Brooks ci apre le porte

Per un appassionato, scrivere di running equivale un po’ a trovare il biglietto dorato di Willy Wonka perché – esattamente come nel romanzo di Roald Dahl (e nei film a esso ispirati) – le “fabbriche” ti aprono le loro porte per farsi conoscere. Ma sempre con qualche limite, c’è sempre infatti “qualcosa che non si può dire”, qualche piccolo embargo, qualche porta che non si può aprire – anche con una certa paura che gli Umpa Lumpa ti facciano qualcosa di poco divertente, cantando una delle loro canzoni.

Ci sono però alcuni brand che, quando aprono le loro porte, si raccontano senza omissioni e parlano della loro storia, della loro filosofia e dei loro progetti futuri. Com’è successo qualche giorno fa con Brooks.

La storia

Partiamo dalla fondazione, ma senza scomodare Isaac Asimov. L’azienda è nata nel 1914 grazie a Morris Goldenberg che la chiamò Brooks in omaggio alla moglie Bruchs: una storia d’amore fin dall’inizio.

Alla sua nascita Brooks non produceva scarpe da running ma pattini, l’evoluzione verso il mondo dello sport avvenne negli anni successivi e, con l’arrivo degli anni ’70 e del boom del jogging, iniziarono con la produzione delle scarpe con un obiettivo preciso: creare delle scarpe che permettessero agli atleti di correre senza incorrere in infortuni.

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Lo stesso Jerry Turner, ex presidente Brooks, diceva: Quello che mi ossessionava di più non era perdere market share… Era che i runner potessero farsi del male e smettere di correre. Esplicitando, in modo poco comune, una logica più legata alla passione per lo sport che al profitto.

L’azienda si sviluppò, però non era Brooks come la conosciamo oggi. Nel 2001, con il brand prossimo alla bancarotta, arrivò il CEO che cambiò tutto: Jim Weber.

La sua filosofia era molto semplice: “Eravamo sesti o settimi in tutto. Ora dobbiamo diventare il Numero 1 in qualcosa”. E proprio il running è quel “qualcosa”. Ma due valori rimangono invariati: l’attenzione alla protezione del runner e la filosofia “Run Happy“.

Cosa significa Run Happy?

Proprio quelle due parole – Run Happy – definiscono perfettamente il brand. Brooks infatti non è un’azienda che punta sulla performance, il sudore o la competitività fine a se stessa ma  crede in qualcosa di più grande: Il potere che la corsa ha di trasformare una giornata, una vita, il mondo!

Parlando con Susana Pezzi – Marketing Manager Brooks Italia – mi ha colpito molto una sua frase: “Non importa dove cominci a correre, quando finisci sei sicuramente in un posto più felice”. Questa è la mission di Brooks: Ispirare le persone (tutte, non solo quelle fighe delle pubblicità) a rimanere attive e felici.

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La tecnologia al servizio del runner

Brooks Levitate 2 nelle colorazioni da donna (a sinistra) e da uomo (a destra)

Per fare tutto questo è, però, indispensabile una tecnologia e una ricerca che ci permettano di godere appieno della corsa. Ed è proprio ora che iniziamo a sbirciare dentro alle porte che generalmente restano ben chiuse: le porte dei programmi futuri.

Questi programmi, per Brooks, si chiamano Runtopia: un programma di sviluppo e innovazione di prodotto che – con degli step già definiti – vuole arrivare alla scarpa (e all’abbigliamento) da running perfetti secondo la visione del brand statunitense, ovvero la personalizzazione totale del prodotto sulla base delle necessità del runner.

In questa logica si inseriscono i tre elementi più importanti che formano la scarpa e influenzano maggiormente la nostra corsa: tomaia, intersuola e supporto.

Partiamo proprio da quest’ultimo con una riflessione molto interessante da parte degli ingegneri Brooks: la dinamica di corsa, nella nostra biomeccanica, non è limitata al piede ma parte ben più in alto, dal ginocchio. Proprio da questa premessa è nata la tecnologia Guiderails che permette al sistema piede-caviglia-ginocchio di essere sempre in perfetto allineamento. Ciò implica che funziona solamente quando c’è la necessità.
Per farti capire meglio, immagina a una palla da bowling che rotola. Finché va verso ai birilli è tutto ok; quando invece per qualche influenza esterna dovesse deviare, viene riportata sulla “retta via” proprio dal sistema Guiderails.

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Attualmente questo sistema ha un approccio di correzione universale ma, come ti anticipavo prima, nei prossimi anni sarà sempre più personalizzato e dedicato al singolo individuo.

Sul lato intersuola, troviamo due tecnologie differenti: il DNA LOFT (più morbido e ammortizzato; presente in prodotti come Glycerin 16 e Ghost 11) e il DNA AMP (più reattivo e con un ritorno dell’energia totale). Quest’ultima intersuola è la protagonista dei nuovi prodotti presentati negli ultimi giorni: Levitate 2 (leggi qui le prime impressioni su strada), Bedlam e Ricochet.

L’efficienza delle nuove intersuole è davvero notevole già alla prima prova su strada. Ma avrai modo di provarle ai tuoi piedi, proprio in questi giorni, alle tappe del Run Happy Tour.

Lo stesso discorso vale per la tomaia dei diversi modelli Brooks: pensati per adattarsi alle diverse tipologie di intersuola e runner, sono progettati per assecondare il movimento del piede, avvolgendolo, e garantendone la traspirazione ideale.

Insomma, tre elementi – supporto, intersuola e tomaia –  progettati e pianificati per un processo di sviluppo per farti essere sempre più “Happy” durante le tue “Run”.

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Sandro Siviero (detto BIG): vive, lavora, scrive e corre in una località sconosciuta a tutti, localizzata dall'intelligence in una non meglio definita area nelle terre di Mordor. Big è una sorta di entità grigia che tutto vede e tutto controlla. Essere mitologico, ai collaboratori di RunLovers è concesso vederlo solo in occasione delle festività nazionali della Papuasia e solo in fermo immagine. Cioè mentre corre.
 Qua dentro è quello che decide chi vive e chi muore e, per questo, noi lo amiamo di un amore disinteressato e spontaneo.

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