Il ritorno alle gare

Mamma mia che fine settimana quello del Grand Prix Italia di Triathlon! Il primo weekend di gare “serie” di stagione è andato. Ma che fatica! Due anni di lontananza dall’attività di alto livello ed il mondo è completamente cambiato. Nuotano tutte come delle assassine, pedalano forte e corrono ancora di più.

Nonostante questo, però, il trauma peggiore è stato essere la più anziana tra le partenti. Ti dico solo che l’età media era 20 anni. Anno di nascita 1998. Le più giovani del 2000.
Ma come è potuto succedere che il tempo passasse così alla svelta?

Mi sembra di aver iniziato a far triathlon l’altro giorno.
Mentre mi schieravo sulla linea di partenza pensavo a quando ho iniziato. A quando ero una giovane triathleta di belle speranze che si affacciava al mondo della triplice e a poco a poco scopriva le gioie (molte) ed i dolori (altrettanti, se non di più) di questa disciplina.

Risultato? Sul quel pontone avevo il cuore che batteva a mille e per la prima volta in 29 anni d’età ero agitatissima per una gara. Ovviamente tutta questa ansia (chissà per cosa poi), mi ha portato a fare errori da scuola triathlon e a qualificarmi per il rotto della cuffia.

Un colpo al cerchio ed uno alla botte.

La domenica infatti è andata meglio, ma l’essere fuori dal giro per così tanto tempo, ha fatto si che non mi ricordassi più come ci si sentisse a queste intensità.
Dici che anche “l’anzianità”, confrontata con la freschezza delle mie avversarie, abbia giocato un ruolo fondamentale?

Mi piace però guardare il bicchiere mezzo pieno: per crescere, bisogna confrontarsi con i migliori e nonostante abbia cambiato vita, nonostante non faccia più la triathleta a tempo pieno e nonostante mille altre scuse, mi sono divertita.
Mi è servito a capire su cosa devo lavorare e su cosa devo migliorare. Ma soprattutto, ripeto, mi sono dannatamente divertita.

Dici che si tratta dei primi sintomi di demenza senile?

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