È da pazzi non sognare

Per fare cose folli devi segnarle ma solo chi le sa sognare supera i propri limiti

Ti sarà capitato sicuramente in questi giorni di vedere immagini in bianco e nero – spesso ritratti – con una scritta in sovrimpressione. Recita grossomodo:

Credi in qualcosa, anche se significa sacrificare tutto il resto.

È la nuova campagna Nike per celebrare i 30 anni del celeberrimo motto “Just Do It”. Una campagna sicuramente indovinata e di grande impatto non solo emotivo ma anche politico e sociale, dato che il narratore è Colin Kaepernick, il giocatore di football americano dei San Francisco 49ers che nel 2016 si mise in ginocchio durante l’esecuzione dell’inno americano per protestare contro le discriminazioni razziali (intendendo con il suo gesto quindi il rifiuto di stare in piedi di fronte all’inno nazionale di uno stato oppressore).

Da allora Colin Kaepernick non ha più un contratto con nessuna squadra. Il testimonial perfetto quindi per dimostrare che conseguenze ha nella società contemporanea il prendere posizione contro le ingiustizie, non limitandosi a divertire le persone facendo quello che sai fare, cioè giocare.

Nel caso di Kaepernick il folle sogno è quello di portare all’attenzione della società i suoi aspetti più controversi e critici, gridando con un gesto muto ma simbolico che non c’è uguaglianza e che non tutti sono uguali di fronte alla legge e allo stato.

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Lui ha creduto e crede in qualcosa e, per questo, ha sacrificato tutto: la sua stabilità economica e anche quella psicologica ed emotiva visto che dopo quel gesto è stato attaccato da milioni di persone, non ultima Trump (ok, lui se l’è presa praticamente con chiunque).

Traslato nello sport, credere ai sogni significa elevarsi e migliorarsi, significa fare cose impossibili e questa è la testimonianza degli altri atleti che appaiono in questo bellissimo spot, come LeBron James, Serena Williams, Odell Beckham Jr. ed Eliud Kipchoge.

Significa anche potersi trovare molti contro, in particolare quelli che non sanno sognare che l’uomo possa cambiare, migliorare, essere diverso.

È interessante notare come ancora una volta Nike sappia usare efficacemente la propria capacità comunicativa per veicolare un messaggio sociale: ci riuscì con il meraviglioso spot di anni fa in cui un ragazzino sovrappeso non si perdeva d’animo e correva e ci è riuscita ogni volta che un tema di importanza sociale e politica andava discusso. La forza di Nike non è solo economica ma è più ampia e pervasiva: l’immagine che riesce a proiettare è più ampia e racconta uno modo di intendere la vita molto più radicato nelle persone che la preferenza per un prodotto o un altro. La forza del “Just Do It” è che è diventato indicativo di un modo di affrontare le sfide, senza essere legato a un prodotto o al solo marchio. “Fallo, semplicemente” è il mantra di Nike che si è trasformato in una visione molto più grande, quasi esistenziale: non avere paura, sogna, immagina cose folli e poi, semplicemente, falle.

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

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