Dall’Etna alle Dolomiti: Milano non vuole fermarsi

Milano è un monumento al cambiamento e alla possibilità. Ormai da anni non riesco che a vederla così.
Ho anche imparato a vederla sempre più come una persona, perché in fondo le città sono la somma di chi le abita ed esprimono la loro personalità, i loro desideri, le loro aspirazioni.

@ Daniele Molineris/Storyteller-Labs

Per capire meglio questa città oggi bisogna avere qualche decennio addosso e ricordarsi cosa era Milano esattamente 25 anni fa: in pochi mesi da Capitale Morale divenne una città in cui la corruzione era ormai palese e lo sconcerto popolare era oltre i livelli di guardia. Le descrizioni più compassionevoli la definivano una città ferita, quelle più spietate la davano per finita.

Eccoci qui, un quarto di secolo dopo (scusa, mi sento un attimo male a pensare quanti anni sono passati) a correre in una città che da più di qualche anno è risorta ed è semplicemente magnifica. A Milano accadono cose, continuamente, forse perché lo spirito più profondo e invincibile di chi la abita non è mai venuto meno. Credo che quello spirito dica una cosa, una sola: comunque vadano le cose, le si può sempre cambiare. Basta non solo volerlo ma sapere che c’è sempre un’altra possibilità.

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L’abusatissima metafora della corsa come metafora della vita a Milano ha un’altra declinazione, anzi, una specificazione. Nei momenti di difficoltà non devi lamentarti o maledire il destino: devi solo cambiare strategia. E questo ha fatto Milano decidendo di giocare le carte che aveva in mano. Carte pessime tanti anni fa, ma per vincere puoi solo fare una cosa: scommettere, perché la fortuna non esiste o se c’è aiuta solo ci prova.

Un’altra lezione

Non ho subito amato Milano, anzi. Non ci arrivi e la percorri pensando che ogni sua strada è perfetta, esteticamente equilibrata, ben proporzionata. È fatta di parti con caratteristiche molto forti che a volte, singolarmente, sono molto belle e altre più disomogenee. Ma parlo solo dell’impressione che può dare a un visitatore distratto. Se dovessi paragonarla a una persona direi che ha un carattere che alla fine la rende più interessante della bellezza stessa. Te la fa amare ancora di più. Ma per amarla devi capirla e per capirla devi conoscerla. Devi venirci decine di volte e osservare la sua operosità, i suoi tic, la sua volontà di fare, iniziare, finire, andare veloci, vedere le cose costruirsi per poi iniziarne altre ancora.

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Per questo richiede un’attenzione tutta particolare: abbiamo corso in via Joe Colombo e – oltre ad apprezzare il doveroso omaggio a uno dei più originali designer italiani – mi chiedevo se quella strada esistesse 15 anni fa. Il quartiere è nuovo e non è così scontato che quella traccia sia nuova e che lì prima ci fosse dell’altro. In Italia le nuove strade nascono solo nei nuovi quartieri ma quello era già parte della città. A Milano una cosa così può succedere perché non la ritrovi mai uguale a come te la ricordavi. È un po’ come accade a Manhattan quando ritrovare quel ristorante che ti piaceva cinque anni fa non è per niente scontato. Milano cambia le carte in tavola sempre, perché la vita te le cambia e per stare al gioco devi giocare, non c’è alternativa.

Centrale energetica

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Si può dire che Milano sia la centrale energetica d’Italia. Qui nascono le idee culturali, politiche, sociali, produttive. Qui si sperimenta, qui si prova, si ha successo, si fallisce, ci si riprova. Non è una città facile pur essendo molto accogliente: è un tavolo a cui ti siedi, guardi le carte e giochi. Ma proprio nel gioco c’è un’altra potente metafora: Milano è una città fatta per farti giocare, nel senso di fare le cose, scommettere, provarci. È un laboratorio in cui si sperimenta, con un’atmosfera controllata per creare le condizioni migliori. A volte le cose non funzionano ma è la vita, no? Non conta se cadi: conta solo che tu ti rialzi. Milano l’ha fatto ma non guardarla pensando di ritrovarla così domani: avrà inventato qualcosa di migliore, di diverso, di incredibile. Cambiare, sempre: Milano sa da dove viene e ha una direzione. La destinazione è là, molto distante. Quello che conta è il viaggio, mica la meta.

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Lacrime

Fortuna che eravamo sudati all’arrivo della run fatta con New Balance per la Deejay TEN perché almeno non si vedevano le lacrime. Eravate tantissimi! E ancora una volta da ogni parte d’Italia. Non riuscivamo a crederci. È stata una bellissima festa e finalmente abbiamo anche ballato! O ci abbiamo provato almeno ;)

Un grazie infinito a tutti! <3

@ Daniele Molineris/Storyteller-Labs

Info: a Milano abbiamo corso con le New Balance Beacon.

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

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