Raggiungere il limite

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Tranquillo, questo non è il solito – visto e rivisto – post motivazionale su come andare oltre te stesso. Sto proprio parlando di raggiungere quel punto oltre il quale non riesci ad andare e chiacchierare insieme su cosa sia davvero il limite.

La settimana scorsa è stato battuto il record del mondo femminile di Mezza Maratona: un altro limite si è alzato (a livello assoluto). E il limite cronometrico è proprio quel dato che può sembrare oggettivo ma che invece non lo è (totalmente).

Per spiegarmi meglio, ti faccio un esempio: c’è chi dice che fisiologicamente un uomo di 80 anni può correre 10 chilometri in 1 ora. E sicuramente è vero, altrimenti non esisterebbe il “moribondo”. Ma bisogna anche pensare a chi possa essere quell’uomo, a cosa faccia nella vita, a quali altri obiettivi (oltre alla corsa) abbia raggiunto nei suoi 80 anni. Quello che sto dicendo è che molto frequentemente, tra runner, ci si confronta e “giudica” per il tempo e i personal best come fossero gli unici parametri veramente importanti.

È tutta una scusa per chi corre piano!

Dici? Allora facciamo un esempio: Haruki Murakami. Come scrittore ti potrà piacere oppure no ma bisogna riconoscere che è uno scrittore che va rispettato. E, se anche io corro più forte di lui, MAI E POI MAI mi permetterei di considerarmi migliore di lui (o trattarlo come mio pari), sotto nessun aspetto, nemmeno sul running.

Per molti la corsa è solo uno strumento per migliorare la vita, ma le loro priorità sono altre: lavoro, figli, famiglia, amore, cultura, [spazio libero: inserisci qui quello che vuoi]. E di conseguenza anche i loro limiti sono altri rispetto a chi ha la corsa come scopo principale, quindi è molto molto molto molto molto (aggiungi altri diciotto “molto”) poter “giudicare” qualcuno.

Nel dubbio, allora, è meglio non giudicare.

Ma torniamo al raggiungimento del “limite”

È importante, per vivere bene, capire quale sia il nostro limite reale, relazionato alla nostra vita. Se dovessimo infatti fare una formula matematica per rappresentare il nostro limite, potrebbe essere una cosa del genere:

[Limite da raggiungere assoluto] / [Priorità] = [Limite reale]

Una volta presa coscienza di quale sia la nostra priorità, passeranno in secondo piano anche le “scuse”. E, tranquillo, ora mi spiego meglio.

Molte volte mi capita di sentire “ah, io vorrei tanto correre 5 giorni alla settimana però non ho tempo: la famiglia, il lavoro, i figli, l’università, lo studio, gli amici e la vita sociale mi impediscono di farlo” esprimendo quindi una frustrazione abbastanza inutile. Continuo a essere convinto che questa sia una frase sbagliata. Quella giusta – e molto più onesta – è: “Non corro 5 giorni alla settimana perché ho cose più importanti da fare”.

A quel punto starai ponendoti un limite chiaro, raggiungibile, e soprattutto sincero. (E se qualcuno si permetterà di criticarti, fammelo sapere: sono molto protettivo nei confronti dei miei amici). ;)

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Sandro Siviero (detto BIG): vive, lavora, scrive e corre in una località sconosciuta a tutti, localizzata dall’intelligence in una non meglio definita area nelle terre di Mordor. Big è una sorta di entità grigia che tutto vede e tutto controlla. Essere mitologico, ai collaboratori di RunLovers è concesso vederlo solo in occasione delle festività nazionali della Papuasia e solo in fermo immagine. Cioè mentre corre.
 Qua dentro è quello che decide chi vive e chi muore e, per questo, noi lo amiamo di un amore disinteressato e spontaneo.

