Correre con il rock svedese

Un'antologia del rock svedese perfetta per correre.

Quando giorni fa stavamo preparando la consueta playlist settimanale senza sapere ancora bene a cosa ispirarci abbiamo ricevuto un messaggio di Andrea Wierer: “Vi interessa una playlist?” diceva. Siccome l’animazione della discussione sull’opportunità di farne una sulla musica atonale di Schoenberg (la mia candidata) e una sul barocco francese (Sandro è pazzo per tutto ciò che è francese) nascondeva malamente il fatto che non avessimo idea di che cacchio di playlist fare abbiamo risposto ad Andrea in circa 12 nanosecondi “C***o sì!”. “Ok – ci ha risposto subito – È sul rock svedese”.

Ci abbiamo messo un po’ a rispondere perché abbiamo prima dovuto ricordarci dove fosse la Svezia e associare poi la parola “rock” a quelle terre che stanno lassù. “Svezia. Mmm, che starebbe esattamente?” ho chiesto a Sandro “È dove è nata l’Ikea, ignorante” mi fa lui. “Ah, Padova quindi?”.

Dopo svariati facepalm di Sandro ho messo su il vinile preparato da Andrea in persona, ossia ho pigiato il play della playlist che ci aveva preparato e sorseggiando succo di lampone abbiamo iniziato ad ascoltare cose che mai avremmo immaginato esistessero. Rock+Svezia.

Ora, siamo ironici ovviamente: no, il rock svedese non lo conoscevamo ma non ci stupivamo lo conoscesse lui visto che in Svezia ci vive. Sappiamo anche benissimo dove sta la Svezia ma questa variante del rock, bontà nostra, non la conoscevamo. E che sorpresa! Doppia sorpresa anzi, perché si tratta di tracce molto belle e perfette per correre e soprattutto cantate in inglese!

Beh, che dire: se non ti dicessero che a suonare questo rock sono degli svedesi potresti pensare che siano americani o inglesi. Che poi si sa che in Svezia si parla un inglese migliore che a Londra.

Grazie Andrea! Hai risparmiato a tutti la playlist del barocco francese mentre quella sulla musica atonale di Schoenberg è solo rimandata, chettecredevi?

(Photo credits Miranda Wipperfurth)

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

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