Running playlist: Led Zeppelin

Non hanno scritto una pagina del rock e neanche un capitolo: ne hanno scritti diversi. Parecchi, a dir la verità.

Non è sorprendente come la musica rock sia nata spesso in ambienti che non avevano quasi niente di salutare e invece funzioni benissimo per correre? Se c’è un ritmo che incarna perfettamente quello della corsa è proprio il rock&roll e se c’è un gruppo che è un pilastro di questo tipo di musica, sono i Led Zeppelin.

Ma i riferimenti con il running non si fermano qui. No, i Led Zeppelin – almeno per quanto ne so – non correvano e non so se lo facciano nemmeno ora, ormai alla soglia dei 70 anni, eppure ascoltandoli mentre corri non puoi che pensare che non solo il ritmo ma lo spirito che hanno infuso nelle loro tracce leggendarie è lo stesso di un runner che sta dando il massimo.

Ci sono la sofferenza, la gioia, lo smarrimento e la rinascita. Come in una gara durissima, il pathos e la complessità delle emozioni che loro riuscirono a mettere in musica sono la colonna sonora perfetta di un film sul running. Il tuo.

Giustamente ricordati per il loro successo commerciale (300 milioni di dischi venduti), furono anche capaci di creare una musica molto amata pur senza essere basata sulle strutture semplici del pop: alcune loro composizioni sono delle minisinfonie in cui si alternano movimenti molto diversi fra di loro eppure perfettamente coesi (“The rain song” è una canzone capace di cullarti con archi maestosi e fraseggi sospesi per poi prenderti allo stomaco con un ritmo implacabile nel finale) e altre sono fantasie oscure all’apparenza, ma che in verità parlano il solo e universale linguaggio delle emozioni.

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Ecco: correndo si provano emozioni che raramente si possono provare e ascoltando i Led Zeppelin si ha la stessa sensazione. Pochissimi – forse solo loro – hanno saputo partire dalle basi del blues e della musica folk per arrivare a costruire il magnifico edificio della loro inimitabile musica: fatta di smarrimento, gioia, oscurità e luce purissima. E di un’inesauribile energia, espressa sempre in maniera precisa, umana e potente dalla voce straordinaria di Robert Plant, bilanciata dalla chitarra piena e puntuale di Jimmy Page, e dietro di loro a sostenerli in queste maestose cavalcate musicali l’immensa, raffinatissima batteria del compianto John Bonham.

Correndo si prova uno spettro molto articolato di emozioni. Le stesse che i Led Zeppelin hanno saputo mettere in musica. Per l’eternità.

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

4 COMMENTI

  1. Grandissimo suggerimento!!! ??????
    I Led Zeppelin sono stati una scoperta da giovane adulto, il primo e il terzo album sono inamovibilmente fra i 25 dischi per la mia isola deserta… e il primo anche fra i 10!
    Un unico appunto: ma di John Paul Jones non diciamo nulla?
    Se ironicamente ma non troppo si parla di ‘Led Zeppelin Symphony Orchestra’ buona parte del merito spetta anche a lui…
    Grazie mille per questi suggerimenti, sempre stimolanti… Si parla tanto di alimentazione corretta, quando arrivano ricette anche per mente e cuore non può che andar sempre meglio! ???

    • Hai ragione, come ho potuto scordarmi di lui? Pessimo che sono. Diciamo che gli altri 3 sono i primi che vengono alla mente subito perché sono sempre stati 3 front men, come dire. Però hai ragione. Grazie per le tue parole :)

  2. Più che i settanta – sia Jones che Page sono già oltre – fanno impressione gli ormai quasi 50 di “Led Zeppelin I”, un arco di tempo all’inizio del quale probabilmente molti lettori (e pure qualche articolista) di Runlovers non erano nemmeno nei progetti dei loro genitori, che addirittura forse neanche si conoscevano ancora…semplicemente la più grande rock band di sempre, senza “se” e senza “ma”.

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