Francesco Mangano, dall’Etna al Cortina Trail

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Tempo di lettura: 2 minutiLo abbiamo conosciuto come trail runner innamorato dell’Etna. Francesco Mangano sulle pendici del vulcano ci è praticamente cresciuto. Ci ha sciato, ci è andato in bici e, negli ultimi anni, ci ha corso, in allenamento e in gara. Un grande amore che l’ASICS FrontRunner siciliano continua a coltivare, anche se ogni tanto si concede qualche gara in trasferta.
Nelle ultime settimane, ad esempio, ha partecipato alla Cortina Trail.
Che differenza c’è tra correre sull’Etna e correre sulle Dolomiti? Ecco cosa ne pensa Francesco, che nell’ultimo mese ha fatto entrambe le cose.

Super Maratona dell’Etna e Cortina Trail: nelle ultime settimane non mi sono fatto mancare nulla.
La Super Maratona dell’Etna è la gara di casa, passa dal mio paese e ogni anno richiama atleti di spessore, da Giorgio Calcaterra a Carmine Buccilli, quindi non potevo mancare.
Conosco bene il percorso perché mi ci alleno spesso e infatti sono riuscito a piazzarmi decimo assoluto.
A Cortina, invece, mi sono trovato davanti una situazione molto diversa, anche se il percorso già lo conoscevo.

Il mio obiettivo, infatti, era migliorare il tempo fatto nel 2017: avevo bisogno di testarmi, dopo un anno di allenamento, per verificare il mio livello, rispetto a me stesso ma anche rispetto agli altri.
Com’è andata? Direi bene, anche se di me non sono mai completamente soddisfatto.
Sono contento di aver impiegato un’ora in meno rispetto a un anno fa e di aver corso con gli atleti élite di questo sport. Sono arrivato 41° su 1700, in 5h41’.
Alla partenza i 100 top runner erano nella prima griglia: pur partendo dietro sono riuscito a competere con loro e già questa è una bella soddisfazione. Al via c’erano veramente gli atleti più forti a livello internazionale, americani, francesi, canadesi: è stato un po’ come partecipare al Campionato del Mondo.

E pensare che per 30 km sono stato tra i primi 20…

Sono partito forte, come sempre, e so che poi la pago. Quello su cui mi sto testando è proprio la capacità di portarmi al limite tenendo fino alla fine, che è più una questione di testa che di gambe. Devo imparare a gestire i ritmi veloci sulle lunghe distanze.
In gara il problema è arrivato con la discesa finale, che è molto tecnica e su un terreno a cui non sono abituato.
Le discese sull’Etna sono sabbiose e quindi più scorrevoli, perché il fondo è più morbido, mentre sulle Dolomiti ci sono rocce, radici, fango e sassi, che richiedono una tecnica molto diversa, per cui non sono così allenato. Sulle Dolomiti sicuramente corri e spingi molto di più, mentre sull’Etna è il vulcano a dettare il ritmo. Certamente sulle rocce serve una buona scarpa, e io questa volta mi sono affidato alle ASICS Gecko XT: hanno un ottimo grip, la suola è realizzata con un nuovo impasto che permette di aderire bene al terreno. È quello che mi ha consentito di correre in modo più fluido, di restare agile, senza imballare le gambe.
Purtroppo non è bastato. Quella discesa così tecnica mi ha messo in difficoltà e vedermi superare dagli avversari mi ha un po’ demoralizzato.
Però guardo il lato positivo: rispetto al 2017 sono migliorato tanto. Ora devo imparare a gestire la velocità sulla distanza, iniziando da quelle più corte, 40-50 km, e poi aumentando via via fino ad arrivare a 90-100 km, che sono le mie gare. Inizierò dai 52 km dell’Etna Trail.

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