Fuori dalla caverna

La caverna mentale è il luogo dei tuoi pensieri, spesso non piacevoli. Ecco come uscire alla luce del sole.

Ci sono diversi tipi di caverne: quelle nelle montagne, quelle sotto terra in cui ci puoi tenere i vini e poi ci sono quelle mentali. L’espressione è di Aldo Rock e non sono neanche sicuro se sia sua o se pure lui citi a sua volta qualcun altro, però rende bene l’idea di un luogo non tanto fisico quanto, appunto, cerebrale. La caverna mentale è il tuo cervello, è il pensare ossessivamente sempre alle stesse cose, ai problemi per lo più. Problemi al lavoro, problemi in famiglia, frustrazioni, pensieri ricorrenti.  Come tutte le caverne ha una sola entrata, di ciò che c’è fuori si vede poco e niente e più ti ci addentri più diventa buia. Più stai dentro alla tua caverna mentale meno vedrai chiaramente perché non avrai altro sistema di riferimento che non la caverna stessa. Il tuo mondo sarà la caverna e solo quella e tutto il resto ti sembrerà sempre più piccolo e senza uscita. Perché non vedrai neanche più il resto: quello è fuori ed è ormai distante fisicamente e nella memoria. Eppure tutti o molti prima o poi ci ritroviamo intrappolati nella nostra personalissima caverna mentale: un posto che non è neanche tanto piacevole ma almeno è familiare. Ne conosciamo ogni parete, ogni anfratto, ogni irregolarità. È rassicurante, pur nel suo essere inospitale.

Però è piccola e angusta e ci fa pensare che tutto stia lì dentro: le cose più importanti, i pensieri a cui ritorniamo spesso, la realtà, alla fine. Finiamo per confondere la nostra vita con quello che succede là dentro.

La vita è fuori

Può sembrare una cosa che ti diceva tua mamma da piccolo (“Vai fuori a giocare con i tuoi amici che stai sempre in quella cameretta!”), ma ha un fondo di verità (anzi: è tutta vera): la realtà è quello che c’è là fuori, non solo quello che accade dentro la tua magnifica testa. Quello che c’è dentro di te è un’interpretazione della realtà, è come la vedi tu. Più la bilancia si sposta verso quel tipo di pensiero, più entri nella tua caverna e perdi il contatto con ciò che è esterno a te. Il fatto che sia esterno non significa però che non conti: gli altri, le strade, la città, la natura ti definiscono perché creano un equilibrio con quello che sta nella tua testa. Si mettono in contrasto mettendoti alla prova. Sono meno controllabili perché non puoi decidere che tempo fa o che persone incontri. Mettendoti alla prova però puoi migliorare il rapporto fra cioè che sta fuori dalla tua testa e ciò che ci sta dentro.

Fai uscire i pensieri da lì dentro

C’è un’altra caratteristica da non trascurare della vita all’interno della caverna: ciò che c’è dentro può essere illuminato solo dalle torce. Le sue ombre si proiettano quindi sulle pareti della caverna e diventano gigantesche. I pensieri nella tua testa sono simili agli oggetti nella caverna: più stanno lì dentro più diventano giganteschi fino a risultare ingestibili. Per dar loro le giuste proporzioni puoi solo illuminarli alla luce del giorno, facendoli uscire. Come? Parlandone con altri – specialmente con persone di cui ti fidi – o scrivendoli da qualche parte.

Un modo per controllare la forza dei pensieri ricorrenti è infatti quello di scriverli e rileggerli per valutare che dimensione hanno e se è giusto e sensato dedicarci così tanta attenzione. In questo senso anche il solo parlarne ad amici senza ricevere neanche consigli può essere già d’aiuto: a volte hai solo bisogno di essere ascoltato e non giudicato, non necessariamente di sapere cosa ne pensano gli altri.

Soprattutto: esci

Visto che qui si parla di corsa e del suo valore terapeutico, il consiglio finale non può che essere questo. Quando ti accorgi che stai ossessivamente pensando alle stesse cose e che, soprattutto, questo ti fa star male, puoi fare una cosa sensata e semplice: esci a camminare o meglio ancora a correre. Camminare leviga i pensieri ma correre è una specie di camminata agli steroidi e il motivo è scientifico, non magico: come più volte osservato, correre sviluppa endorfine e ti fa star bene anche dal punto di vista chimico e poi ti permette di focalizzare la mente su pochi pensieri alla volta, spesso aiutandoti a risolverli. Le tue funzioni vitali sono infatti così efficienti durante un allenamento che le uniche energie usate per far funzionare il tuo cervello sono quelle che riguardano pensieri davvero importanti, tralasciano inutili perdite di tempo mentali.

Quando devi farlo?

È facile capire quando sei intrappolato nella tua caverna mentale: pensi sempre alle stesse cose e soprattutto non riesci a risolverle. Questa constatazione dovrebbe farti capire quando è il momento di reagire, cercando di uscire alla luce del sole. Che sia una passeggiata o una corsa, uscire dalla tua testa piena di pensieri che si rincorrono senza trovare mai una soluzione è quella fisica: mettere a tacere il tuo cervello lasciando che sia il tuo corpo immerso nella realtà (e fuori dalla caverna, soprattutto) a fornire risposte. Ottenute poi, spesso, non per ragionamento ma solo grazie alla concentrazione su pochi pensieri alla volta. Se il cervello deve essere in qualche senso razionale, lo sarà senz’altro quando deve pensare solo alle cose essenziali: tipo quando corre, insomma. Quando lo fa infatti deve concentrarsi nel fornire ai muscoli l’energia e l’ossigeno necessari e basta. A parte pensare a ciò che conta veramente, che ora è fuori dalla caverna, alla luce del sole e magari fa paura ancora, ma almeno ha le dimensioni giuste.
Correre ti dà una misura delle cose: quella giusta.

(Photo credits Daniel Burka)

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

10 COMMENTI

  1. Mi piace la tua metafora, la caverna del buio dove rischiamo di perderci.
    Mi piace pensare che la strada e le realtà che la circondano debbano essere i miei interlocutori. Per conoscermi meglio, per non mentire, per migliorarmi.
    Grazie.

    • Grazie a te Genny. Mi interessava sottolineare che la caverna non è solo un luogo inospitale e che ci impedisce di vedere e capire cosa c’è fuori nel mondo, ma che può anche risultare alla lunga confortante perché è l’unico posto che conosciamo. E invece bisogna sempre cercare di uscirne.
      Grazie!

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