122 volte Boston

Oggi si corre la 122a Boston Marathon: "La Maratona"

La maratona di Boston forse non è la più partecipata ma è la più antica e la più coinvolgente e mitica che esista. Per capire quanto è antica ti dirò solo che quest’anno compie 122 anni (per capirci, la prima “moderna” fu quella olimpica di Londra e parliamo del 1922, quindi… meno di 122 anni fa).

Un’antichissima passione

Era infatti il 1897 quando si corse la prima edizione, e nacque sull’onda dell’entusiasmo che aveva suscitato quella dei giochi olimpici greci dell’anno prima. Vi parteciparono in 18, a quella del centenario nel 1996 gli iscritti furono 38.708, 36.748 alla partenza e 35.868 i finisher. Ogni anno Boston registra sempre più di 30.000 iscritti e, pur essendo considerata una maratona “locale”, le provenienze sono fra le più varie e ovviamente non sono solo americane. Si tiene ogni 3° lunedì di aprile, che quest’anno cade il giorno 17.

Folle oceaniche

Quella di Boston è molto amata anche per la partecipazione imponente del pubblico: circa mezzo milione di persone si assiepano lungo i 42 km per incitare i runner, qualsiasi runner.
Poi ci sono dei punti notevoli, ormai noti in tutto il mondo. Tre su tutti: il primo è la partenza ad Hopkinton dove c’è semplicemente scritto “It all starts here”. “Tutto comincia qui”. Chiaro no?
E poi lo Scream Tunnel, dove le studentesse urlanti del Wellesley College offrono ai maratoneti i loro “Free Kiss”, non il massimo per garantire la migliore prestazione, ma il massimo d’amore che si possa ricevere da sconosciute.
Poi, quando mancano 10 km all’arrivo e pensi che sia fatta, arriva la Hearthbreak Hill, l’ultima di una serie di tre salite che letteralmente “ti spacca il cuore”. E qui si vede davvero chi ha la stoffa.

Boston in rosa

Questa maratona ha anche un posto importante nella storia dello sport, specialmente se declinato al femminile. Qui corse non ufficialmente la prima donna al mondo: era il 1966 e Roberta Gibb decise che in qualsiasi modo l’avrebbe corsa. E ce la fece, aiutata anche dal sostegno dei concorrenti (uomini, ovviamente) che furono conquistati dalla sua determinazione e che la protessero contro i giudici di gara. La sua gara purtroppo non fu riconosciuta ufficialmente fino al 1986, quando la BAA (l’associazione che organizza la maratona) non la invitò a correrla, ufficialmente e solo dopo che lei aveva combattuto perché le fosse riconosciuto il primato su Kathrine Switzer, che la corse nel 1967 registrandosi come K. Switzer,  “ingannando” i giudici che la presero per un uomo. Dal 1972 Boston è finalmente aperta anche alle donne (compresa Rosie Ruiz, che la rubò) e l’anno scorso Roberta, che ora ha 75 anni, ne è stata Grand Marshal.

Che storie incredibili, no? Le puoi trovare anche raccontate su “We Are Runlovers“, i podcast sulla corsa e le sue storie più belle pubblicati da Audible.it.

La Boston più tragica

Il più grande dramma accaduto a Boston è sicuramente quello del 15 aprile 2013. Esattamente alla 4a ora, 9 minuti e 44 secondi esplodono a circa 200 metri dall’arrivo su Boylston Street 2 ordigni che provocano 3 morti e 264 feriti. Qualche giorno dopo i responsabili vengono identificati e arrestati: sono due fratelli immigrati di origine cecena. Uno dei due muore nel conflitto a fuoco scoppiato durante la loro cattura, l’altro fugge ma viene arrestato qualche giorno dopo. Il nostro Giacomo era là e fortunatamente è arrivato al traguardo prima dell’esplosione.

I record

Al di là dei partecipanti e degli spettatori e della storia, Boston è anche famosa per i record che vi sono stati stabiliti. Uno su tutti: quello di Geoffrey Mutai che la corse nel 2011 in 2:03:02 (record del mondo non ufficiale), purtroppo non vedendosi convalidato il risultato a causa dei dislivelli superiori a quanto consentito dalla IAAF.

Unica al mondo

Un percorso unico, un pubblico fra i più calorosi e simpatici e una storia lunghissima. Questa è la Boston Marathon. Perché come dice un suo famoso motto, “Ci sono tante gare, ma c’è una sola Boston Marathon”.

(Photo credits Mohit Singh)

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

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