Fare il pane

No, questa non è una ricetta gastronomica. Forse è quasi esistenziale, ma è meglio chiamarla "un amichevole consiglio".

Questo non è un articolo sul come fare il miglior pane del mondo. Non parla di cucina né di alimentazione. È qualcosa di più materiale e filosofico allo stesso tempo e dice una cosa molto semplice: quando ti si incasina la vita e non hai nemmeno voglia di uscire a correre, mettiti a impastare il pane. Vale anche per torta di mele o per la costruzione di un modellino di veliero con tuo figlio o tuo nipote. Dice insomma: non pensare, fai. Che poi lo direbbe pure Yoda, e Yoda ha sempre ragione.

Fare

Hai mai notato che si dice “avere pensieri” ma meno spesso “fare pensieri”? In effetti i pensieri o quello che ti frulla in testa si produce spontaneamente più che essere governato dalla tua volontà. Sarai stato di certo anche tu in preda a qualche pensiero ossessivo o ricorrente, no? L’esame di maturità, la scelta del colore dell’auto nuova, quali scarpe da running comprare. Scherzi a parte, il tipo e la quantità di pensieri che possiamo fare ti sbalordirà. Hanno calcolato che il tuo cervello elabora ogni giorno tra i 50.000 e i 70.000 pensieri, dai più semplici ai più complessi, anche emotivamente. Lo facciamo tutti e lo facciamo così tanto spesso che è inevitabile pensare che tutto ciò che pensiamo sia vero. Mentre osserva la nostra vita, la mente è una potentissima fonte non solo di rielaborazione della realtà ma anche di elaborazione, di creazione della realtà stessa. È così prolifica che a volte ci fa credere che quello che pensa sia anche reale. E finché non lo fai uscire dalla testa e lo sottoponi alla prova della realtà, un pensiero può assumere dimensioni ingestibili.
Fare qualcosa di materiale invece ti obbliga a focalizzare la tua attenzione su un processo materiale che richiede concentrazione.

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Amici nemici

Il cervello può essere insomma un tuo grande alleato come un tuo potentissimo nemico.
Può motivarti e spingerti a fare cose che mai avresti pensato di poter fare ma può anche convincerti dell’esatto contrario: di non essere capace di fare niente. O può anche essere semplicemente incasinato: un tumulto di pensieri ed emozioni, una tempesta di cose da fare e di scadenze e di accidenti che finiscono solo per mandarlo in blocco. E allora la televisione è lì ad aspettarti, invitante come un abbraccio a lungo sospirato.

Ma non cedere! È proprio in questi momenti che devi fare la cosa forse meno spontanea: quando vorresti rilassarti per avere un po’ di tregua invece ti devi mettere a fare cose.

Io per esempio faccio il pane. C’è chi fa la torta, chi fa l’uncinetto, chi aggiusta la bicicletta, chi fa velieri.
Quello che hanno in comune tutte queste attività è che richiedono:
1. Concentrazione
2. sono monotasking.

Multitasking/monotasking

Ogni giorno siamo multitasking: rispondiamo al telefono mentre prepariamo la cena, scriviamo mail mentre camminiamo, leggiamo il giornale mentre siamo in coda in banca.
Sono arrivato a invidiare i chirurghi perché non possono essere multitasking per contratto. Ma la cosa vale anche per i macchinisti dei treni (lo spero almeno).

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Non voglio arrivare a fare crociate contro la tecnologia. Mi farebbero passare da vecchiaccio insopportabile e soprattutto dimostrerebbero che non ho capito che ormai andiamo in quella direzione. E poi non nascondo che il multitasking ha moltissimi lati positivi: ci sono mille cose che si possono fare assieme ad altre e la tecnologia ha liberato delle forze che non avevano altro modo di esprimersi.
Però a volte bisogna davvero staccare. Quando il cervello va in burn-out, cioè quando sta letteralmente squagliandosi per il carico di calcolo di cui lo stai gravando bisogna intervenire facendolo rilassare. Facendogli fare insomma una sola cosa che lo assorba totalmente.

Questa cosa deve essere fisica però. Non vale pensare a una sola cosa perché poi lui lo conosci: ci attacca di tutto.
Devi dargli un bel gioco che lo tenga impegnato, come accadrebbe con un bambino ipercinetico. Per un po’ almeno lo devi tenere focalizzato a fare una sola cosa che lo assorba.

I benefici sono innegabili: anche dargli una tregua di mezz’ora gli permette di raffreddarsi e il bello è che di cose da fare ce ne sono mille: bricolage, imparare a suonare uno strumento, cucinare.
Perché il cervello è insidioso: siccome si sente importantissimo, ti fa pure credere che solo se lo usi sei bravo. Invece devi riprendere il controllo: è di certo importante, ma sei tu che comandi. Ora ci si riposa. Ora si fa il pane. O il veliero. O si suona il violoncello.

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Insomma: ora si fa, non si pensa.

(Photo by Gaelle Marcel on Unsplash)

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

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