Correre a Londra? Certo!

Anche se sei a Londra per lavoro non vorrai mica rinunciare a farti una corsetta, no?

Tempo di lettura: 5 minuti

No, non ho intenzione di prendere il posto alla mitica Cristina ed ai suoi racconti di corsa in viaggio nei tanti posti del mondo che visita, ma visto che ho avuto l’occasione di fare un viaggio di lavoro e ho sfruttato il tempo libero per fare un giro della città, eccomi qui. L’ultima volta che ero stato a Londra era il dicembre 2013 ed io ancora non avevo deciso di rimettermi in forma e inserire la corsa tra le buone abitudini della mia vita. Avevo camminato parecchio per visitarla, questo sì, ma avevo anche utilizzato moltissimo i mezzi pubblici, soprattutto la metropolitana, che non ti permettono di scoprire parti di città che puoi vedere solo a piedi. Londra è sterminata, se si considera tutto l’anello della città metropolitana, ma la parte storica, quella più “da turista” ha un raggio di soli sei o sette chilometri dalla stazione di Liverpool Street, dove è diretto il mio treno. Stamattina la sveglia è suonata alle 6.30, anche se ero sveglio già da un po’ per via del sole che è entrato nella mia stanza all’alba, per cui ho sbrigato abbastanza in fretta le faccende lavorative e avendo qualche ora libera ho pensato fosse una buona cosa prendere il primo treno disponibile per il centro. Fortunatamente la stazione di Liverpool Street è anche una delle poche rimaste in cui c’è un servizio di deposito bagagli interno, per cui non perdo tempo, mi cambio al volo, lascio la valigia al deposito ed esco dalla parte sud della stazione. È una giornata bellissima, più da clima mediterraneo che londinese, con 32 gradi e una brezza leggera che non capisco da dove arrivi (i palazzi fanno fare dei giri strani al vento) e potrebbe essere tranquillamente un maestrale appena accennato come quelli che tante volte mi hanno accompagnato nelle corse a casa. Mentre venivo qui ho dato un’occhiata alla mappa e “disegnato” un percorso che mi consenta di vedere qualcuno dei posti più famosi. Correrò verso Ovest, fino almeno a Buckingham Palace, poi vedrò se proseguire o se tornare indietro passando per il Tamigi. Ok, il segnale del GPS diventa verde e l’orologio vibra, si parte. Corricchio per un chilometro circa cercando di orientarmi, ci sono moltissimi cantieri (come sempre) e alcuni tratti pedonali sono chiusi, per cui si passa in passerelle ricavate sul bordo strada. Ed eccolo, il primo pezzo del puzzle: il Musem of London che si affaccia su London Wall. L’orologio suona, cavolo sto correndo un po’ troppo forte, però che bello, sono protetto dall’ombra dei palazzi e c’è questo venticello rinfrescante, dai, vedo se posso mantenere questo passo ancora un po’, poi magari rallenterò sul tratto lungo il Tamigi dove ci sarà sicuramente più caldo. Continuo a correre per Little Britain, non ricordo quasi niente di questa zona, eppure son sicuro di esserci passato altre volte, forse non sono stato molto attento. Ecco finalmente un profilo conosciuto, da una ferita tra i palazzi si intravede la cupola di St. Paul, una delle più importanti chiese di Londra. C’è tantissima gente qui, come al solito. Ho portato con me la GoPro e sto scattando (a caso) più foto possibile, non posso fermarmi tanto quanto vorrei nei vari posti, intanto perché sono già sudato fradicio e non farei la gioia di camerieri e baristi, poi perché ho la valigia da ritirare tra un paio d’ore, per cui mi accontenterò di come verranno le foto scattate con la fidata Hero. Riparto su Holborn e continuo a correre mantenendo un passo inatteso, per il caldo che fa. In lontananza vedo la sagoma nota del Cupido di Piccadilly Circus. Anche qui è una bolgia di persone, file di turisti che seguono bandierine, ragazzini che bevono Coca-Cola sui gradini e anche un altro runner con lo zainetto come il sottoscritto. Ci salutiamo con un sorriso di complicità come se fossimo i migliori amici di una vita. È quel sorriso che dice “siamo proprio scemi a correre con questo caldo, però che figata scoprire la città di corsa eh?“, e un istante dopo ripartiamo, lui verso Regent Street, io verso St. James prima e Buckingham Palace poi. The Mall, il viale che porta al Palazzo Reale, è tappezzato di bandiere del Regno Unito (non ricordo se fosse così anche in precedenza) e la Regina non c’è. Peccato Betty (la chiamo Betty perché siamo amici da tempo), avrei preso volentieri il tè e fatto due chiacchiere (forse è meglio se mi rimetto a correre, che qui il caldo si sta davvero facendo sentire). Passo nel tratto di Green Park che affianca il Royal Palace e alla piazza del Duca di Wellington prendo la strada che va a sinistra e che mi dovrebbe portare verso il Tamigi. Non so come, non so perché, forse una curva a sinistra ignorata o una a destra presa per errore, fattostà che mi ritrovo ad allargare il giro e a non capire dove mi trovi. Chiedo a due ragazzi fermi ad aspettare il bus se mi sappiano per caso dire dove sia il fiume e loro mi indicano la strada da prendere, ma mi dicono che “it’s very far, a mile at least – è molto lontano, almeno un miglio (1,6 km)”. Gli rispondo che posso farcela, mi riguardano e forse si rendono conto solo ora che sono fradicio e facciamo una risata sonora. Li ringrazio e riparto sulla strada che mi hanno indicato. Sto correndo da cinque minuti ormai da quando li ho lasciati e sento qualcuno che chiama “Hey man! Hey man!”: sono loro, dall’autobus, che mi gridano “you’re the one! Run, run!”. Facciamo un centinaio di metri affiancati (perché l’autobus va piano, sia chiaro!), poi io devo girare a destra e loro a sinistra e ci scambiamo un saluto caloroso. Che meraviglia!

