Il muscolo più importante

La brutta notizia è che anche sportivi allenati possono subire arresti cardiaci. La buona è che moltissimi possono essere salvati.

Iniziamo a gamba tesa e con un dato pesantissimo: le morti di sportivi per arresto cardiaco in Italia sono circa 100 all’anno. In altre parole ogni 3 giorni muore un individuo allenato e in buono o ottimo stato di salute. Una persona che è seguita da medici e allenatori e che ha superato le visite medico-sportive e che è visto dalla società come un modello del prendersi cura di se stessi improvvisamente cessa di vivere.

Se nel sentimento comune i più soggetti a queste fatalità sono le persone predisposte per patologie congenite o per stili di vita sbagliati, queste morti fanno ancora più scalpore. Può accadere in qualsiasi disciplina: è successo pochi mesi fa nel calcio al capitano della Fiorentina Davide Astori – morto improvvisamente nel sonno prima di una partita – e succede purtroppo anche nelle gare di endurance come le mezze o le maratone.

Ci sono però anche delle buone notizie: moltissime crisi cardiache che avrebbero potuto essere fatali da qualche tempo a questa parte lo sono meno spesso: da quando lo stato ha obbligato le strutture professioniste  – e dal luglio 2017 grazie alla legge Balduzzi  anche gli impianti sportivi non professionisti – a dotarsi di defibrillatore e ad addestrare quante più persone possibile a usarlo.

1. Può succede purtroppo a molti

Persone allenate e che hanno superato i controlli medici vanno in arresto cardiaco. Come può accadere? Purtroppo le visite medico-sportive possono certificare l’idoneità dei soggetti a praticare attività sportive solo rispetto a patologie diagnosticabili durante la visita medico-sportiva, cioè l’elettrocardiogramma sotto sforzo. Purtroppo ci sono diverse malformazioni e patologie cardiache che solo esami più approfonditi possono evidenziare. La lista è purtroppo davvero lunga ma la sostanza è che individui apparentemente sani (e anche molti giovani) potrebbero esserne affetti senza saperlo. È importante sottolineare che non è responsabilità del medico che ha rilasciato l’idoneità se accade il peggio: lui firma un certificato che attesta o meno l’idoneità limitatamente agli esami effettuati. Che sono, per loro natura, limitati.

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2. Il DAE

Visto che può capitare anche a chi è certificato come soggetto sano e adatto allo sport cosa si può fare? Innanzitutto sfatare un mito: lo sportivo non è immune all’arresto cardiaco e l’attività sportiva può scatenare crisi che una vita sedentaria avrebbe forse evitato. Se succede è però fondamentale l’utilizzo del DAE – il Defibrillatore Automatico Esterno – di cui ogni impianto sportivo è dotato per legge. È altrettanto importante che il personale che gravita nell’impianto sportivo – allenatori, compagni di squadra, anche parenti – sia addestrato all’utilizzo di questa attrezzatura che è facilmente utilizzabile e che non arreca alcun danno se impiegata su soggetto che ha avuto un collasso ma non è in arresto cardiaco. Infine: il DAE deve essere raggiungibile entro 1 minuto di cammino ed essere perfettamente mantenuto e collaudato, perché bisogna intervenire sul soggetto in arresto cardiaco dai 3 a i 5 minuti da quando crolla a terra. Oltre potrebbe essere troppo tardi o potrebbe, nel caso lo si riuscisse a rianimare, aver subito pesanti danni neurologici per la mancata ossigenazione del cervello. Entro questo lasso di tempo è comunque importantissimo informare il personale di soccorso e dargli tempo di attivarsi e arrivare sul posto. Nel frattempo lo stesso personale può dare istruzioni telefoniche a chi sta operando il DAE in caso di incertezza o se questo fosse in stato confusionale o temesse di peggiorare la situazione.

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Riguardo a questo ultimo punto è importante specificare che i DAE sono studiati per essere sicuri e che appena applicati (e prima di entrare in azione e rilasciare la stimolazione elettrica) effettuano una diagnostica del soggetto per operare poi solo se effettivamente c’è arresto cardiaco. La possibilità di somministrare una carica elettrica a chi non ne ha bisogno non è data perché il DAE non si attiva in caso di attività cardiaca normale.

Ora potrai giustamente chiederti “Ma se mi trovo al di fuori di un impianto sportivo, magari durante una gara?”. Nell’ultimo caso il soccorso medico è immediato perché la dislocazione delle unità mediche lungo il percorso è studiato per raggiungere ogni punto in tempo utile (personalmente mi capitò di vedere un runner crollare a 20 metri da me – l’autoambulanza arrivò dopo 2 minuti, forse meno. E per la cronaca: lo salvarono ❤). In molte città italiane le farmacie montano dei DAE esternamente alla propria struttura: sono accessibili da chiunque ne abbia bisogno. Ovvio che se sei tu ad averne bisogno – e non te lo auguriamo! –  non puoi applicartelo da solo, ma puoi informare quante più persone possibili che esiste per fortuna anche questa realtà. E potresti essere tu a individuare una farmacia vicina e trovarci il DAE che potrebbe salvare la vita a qualcuno. La conoscenza non solo ti renderà libero ma ti salverà la vita. O la salverà a qualcun altro.

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3. Come capire se una persona è in arresto cardiaco

Chi crolla a terra durante l’attività sportiva potrebbe non necessariamente avere avuto una crisi cardiaca. Se il soggetto respira o risponde agli stimoli (anche verbali) il collasso potrebbe essere di altra natura. Se non è questo il caso e il soggetto non risponde e non respira, bisogna applicargli il DAE prima possibile, ossia dai 3 ai 5 minuti dall’evento. Se capita insomma uno deve correre a prendere il DAE (la cui posizione deve essere nota a tutti e il cui stato di manutenzione deve essere perfetto) per poterlo applicare al più presto. Nel frattempo deve essere avvertito il 118 (ma anche il 112 funziona come soccorso medico) che, ripetiamo, può istruire nel frattempo chi è sul posto a usare il DAE.

Ascolta lo zio

Spesso te lo diciamo e spesso è per darti un consiglio finale scherzoso. Questa volta però siamo maledettamente seri.

  • Controlla che la struttura in cui ti alleni abbia il DAE e, se così non fosse, pretendi che lo installino. Se non accade, cambia struttura. SUBITO.
  • Effettua comunque regolarmente la visita medico-sportiva: potrebbe non evidenziare patologie difficilmente diagnosticabili ma comunque certifica il tuo generale stato di salute
  • Osserva se nella tua città le farmacie sono dotate di DAE. Guarda come si utilizzano, eventualmente entra in farmacia e chiedi. Ti stai solo informando sul come salvare vite umane, non stai rompendo le scatole a nessuno
  • Se ti dovesse capitare di usare un DAE su qualcuno respira a fondo e concentrati. Sappi che non gli stai facendo del male e che, se non fosse in arresto cardiaco, il DAE non gli farà comunque niente di male. Non andare in panico.
  • Richiedi comunque l’intervento del personale specializzato. In ogni caso.
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Bene: hai salvato una vita umana? Deve essere la cosa più bella del mondo, davvero.
D’altronde il cuore non è solo un muscolo: è dove ci stanno tutti i sentimenti e noi non a caso ci chiamiamo “Lovers”: amiamo, e lo facciamo col cuore. Per quello ci teniamo, come te.

(Credits Kelly Sikkema)

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

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