Come gestire quei giorni in cui sei “proprio no”

Ti capita mai di non essere del mood adatto di allenarti? Di non voler uscire dal letto perché non sai se sarai in grado di affrontare la giornata a causa di una delusione talmente cocente da qualcuno che ti sta molto a cuore, che vorresti solamente andare da lui e urlargli in faccia tutta la tua frustrazione di fronte al suo comportamento?
Oppure hai combinato un gran casino. Uno di quelli a causa del quale non vorresti fare altro che scappare il più lontano possibile da tutto e da tutti, per non dover affrontare il giudizio delle persone.
Oppure hai litigato con talmente tante persone e sei talmente acido e nervoso che se per caso dovessi mordere qualcuno, lo avveleneresti.

Ecco.

In quei momenti, il nostro cervello viaggia a mille. Le emozioni racchiuse nella nostra testa ci assorbono in un vortice senza via d’uscita e non riusciamo a pensare a niente di diverso da ciò che ci è capitato.

A questo punto, i casi sono due: o ci buttiamo a capofitto nell’allenamento “fin quando fa male e fin quando ce n’è” (per citare una vecchia canzone di Ligabue) per sfinirci ed impedirci di pensare a qualunque altra cosa; oppure si ha la necessità di fermarsi un attimo per cercare di rimettere insieme i cocci e tirare le fila.
Non esiste una soluzione univoca. Esistono soluzioni adatte a ciascuno di noi in quel determinato momento, legate allo stato d’animo e al modo di reagire di ognuno.

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Tutti questi tumulti interni fanno parte del carico interno. Per definizione, il carico interno fa riferimento all’adattamento fisiologico o alle modificazioni subite dal nostro organismo per effetto della somministrazione di un determinato allenamento. Si differenzia pertanto dal carico esterno, ovvero la parte oggettiva e misurabile dell’allenamento, come la distanza percorsa, il ritmo mantenuto in una determinata seduta di allenamento, il tempo di recupero programmato, il numero di ripetute stesse ecc.

Se però il carico esterno è facilmente misurabile, gli adattamenti che opera sull’organismo dell’atleta non lo sono affatto. Sono soggetti a molte variabili, tra cui appunto lo stato d’animo col quale si affrontano determinate sedute che potrebbero avere effetti molto diversi, a seconda del nostro approccio.

Ti faccio un paio di esempi.
È giovedi ed in programma hai il lavoro di corsa. Il pomeriggio al lavoro è stato un inferno, te ne hanno combinate di tutti i colori e hai i nervi a fior di pelle. Probabilmente andare in pista a fare un lavoro veloce col quale sfogarsi può essere la soluzione migliore.
Analogamente, però, se la giornata è stata particolarmente stressante, hai dovuto gestire delle situazioni che ti hanno finito di testa, probabilmente andare a stressarsi ulteriormente non ha molto senso. Andrebbe a finire che faresti un lavoro mediocre, se non addirittura scarso, per poi abbatterti ulteriormente. Meglio optare quindi per un allenamento che ti rigeneri e rimandare il lavoro.

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Fermo restando che questa questione degli stati d’animo non diventi una scusa per saltare gli allenamenti più indigesti…

In conclusione, ti cosiglio di prestare sempre molta attenzione ai tuoi stati d’animo e di ascoltarti sempre. Lo sguardo deve sempre essere rivolto al risultato e bisogna sempre lavorare in funzione dell’obiettivo che ti sei preposto.

Io quest’anno ho già perso due giorni di allenamento. Le gare si avvicinano e lì non ci saranno molte scuse alle quali appigliarsi.

 

 

 

Photo by Gabriel Matula on Unsplash

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