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Eccomi sul tratto lungofiume, da qui posso raggiungere con relativa facilità (comincio ad essere un tantino stanco ed ho un po’ di sete) Westminster, il Big Ben (tutto incerottato per le riparazioni a cui è sottoposto da un anno ormai) e una volta passato il ponte mi dirigo verso London Eye, la Torre di Londra ed il Tower bridge. Anche qui, come al solito, tantissima gente. Riprendo la strada verso Liverpool Street passando nuovamente da St. Paul e arrivo in stazione giusto in tempo per cambiarmi e ritirare il bagaglio entro i termini previsti (risparmiando così 7 sterline che investirò quasi subito per comprare da bere e mangiare – una donut cookies e un caffè). Mi siedo a pranzo in uno dei tanti chioschi di fronte al fiume e mi metto a controllare i dati di oggi. Ho corso per poco più di diciotto chilometri in un’ora e venti (pause per le foto escluse, eh). Se stessi iniziando una tabella di allenamento per una Maratona autunnale mi riterrei davvero soddisfatto. Penso all’ultima, corsa a Cagliari lo scorso marzo, e al fatto che Charlene da allora sia quasi scomparsa. Non è una novità eh, la mia tabella/allenatrice/alter-ego ha i suoi tempi e decide lei quando tornare, anche se oggi, qui a Londra, mi sarebbe piaciuto incontrarla. Forse mi sente (no anzi, mi sente di sicuro visto che è una mia allucinazione, anche se a volte mi ignora) e me la ritrovo seduta accanto mentre sorseggio la mia acqua fresca. Come sempre non la guardo, ma so che è lei.
Chi ti ha detto che non c’ero? Guarda le foto. E non scordarti di mangiare della frutta più tardi. Che ne dici di una mela?
Prendo il telefono e collego la GoPro per scaricare le foto. Quando arrivo a quella scattata a Piccadilly sorrido e annuisco con la testa.

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– Son pronto Charlene, si ricomincia?

Ma Lei, come sempre, è già scomparsa.

 

[CONTINUA?]

 

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Pietro corre, sempre. Anche due volte al giorno. Si narra che, a causa di tutte le scarpe che ha consumato, i negozi specializzati gli stendano un tappeto rosso per favorire il suo ingresso tra squilli di trombe e urla di tripudio. Pietro è una persona meravigliosamente incoerente: prende la corsa con serietà ma ci scherza su; ama la Sardegna e gli manca la Norvegia. Pietro racconta in modo stupendo la corsa vissuta da uno che la pratica con amore viscerale, e questa è la cosa più importante.

4 COMMENTI

  1. Che bell’articolo, città magica che amo, bel giro e begli spunti!
    Magari la prossima volta che ci passo, porto con me scarpette e abbigliamento e mi butto pure io di corsa.
    Posto che mi è piaciuto molto e farei volentieri di corsa Chalk Farm – Primerose Hill e, seguendo il canale, fino a King’s Cross!
    Londra ;-)

    • Grazie Paolo!
      Correre a Londra era un desiderio che avevo da anni, non avevo mai avuto occasione ma direi che ho ben rimediato! :)

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