12 COMMENTI

  1. Non tutti conoscono le proprie reali priorità.
    Molte persone fanno confusione con le priorità dettate dalla società o non hanno ancora trovato il coraggio di ammettere a se stesse le proprie personali ambizioni.
    In ogni caso, credo che il tuo post serva a molti affinché mettano da parte il senso di inferiorità derivante dal confronto e anche a fare due conti fra sé e sé, passando attraverso una domanda: “allora, cosa è davvero importante per me?”

    • Paola io starei ogni giorno a farti i complimenti. E a leggerti.
      Ti chiedo scusa se non lo faccio, per cominciare e colgo la scusa per farlo oggi.

      “Non tutti conoscono le proprie reali priorità”. Non avrei saputo esprimerlo meglio.

      • Ma figurarsi se devi scusarti, Iaia!
        Non si può arrivare dappertutto e il tempo è davvero un limite.
        Del resto stiamo parlando di “priorità”: capisco benissimo che si debbano fare delle scelte.
        Eppoi a volte basta anche incrociarsi ogni tanto per confermarsi il motivo per cui ci si segue reciprocamente! <3

    • Verissimo. E questa riflessione sulle priorità, ne porta un’altra: perché mi lamento di quello che non ho (o non posso fare) anziché essere soddisfatto di quello che ho? Visto che l’ho scelto dovrei esserne più felice, no?!

      • Perché non tutti hanno scelto davvero (magari hanno solo reagito come potevano o sono scappati da qualcosa di peggio).
        Perché non tutti sanno apprezzare ciò che hanno.
        Perché manifestarsi insoddisfatti viene usato talvolta come strategia per automotivarsi a fare meglio.
        Perché la lamentela è un modo per ottenere il centro dell’attenzione che non si è riusciti a raggiungere in modo costruttivo (discorso che vale anche per molte critiche, se ci pensi…)
        Comunque, come dice Harvey Specter: “chiediti sempre: cosa ci guadagna?”
        Vedrai che smetterai di focalizzarti sul dettaglio (lamentela o critica) e noterai a cosa punta veramente…

        • Queste risposte.
          Questi Perché sono da stampare e appendere.
          Chiunque abbia questo atteggiamento -se avesse un minimo di spirito di analisi/autocritica/buon senso/attenzione verso se stessi e gli altri- da queste tue parole Paola potrebbe davvero risolvere tantissimi problemi/aspetti della propria vita.

  2. Quanta verità.
    “Non corro 5 giorni alla settimana perché ho cose più importanti da fare”.

    Il dramma è che per fare questo bisogna avere capacità di analisi.
    E non molti la possiedono.

    Articolo bellissimo e anche se gioco in casa volevo dirlo, oh.

  3. L’onestà verso se stessi è roba – materia – per filosofi/psicologi/analisti del comportamento umano: non è una battuta, tantomeno spiritosa e la corsa (lo sport in generale) funzionano proprio come tutti gli aspetti della vita, il lavoro, gli affetti, la salute.
    Allora: cosa vuoi fare? Dove vuoi investire? Quanto vuoi investire? E quindi, automaticamente, stabilisci una priorità.
    Il limite? Non esiste “un limite”, esiste l’essere realisti e quindi massimamente onesti verso se stessi, compatibilmente con la propria età, le proprie doti genetiche, il tempo dedicato e l’impegno profuso; “voglio migliorare finché l’età me lo permette”: ottimo, quanto sei disposto ad investire? Perché se investi 10 otterrai 10 e se investi 50 otterrai 50, non si scappa.
    Sul giudicare gli altri mi sono già espresso nel topic apposito e comunque per ogni corridore al quale dai 30 secondi al km ce ne sarà sempre uno che li da a te.

    • Sono d’accordo con quello che hai scritto. Credo che un ruolo importante lo giochi anche la capacità di ignorare gli stimoli esterni e vedere noi stessi con serenità anziché in proiezione di qualcun altro. Qui si aprirebbe anche la questione di invidia, antagonismo e agonismo ma è meglio lasciar perdere. ?

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