Come nasce un personal best?

Domenica 11 Marzo, Brescia Ten.
Che bella sensazione! Dopo 6 mesi sono finalmente tornata a gareggiare. L’unico neo è stato il meteo. Un clima da lupi con davvero tanta pioggia ma, come dice un proverbio norvegese, “non esiste un clima pessimo, ma solo indumenti non consoni”.

Andiamo però con ordine.

Uno dei primi obiettivi concordati quest’anno con il mio allenatore, è stato appunto quello di puntare a migliorare il mio tempo sui 10 km. La mia miglior prestazione risaliva ormai al lontatno 2012 (38’20” circa) fatto segnare in un 10 mila a Parco Sempione (Milano). L’obiettivo era appunto quello di andare sotto i 38′ e, soprattutto, di ritrovare fiducia nella mia corsa, la frazione a me meno congegniale.
Durante tutto l’inverno ho lavorato sia sul fondo lento che sullo sviluppo della forza, in modo tale da migliorare ed estendere la fase aerobica per poter costruire la base organica, sulla quale inserire poi allenamenti di maggiore qualità.
Nell’ultimo mese ho quindi lavorato sul pacing e sulla qualità. Pacing, inteso come l’abituarmi a correre ad una determinata velocità per più tempo possibile, mentre i lavori di qualità mi sono serviti per imparare a soffrire. Avete presente quando negli ultimi chilometri le gambe urlano pietà? Ecco, esattamente, per imparare a superare quei momenti di difficoltà. D’altronde la fatica ed il dolore non sono altro che una condizione della mente, no? Almeno così dicono.

Mano a mano che si avvicinava il giorno, iniziavo a sentire i primi “sintomi” della famosa ansia pre-gara, quel famoso friccicorio allo stomaco che mi prende ogni volta che ho una gara importante o alla quale tengo particolarmente.
Sapevo che avevo tutte le carte in regola per fare bene. Mi ero allenata bene, stavo bene. Cosa poteva andare storto? Insomma, dai! Però 10 km sono lunghi.

Insomma, in allenamento andava tutto bene, ok, ma se poi non fossi stata in grado di mantenere il ritmo per tutta la gara? E se il tallone fosse tornato a darmi fastidio?
Veronica: fermati, calmati, respira e razionalizza. Hai fatto tutto quello che potevi fare per andare bene? Sì. Quindi dov’è il problema?

Mamma mia, riesco a crearmi ansia anche quando non ce n’è bisogno!

Avevo una voglia matta di gareggiare.
Ovviamente sabato sera a letto presto, perché la domenica mattina la sveglia sarebbe stata all’alba (alle 6!!!).
Colazione leggera perché lo stomaco era quasi completamente chiuso, quindi partenza alla volta di Brescia.
Come da previsioni, il tempo è stato proprio inclemente e la pioggia non ci ha mai dato tregua.

Man mano che l’orario di partenza si avvicinava, la tensione diventava sempre più palbabile. Io sono abituata ai triathlon, dove ci si schiera solo pochi attimi prima della partenza. Il fatto di dover entrare in griglia 20 minuti prima senza possibilità di muovermi e fare stretching, devo ammettere che ha ulteriormente amplificato l’agitazione, nonostante il clima fosse disteso. Tutti i partecipanti, dai top runner agli amatori, chiaccheravano tra di loro fino a che lo speaker non ha pronunciato le fatidiche parole: “Un minuto alla partenza!”.

A quel punto la musica si è abbassata, le chiacchere si sono fermate di colpo, facendo precipitare la partenza in un clima surreale. Tutti aspettavano. I sorrisi si sono spenti di colpo, trasformandosi in ghigni.

Meno 10, 9, 8, 7… BOOM!
Partiti.

Una folla di persone si è riverseta lungo le strade di Brescia.
Il mio unico pensiero all’inizio era quello di non esagerare. “Non partire forte” mi ripetevo. I primi tre passaggi sono stati perfetti. 3’45” precisi precisi.
Brava Veronica, sei in perfetto target!

I tre chilometri centrali sono stati i più difficili. La tensione, aiutata forse dal freddo, ha fatto si che mi irrigidissi troppo e che iniziassi ad avere dei dolori a basso ventre e schiena.
“Ora pensa solo a respirare e a rilassare i muscoli”. Al settimo fortunatamente i dolori sono spariti.

All’ottavo chilometro, dopo aver visto il passaggio, per un attimo ho pensato di non farcela. “Ti sei allenata così tanto, accidenti, non puoi mollare proprio adesso!” e, forse, per la prima volta in vita mia ho stretto i denti e ho cercato di aumentare.
Gli ultimi 100 metri sono stati davvero emozionanti.

Sul traguardo il tempo è stato di 37’45”.
Sotto i 38′ di ben 15 secondi e mio PB di addirittura 40!

Devo ammettere che quando ho realizzato cos’era successo, pochi minuti dopo, mi sono quasi commossa. Sono riuscita a centrare l’obbiettivo, ma soprattutto sono riuscita a gestire le difficoltà che mi si sono presentate lungo il percorso. E alla fine mi sono anche divertita!

Forse a 29 anni, ho iniziato ad essere un’atleta completa?
Te lo saprò dire ai prossimi appuntamenti!!!

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