Odio correre/amo correre

Le corse che avevi meno voglia di fare sono spesso magicamente le migliori. Ecco perché.

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Abituarsi a correre o in genere a fare attività fisica significa entrare in un particolare circolo vizioso-virtuoso. Può esistere una cosa del genere? Eccome se può: un circolo vizioso è una dipendenza dalla quale difficilmente riesci a liberarti, ma se è una dipendenza buona allora il circolo diventa virtuoso. Quando hai iniziato ad apprezzare i benefici della corsa li ricerchi sempre: vai a correre appena hai un attimo libero e quando hai appena finito di farlo pensi già a quando ci andrai la prossima volta. Non ti riconosci più: tu, sedentario e pantofolaio ora non riesci a immaginarti senza le tue scarpe da running ai piedi.

Ma anche nella gloriosa carriera del runner vizioso (e non parlo di quello infoiato di corsa – sai bene ormai che il vero Runlover è quello che intende la corsa come un puro piacere che a volte diventa anche competizione ma che deve restare comunque divertimento) capitano quei giorni o quelle situazioni in cui “Ok, correre è bello ma oggi preferirei devitalizzarmi un molare piuttosto che”. Io ho imparato a riconoscere quei momenti e ho soprattutto imparato che sono quelli che precedono le corse più belle che io abbia mai fatto.

Ne individuo almeno 3 tipi diversi.

1. Piove

Non se ne parla, ho appena fatto la permanente e non posso proprio uscire. Poi ti ricordi che i capelli ce li hai lunghi 2 centimetri (quelli che ti son rimasti almeno) e che non hai molte scuse. Esci a correre maledicendoti e con gli auricolari ben calcati nelle orecchie perché “Almeno mi ascolto un po’ di musica”. Incedi con passo incerto all’inizio, nel patetico tentativo di non bagnarti le scarpette nelle 2893 pozzanghere che ti si parano davanti finché nell’esatto momento in cui centri la 2894esima parte la cavalcata della Valchirie e capisci perché oggi dovevi uscire a correre: perché tu SEI UN EROE. Non è un caso che quella sia la colonna sonora: è il destino che ti parla e tu sei un cavaliere che galoppa verso la Valhalla perché è il regno che ti è destinato. E non devi manco morire per arrivarci! Basta correre, perché tutti i runner andranno nella Valhalla quando trapasseranno. E pure prima.

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2. Sono stanco morto

Questa è la scusa più insidiosa perché ha un fondo di verità. Hai avuto una giornata difficile e ti sembra di non avere forze residue. Per qualche strano meccanismo in quel momento il corpo e il cervello vanno in versi opposti: il cervello interpreta i segnali del corpo come riferiti a se stesso e quindi ti convince di non avere energie residue. Eppure pensaci: sei stanco perché hai avuto una giornata dura stando seduto tutto il giorno. Senti ora cosa ti sta dicendo davvero il tuo corpo? Immaginatelo come il tuo cane con il guinzaglio in bocca: ti sta dicendo “Andiamo fuori a fare un giro?”. Sei compresso, non sei stanco. Esci a correre, fidati. Di energie ne hai ancora e se non le sfoghi ti batteranno in testa, stancandoti ancora di più mentalmente. E poi correre leviga i pensieri e ti rende più creativo. Ci sono buone possibilità che quel problema in ufficio tu lo risolva correndo invece che guardando la tv.

3. Non riesco a correre appena sveglio

Io sono uno di quelli che appena sveglio fa molta fatica a correre. Se decidere di farlo a metà giornata mi costa 10 unità di fatica mentale, al risveglio mi costa 10 milioni di miliardi delle stesse. È incredibile come un cervello appena ridestato sappia inventare milioni di scuse per non mettere le scarpe e uscire. Eppure ogni singola volta che sono uscito a correre al mattino presto mi sono benedetto per averlo fatto. Non c’è bisogno di ricordare perché: basti sapere che ci sono difficilmente inizi migliori che una bella corsa. Beh, qualcuno c’è, ma siamo in fascia protetta.

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Il motivo

Ho individuato un motivo per il quale le corse che partono con i peggiori presupposti sono le migliori: si chiama sfida.
Pensaci: quando fai un allenamento pianificato ti stai attenendo a una tabella mentale o scritta. Dovevi farlo, era previsto, l’hai fatto: puoi segnarlo come fatto. Bravo, hai mantenuto l’impegno. Ma vuoi mettere quando hai messo a tacere il tuo cervello con la tua volontà? Hai vinto una battaglia con te stesso e con il tuo cervello. Hai dimostrato chi comanda. Sei stato ricompensato con la risoluzione di un problema, con una botta di endorfine, con la Valhalla e con un benessere che durerà tutta la giornata. Vincere una sfida per la quale eri preparato è una soddisfazione ma vincerne una che non eri affato disposto ad accettare è una soddisfazione al cubo.
Perché alla fine siamo animali e funzioniamo in maniera molto semplice: vogliamo la ricompensa per ogni sforzo che facciamo, specie quelli fisici. Chiamalo zuccherino, chiamale endorfine. È la forma della vittoria di una sfida e a volte la vittoria si ottiene sul campo in cui non si pensava di combattere, né se ne aveva alcuna voglia.
Non ne avevi voglia ma l’hai fatto: oggi ti meriti due medaglie. Hai vinto con il corpo e soprattutto con la forza di volontà.

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

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