eccellenza, gruppi di persone altamente motivate a raggiungere un obiettivo comune. «Il concetto – dice Fabio, che guida la 7MP High Performance Squad – è proprio quello di “Io so dove voglio arrivare ma il gruppo mi da quel plus che mi permette di arrivare più lontano”. E quindi nascono questi gruppi con allenatori professionisti di altissimo livello, un ambiente – necessario – predisponente all’high performance e la mentalità giusta per fare crescere gli atleti. Spesso si crede che per diventare un atleta di alto livello servano gli allenamenti. Gli allenamenti sono un mezzo ma bisogna arrivare ad avere la mentalità dell’high performance ed è un processo che passa da come pensi di prendere il caffè alla mattina fino a come pensi di tagliare il traguardo alla fine di una gara».

In tutto questo, il ruolo del coach estremamente preparato e competete è la chiave di volta; e vale dai principianti fino agli atleti pro. È una sorta di “carrozza” che ti accompagna verso il tuo traguardo, aiutandoti sotto tutti gli aspetti: sportivi e mentali. Lui è la carrozza ma il viaggio dovrai farlo tu e, poiché – come dicevo all’inizio – tutto parte e arriva dallo stesso punto, vorrei lasciarti con una bellissima riflessione di Calvin Coolidge sulla perseveranza.

Nulla al mondo può prendere il posto della perseveranza.
Non il talento: nulla è più comune di uomini di talento falliti.
Non il genio: il genio incompreso è ormai un luogo comune.
Non l’istruzione: il mondo è pieno di derelitti istruiti.
Solo la perseveranza e la determinazione sono onnipotenti.

 

 

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Sandro Siviero (detto BIG): vive, lavora, scrive e corre in una località sconosciuta a tutti, localizzata dall'intelligence in una non meglio definita area nelle terre di Mordor. Big è una sorta di entità grigia che tutto vede e tutto controlla. Essere mitologico, ai collaboratori di RunLovers è concesso vederlo solo in occasione delle festività nazionali della Papuasia e solo in fermo immagine. Cioè mentre corre.
 Qua dentro è quello che decide chi vive e chi muore e, per questo, noi lo amiamo di un amore disinteressato e spontaneo.

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