Running with Beck

Non ti dico il sottile piacere che c’è nel mettere in una playlist come primo pezzo una canzone che si chiama “Loser”. Perdente. L’esatto contrario di quello che ci si aspetta in un posto in cui si parla anche di traguardi e campioni ed esempi da imitare.

Eppure Beck – al secolo Beck Hansen – è per molti versi un campione anche se la sua storia artistica inizia proprio con il singolo “Loser”. Correva l’anno 1993 e lui stampò solo 500 copie di questa canzone ironica e trascinata, svogliata e geniale che esplose letteralmente su tutte le radio di Los Angeles, decretando il suo immediato successo.

Successo che era stato in realtà preparato da una lunga gavetta iniziata quando Beck abbandonò il liceo e studiò musica da autodidatta, fino a diventare un bravissimo polistrumentista. In quegli anni viaggiò molto fino ad arrivare dal nonno materno che viveva in Germania e assorbì tutte le influenze sonore che poteva ascoltare a Los Angeles: punk, post-punk, funky, country, hip hop, rock. E nel frattempo si esibì ovunque riusciva, rivelando doti da grande performer.

La sua riconosciuta bravura fu ed è tutt’ora quella di saperle miscelare tutte in qualcosa di mai sentito prima: una specie di crossover all’ennesima potenza, sostenuto dal suo spessore musicale, dalla sottile vena di umorismo e dal suo tocco magico. Una capacità che gli permette di frullare letteralmente di tutto e di restituire album perfettamente equilibrati e coerenti.

Ci sono molti musicisti eclettici ma pochissimi capaci come Beck di esserlo senza esagerare, senza perdere il filo del discorso. Se Beck parlasse diverse lingue invece che cantare inizierebbe a parlarti in inglese per passare al francese e poi al tedesco e allo spagnolo e infine al giapponese. E la cosa incredibile è che ti parrebbe di conoscerle tutte e che in fondo ti abbia parlato in un’unica lingua.

Beck inizia a suonare in uno modo ed è capace nella stessa canzone di infilarci 4 stili musicali. Sapendoli però magistralmente miscelare in modo che tu non possa che dire “Non avrei mai pensato che il funky ci stesse benissimo con il pop introspettivo”. E invece: Beck è lì a dimostrartelo. E a fare grandissima musica ormai da 25 anni.

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