Tartarunner, ti vogliamo bene!

CONDIVIDI

Quando rientri dalla corsa il moribondo si è già docciato e t’aspetta per il caffè? Le tue ripetute brevi hanno un’andatura che c’è chi ti chiede se fai nuoto? Chissenefrega in fondo, c’hanno pure scritto un elogio, alla lentezza, e andare forte mica significa essere migliori, ma solo… Be’, solo andare più forte. Purtroppo però tutto ciò non basta: per vantare i galloni di tartarunner, cara mia, devi sudare! E se davvero ci tieni, seguimi che ti spiego come.

Partiamo dalle basi: hai un fisico mediamente atletico, un’età mediamente giovanile, una salute di ferro, ergo sei pronta a buttarti tra lunghi, medi di recupero, fartlek e ripetute per limare settimana dopo settimana 5, 10, 20 secondi a chilometro. Giusto? No!!! Lascia stare le tue potenzialità, perché quello di tartarunner è uno status mentale, non una condizione fisica, e come spesso accade, è l’equilibrio la chiave verso il successo. Cosa significa? Significa che devi assorbire i due teoremi qui di seguito:

  1. esibisci la tua lentezza con un mix di fierezza, noncuranza, tenero imbarazzo;
  2. impegnati sì a migliorare, ma non impegnarti troppo (sennò poi migliori davvero).

Lo so che ti chiederai cosa significhi, cosa devi fare, quanto devi correre, che post pubblicare (selfie o foto di Metanopoli al tramonto? La schermata del Garmin o una citazione di Yoko Ono?). Se davvero ci tieni, seguimi ancora un po’ e vedrò di darti qualche dritta.

Esempio 1: sei riuscita a fare un allenamento DOC tipo che il moribondo t’è sfrecciato accanto come un caccia da guerra? Allora sì, puoi postare la schermata del Garmin con tutti gli intertempi. Ovviamente non devono mancare un paio di foto, tipo: alba / anatra / fontanella / piscialetto (la prima), e selfie a figura intera / solo viso / solo scarpe / in strada / in casa / seduta al parco (la seconda); poi il testo: mostrati sì affranta, ma definisci delle attenuanti, tipo mal di testa / nausea / bagordi / casino al lavoro / afa e caldo / gelo e pioggia (no, scusa, la pioggia no, che se piove devi essere tutta cuori e angioletti estatici) / alluce valgo / scarpe scariche, insomma hai capito; a questo punto, va da sé, il lettore tenderà a immedesimarsi e giustificarti, giusto? Sia mai! Aborriamo! Questo è il momento del colpo di grazia autoinferto, del dietrofront a cuore in mano, e dunque vai di ammissioni penitenti tipo: ma tanto sono io che non vado / ma a parte (attenuante scelta in precedenza), è che proprio non sono portata / ma la verità è che non ne avevo e basta / ma lo so che sono io che sono una schiappa. Oh, bene, fin qui ci siamo? No perché sei in dirittura d’arrivo, mancano solo i fuochi d’artificio nella sparata finale. Chiusure consigliate: ma poi chissene, mica corriamo per i tempi / va bene lo stesso, l’importante è correre / lenta e tartalenta, ma le mie endorfine le ho portate a casa… Insomma, hai capito? E poi, se proprio vuoi e ti senti sicura di te stessa, aggiungi qualche hashtag casuale, variazioni sul #tartarunner, come #tartarunneinside, #tartarunnerforeverhappy, #tartapowerrunner. Ecco, tutto fatto. Like e cuoricini a pioggia, incoraggiamenti da ogni dove, sei una tartarunner quasi DOC.

Quasi, sì, perché ora viene il secondo teorema il “prova a migliorarti ma non provarci troppo”. Già, perché una vera tartarunner le prova tutte e soprattutto le ripetute, in una fase avanzata anche quelle in salita e alla fine pure il trail, ma deve rimanere fedele a se stessa. Così, metti che guardi il Garmin (devi avercelo, il Garmin, è chiaro, no?) e ti scopri 30 secondi più veloce di quanto dovresti, chessò fermati a bere, sistemare i capelli, allacciare le scarpe tue e di quel bambinetto che scorrazza laggiù, e poi riparti con moooolta calma. Oppure spara un servizio fotografico alla margheritina che si erge solitaria nella crepa dell’asfalto, o alla tua croissanteria preferita o… L’hai capito, no? E se proprio proprio ti trovi dopo 3 o 4 chilometri che il danno è fatto, allora o ti metti a camminare oppure, molto più semplice, STOP!, smettila lì, e quando torni potrai scrivere “erano 18 ma sono solo tre ma in fondo va bene così, #powertartarunnerendorfineaGoGo”.

Ah, mi raccomando: frequenta le tapasciate e arrivaci in condizioni pessime, e due o tre volte all’anno iscriviti a una competizione un po’ più organizzata, con un po’ di risonanza, e chiamala “pazzia”, una cosa tipo “questa tartarunner ha fatto la pazzia, e adesso? Datemi consigli!”.

E ora vai, corri (piano), divertiti e posta, posta, posta, proprio come ti ho detto.

Ciao, #tartarunner!

Età media: 17-54
Genere: 100% femminile
Velocità: che te lo devo rispiegare?
Distanza preferita: la metà di quanto annunciato
Socievolezza: alta
Sopportabilità (1..10): 12 online, variabile altrimenti
Domande tipiche: ma come fate ad andare così veloci?

CONDIVIDI

Andrea è gentile e cordiale ma, soprattutto, è un grande osservatore. Durante le sue corse non c’è nulla che gli sfugga e – durante le sue notti insonni – si applica moltissimo a catalogare le diverse tipologie di runner che incontra. Siamo riusciti a raggiungere i suoi file nascosti e li pubblichiamo. Non prendetevela con lui: non è cattivo, è che lo disegnano così.

4 COMMENTI

    • M’immagino la mia faccia sulle magliette e la gente che dice: “ti piace così tanto, Homer Simpson?”. Ah no, scusa, chi è, Ben Kingsley da (quasi) giovane? Ops, nemmeno, ma allora chi è quel pelato pallido e liscio…? Ah, ci sono: ZIO FESTER!!!!
      :D :D :D

RISPONDI

Please enter your comment!
Please enter your name here