Correre a Kathmandu

Per Cristina il mondo è un gigantesco flipper e lei è la pallina: questa volta è finita a Kathmandu in Nepal. E le sue stradine e piazze l'hanno incantata.

È il terzo giorno che sono a Kathmandu e ancora non sono andata a correre. Sono a Patan, la parte più antica di Kathmandu e ogni giorno quando vado e torno dal lavoro mi prendo un po’ di tempo per esplorare a piedi questa affascinante città, fatta di un intricato dedalo di stradine, vicoli, porticine, passaggi a vari livelli che invitano a perdersi tra cortili interni, templi buddisti e indù. La città è un inno al lasciarsi sorprendere: ciò che sembra una piccola strada senza uscita, all’improvviso si apre su un laghetto nel quale si riflettono il bianco luccicante di un tempio indù affiancato da vecchie case di legno nero su cui risaltano i colori delle prayer flags, mentre isolati che non sembrano degni di alcuna nota in particolare, rivelano un cortile interno che ospita il Golden Temple. Non ci sono marciapiedi: la strada si condivide con venditori ambulanti di ogni delizia nepalese, taxi che emettono tossici gas di scarico e mille e uno motorini su cui sfrecciano signore in sari coloratissimi. Ovunque mi avventuro, il metallico suono delle campanelle dei templi buddisti o delle singing bowls non è mai a più di pochi metri di distanza ed è diventato in poco tempo un suono familiare e rilassante.

La mattina del quarto giorno punto la sveglia alle 5, mi preparo e allaccio le scarpe da corsa: inutile cercare un percorso e sono ben contenta di correre senza meta e vedere dove mi porta la strada e la mia curiosità. Nonostante il sole non sia ancora sorto del tutto, le stradine vibrano di vita: le persone gravitano attorno alle numerosissime statue e templi indù sparsi agli angoli delle strade e lasciano offerte, preghiere e chissà quali altri pensieri. Nessuno fa caso a me, in piena filosofia vivi e lascia vivere. Passo sotto ciò che probabilmente era la porta della città antica e quindi sopra un ponte che rivela sulle rive del fiume una lunghissima fila di baracche e case poverissime. Mi avventuro in piccole stradine i cui ciottoli disconnessi rendono difficile un passo stabile e mi fermo spesso a contemplare ciò che mi circonda, che siano i raggi del sole che illuminano l’attività mattutina ai margini del fiume, bambini che fanno girare e suonare le campanelle intorno ai templi buddisti camminando in rigoroso senso orario, donne in abiti coloratissimi che preparano i loro banchetti di offerte accanto ai templi indù, rappresentazioni di divinità sugli stipiti delle porte o incisioni tantra sui capitelli dei templi. Fotografo con gli occhi tutto ciò, cercando di imprimere bene nella memoria l’atmosfera pacifica e rilassata – quasi religiosa – che circonda questa corsa.

Nel corso della settimana cambio percorso (impossibile riuscire a far due volte la stessa strada!) e mi ritrovo a correre in mezzo a Durbar square, il fulcro dell’attività sociale di Patan, che all’alba risulta quasi spettrale talmente è deserta. Di giorno la piazza pullula di persone in visita a statue, idoli, templi e palazzi religiosi, mentre di notte ospita venditori di street food, bancarelle di gioielli tibetani e un’animata e chiassosa folla di giovani che si ritrovano attorno a tavolini e seggiolini raso terra, sopra i gradini e le terrazze dei templi, o appoggiati a statue centenarie raffiguranti divinità che saranno catturate nei loro selfie.

Visito altre zone del Nepal oltre a Kathmandu e rimango piacevolmente colpita dalla sincera ospitalità dei nepalesi, pronti ad aprire le porte delle loro case e condividere qualcosa da bere e da mangiare. Incastonato tra le montagne più alte del mondo, questo paese è davvero ospitale, colorato, solare e sorridente. Non vedo l’ora di tornarci e sgambettare in mezzo alle montagne dell’Himalaya, magari all’alba quando la luce del sole illumina i picchi innevati che svettano contro il cielo striato di nuvole, in un paesaggio così magico che trasmette una calma inspiegabile: quasi a dirti che in questa vita non c’è motivo di preoccuparsi perché qualsiasi cosa succede, queste montagne ci sono, ci sono sempre state e ci saranno!

Cristina Lussiana


Gli altri viaggi di Cristina:
– Correre in Angola
– Correre nel Benin
– Correre a Città del Capo
– Correre in Senegal
– Correre in Sudafrica
– Correre in Congo
– Correre in Mozambico
– Correre in Madagascar
– Correre a Nairobi
– Correre in Rwuanda
– Correre alle Hawaii
– Correre a Washington
– Correre in Guatemala
– Correre a Bangkok
– Correre in Myanmar
– Correre in Cambogia
– Correre ad Amsterdam
– Correre in Portogallo
– Correre a Ginevra
– Correre a Oslo

 

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