Dall’Etna alle Dolomiti: Torino la gentile

Torino gentile, stupenda, accogliente. Il suo garbo ci ha stregato e conquistato <3

A Torino arriviamo costeggiando il Po e percorrendo il ponte Vittorio Emanuele I. Ci lasciamo alle spalle il Pantheon della Grande Madre ed entriamo, letteralmente, nell’atrio di ingresso di questa magnifica città: piazza Vittorio Veneto, da cui nasce via Po che arriva oltre, più in là, in una delle innumerevoli magnifiche prospettive che questa città ti offre.

@ Daniele Molineris/Storyteller-Labs

Si può raccontare Torino per frammenti o per similitudini perché questa città evoca tantissime immagini. Non a caso ho usato nomi di parti di casa: i torinesi stessi chiamano piazza San Carlo “il salotto di Torino”. Non credo sia solo un vezzo per dire che la loro città è bella come può esserlo una bella casa, ma anche un modo indiretto e mediato – tipico delle gentili maniere torinesi – di esprimere familiarità e affetto. I torinesi lo penseranno di certo e sapranno bene di vivere in una città splendida ma non amano dirlo in maniera troppo diretta. Quindi lo esprimono in maniera mediata, paragonandola a una casa. Che è anche un modo per rendere più pubblico e plateale un sentimento molto privato come l’amore per la famiglia, la casa e la propria città.

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Niente meglio di un piccolo momento può raccontare questi modi gentili: siamo in un caffè a bere qualcosa e io e Sandro ci troviamo a confessarci affascinati dai modi del barista. Sta servendo dei gelati a dei bambini usciti da scuola e alle loro mamme. Li ascolta dando loro una confidenza delicata fatta di “Dimmi caro” e “Puoi ripetermi i gusti che non ho capito bene?”. Lo fa in un modo che esprime molto della torinesità – ammesso che esista questo termine: la riassumerei dicendo “avere cura”. I torinesi hanno cura e amore, anche se magari non esprimono questi sentimenti platealmente. Bisogna avere sempre un po’ di pudore per i sentimenti, perché bisogna difenderli, non perché se ne abbia vergogna.

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In prospettiva

@ Daniele Molineris/Storyteller-Labs

Torino è fatta di mille prospettive diverse: quella degli innumerevoli portici, quella di via Po, quella del lungo Po, quella delle innumerevoli, incantevoli piazze. Per molti versi è una città “militare”, non nel senso che sia respingente e spigolosa ma nel senso migliore: ha ritmo (quello dei portici e delle partiture delle facciate dei suoi edifici) e rigore. Ha ordine e l’ordine può dare molta serenità. Fa pensare che tutto sia al suo posto e magari lo è. È un ordine secolare, solido, non a caso fondato in epoca romana proprio dal castrum da cui questa città origina, e il castrum era prima di tutto un insediamento militare.

@ Daniele Molineris/Storyteller-Labs

Ma la maglia ortogonale delle strade di Torino fa anche pensare ad altre città simili, come New York. Al mattino presto a Manhattan puoi guardare verso l’East River e vedere il sole che si infila perfettamente nelle street. L’effetto è spettacolare perché la fine della prospettiva di queste strade è il sole stesso. Ma Torino non è da meno perché quando superi un incrocio e giri la testa a nord ci trovi le Alpi alla fine di quella prospettiva e sei in città e anche in montagna. E scusami New York, ma mi sa che Torino qui vince.

Andare avanti

Queste infinite prospettive sono continui inviti ad andare a vedere cosa c’è là in fondo. Dove arriva questa strada? Corri e vai là in fondo o almeno ci provi, perché a un certo punto incontri una piccola piazza con una magnifica chiesa neoclassica un po’ arretrata. E non puoi fare altro che fermarti a guardarla, scattando una foto.

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@ Daniele Molineris/Storyteller-Labs

Mi piace pensare che queste mille prospettive significhino anche la capacità di questa città di avere molti punti di vista e di cambiarli. Le strade che la attraversano vanno verso il suo centro e verso l’esterno e rappresentano la sua capacità di riflettere su sé stessa o sul resto del mondo, per cambiare prospettiva, sempre. Ed è questo atteggiamento che le ha sempre permesso di cambiare e rinnovarsi e salvarsi: da città industriale a città culturale, grazie alla riscoperta della sua bellezza unica e delle sue genialità individuali.

Sul fiume Po

@ Daniele Molineris/Storyteller-Labs

C’è un’ultima immagine molto bella di Torino: quella dei canottieri che solcano il Po. Li vedi dal magnifico Parco del Valentino mentre corri. Ci siamo fermati a guardarli e fotografarli. Anche un gruppo di loro l’ha fatto: erano giovani atlete con una divisa rossa. Quando si sono accorte che le stavamo guardando ci hanno salutato. Non pensavamo guardassero noi perché eravamo molto distanti ma ce l’avevano proprio con noi. Abbiamo risposto. Ci hanno risposto. Immagino sorridessero anche se non potevo vederle bene. Forse era la giusta distanza che un torinese manterrebbe per dirti con delicatezza e senza svelarsi troppo “Benvenuto nella nostra magnifica città: accomodati pure”.

@ Daniele Molineris/Storyteller-Labs

Grazie!

A tutti: per essere venuti al raduno e per non aver mai smesso di farci domande e di condividere con noi le loro esperienze. C’era anche chi si è tatuato RunLovers sul braccio: ma noi vi amiamo!

Info: per correre a Torino abbiamo indossato le New Balance 860 v9.

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

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