Dall’Etna alle Dolomiti: risveglio al lago di Garda

A volte per vedere meglio devi solo cambiare prospettiva. Anzi: dovresti farlo sempre.

Arriviamo a Sirmione dopo aver lasciato Milano nella notte. Dopo la corsa serale della Deejay Ten Parade da Radio Deejay allo store New Balance di piazza Gae Aulenti, dopo il raduno e i balli, dopo le chiacchiere e le risate il viaggio notturno è un po’ come entrare in un tunnel pieno di luci all’inizio e sempre più raccolto alla fine. A Sirmione ci sono solo le luci della strada delle due del mattino.

In strada, ancora, senza tregua

@ Daniele Molineris/Storyteller-Labs

Il mattino dopo è invece un’esplosione di sole, amplificata dal riflesso del lago.

@ Daniele Molineris/Storyteller-Labs

Abbandonando per un momento il tono sognante devo darti un consiglio da zio: non andare a correre a Sirmione, specie a metà mattinata o nel pomeriggio. O al tramonto. Insomma: vacci ma da turista, e quindi con i suoi ritmi. La cittadina è incantevole, le sue strade che si inerpicano all’interno delle sue mura a strapiombo sul lago sono fiabesche ma purtroppo non ci sono solo loro: ci sono anche i turisti. Milioni di miliardi di turisti si direbbe, a giudicare già dalla coda chilometrica di auto per entrare in città. E tu fai parte di loro e quindi ti accodi e godi dello spettacolo del lago a modalità lumaca, salvo infilarti in un piccolo varco ogni tanto e sgasare via.

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Meglio spostarsi verso Garda e fuggire l’infinito serpentone di auto che corre lungo il lago, salendo a una falesia dopo un trail in mezzo ai boschi di lecci.

Da quassù la prospettiva cambia e te la sei conquistata: vedi il lago laggiù e l’unica presenza umana che avverti è quella – purtroppo – delle macchine accodate. Però puoi spaziare con lo sguardo e riflettere su quanto sei piccolo in confronto a queste alte montagne, a quel gigantesco lago, alla Natura. Lei ti sta di fronte e le sei indifferente e va bene così, perché passiamo la nostra vita a metterci al centro di tutto mentre uscire dalla grotta mentale e guardare cosa c’è fuori, anche sentendosi infinitamente piccoli, è un esercizio che dà molti benefici.

@ Daniele Molineris/Storyteller-Labs

Ritornando al nostro van pensiamo che sarebbe una benedizione che non ci fosse rete. Avere una giustificazione per dire “Siamo offline e non possiamo farci niente”. È incredibile come ritornare alla natura per uscire da te stesso ti faccia poi ritornare verso il tuo centro con una consapevolezza diversa. Hai bisogno di tutto quello che trascuri normalmente: di essere disconnesso, altrove, invisibile quasi. Forse hai bisogno di ascoltarti invece che ascoltare solo gli altri.

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Verso sud-est, prima di ritornare in alta montagna

Andiamo verso Padova, che è praticamente come ritornare a casa. Ci concediamo anche uno spritz, perché qui è peccato non prenderlo. A Prato della Valle ci sono moltissimi di voi ad aspettarci e anche i simpaticissimi figli di alcuni di voi (a ogni raduno ce ne sono stati! Che bello, bisogna fargli capire da subito quali sono le cose importanti della vita 😉). Rivediamo amici che avevamo già visto a Bologna pochi giorni fa e altri, nuovi.

Il viaggio non è ancora finito. Ritorniamo verso nord, oltre Bolzano. L’ultima tappa, l’ultima conquista: attraversiamo le Dolomiti vestite del nero della notte e domani le troveremo maestose e millenarie.

@ Daniele Molineris/Storyteller-Labs

Info: sul Lago di Garda abbiamo corso con le New Balance Hierro e New Balance Summit Unknown.

 

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

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