Dall’Etna alle Dolomiti: Cagliari

Una spiaggia che è disegnata come un abbraccio, quello dei cagliaritani e di tutta la Sardegna: Cagliari e il Poetto sono le protagoniste della seconda tappa del nostro viaggio

La differenza fra la cosa e le parole che la descrivono si chiama realtà. Se dovessi descriverti il Poetto di Cagliari – ossia la spiaggia dove i cagliaritani vanno praticamente in tutte le stagioni, appena il sole li chiama a rapporto (cioè quasi sempre!) – potrei dirti che è lungo dai 4 a 7 km e mezzo a seconda dei riferimenti che consideri e che è bello, molto molto bello. Non ne avresti un’idea molto chiara, no?

@ Daniele Molineris/Storyteller-Labs

Ecco perché per la seconda tappa di Dall’Etna alle Dolomiti siamo volati da Catania a qui per controllare con i nostri occhi. Bastano due righe su Wikipedia per farsi un’idea di cosa sia il Poetto? Una vaga immagine forse, magari aiutata da qualche foto. Perché poi vivere l’esperienza di correrci è un’altra cosa.

Una destinazione, non un transito

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Innanzitutto devi sapere che al Poetto non ci passi: ci vai. Si tratta infatti di una lingua di terra che separa i comuni di Cagliari e Quartu Sant’Elena. Per “lingua” si intende che a ovest ci sono le Saline di Quartu e a est il mare. Se sei cagliaritano insomma, il Poetto è “da quella parte verso est”, ma non è che lo si possa considerare una fermata intermedia per andare a correre altrove. Ci vai di proposito e il motivo è che è un luogo stupendo dove correre, ancora di più dopo che da qualche anno la viabilità è stata ridisegnata limitando il traffico automobilistico e creando corsie ciclabili e – ebbene sì! – una corsia per i soli runner. Ecco quindi un validissimo motivo per correre qui: è un luogo magnifico pensato per essere vissuto da chi si muove con le proprie gambe, camminando, correndo o andando in bici.

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Ma se non bastasse tutto questo, immagina che lo scenario naturale che lo incornicia prevede il mare da una parte e il rilievo montuoso della Sella del Diavolo a sud. E che visto dall’alto è come se un immenso abbraccio accogliesse il mare e chi lo solca. Per apprezzarlo però bisogna salire in alto. Inutile dire che noi l’abbiamo fatto (e non siamo stati traditi dalle New Balance 880 e 1080, che sulla carta sono da strada). Se la vista dalla strada è già notevole, dall’alto è superlativa: si vede lì giù Marina Piccola e poi la curva di tutto il Poetto, disegnata da un gigantesco compasso che si è fermato a Quartu Sant’Elena. La Sella del Diavolo è un avvallamento da cui si può vedere il Poetto a nord e il mare infinito a sud. Si sale ancora un po’ fino al punto più alto e si respira il vento godendo del sole che tramonta.

L’abbraccio dei cagliaritani

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Non è un caso che la geografia di questi luoghi sia così inclusiva. È la rappresentazione a scala territoriale dell’ospitalità dei cagliaritani che abbiamo potuto apprezzare al raduno all’ora dell’aperitivo: basta dire che ci hanno accolto non solo con abbracci e baci ma anche con un corposo vassoio di dolci sardi? Rende abbastanza l’idea e se non bastasse devi provarla venendo qui: il sole, la luce perfetta di queste giornate di fine estate, la temperatura ideale e la sorridente amicizia dei RunLovers cagliaritani e sardi.

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Bastano poche ore per rimanerne affascinati: il tempo di una corsa, qualche foto, gli abbracci. Con la voglia di tornare prestissimo a correre in questa terra magnifica. Ma non domani: ci aspetta Napoli. Il viaggio continua.

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

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