Elogio dell’ozio (attivo)

Elogio della ripetitività improduttiva: non fare niente di produttivo per fare del bene a te stesso.

Tempo di lettura: 3 minuti

Ti dirò: sto invecchiando e non mi dispiace affatto.

Non me ne sono reso conto perché mi fa male tutto o perché vado sempre più lento. Non sono mai stato veloce ma non direi che è quello: vado sempre alla stessa velocità.

Non mi fa nemmeno male un muscolo che non pensavo nemmeno di avere dopo un allenamento. Non ho improvvisi mal di schiena né mi addormento in fila alla posta.

Mi sono accorto che sto invecchiando perché ho ripreso a nuotare e mi piace moltissimo. E considera che avevo smesso di nuotare 5/6 anni fa perché mi rompevo in maniera assoluta e perfetta. Che senso aveva quell’andare avanti e indietro? Mi sentivo un criceto, solo che invece della gabbia stavo in una piscina. Avanti e indietro, avanti e indietro. Ripetere per un’ora. Doccia e a casa. Non c’era niente di produttivo, di evolutivo. Era una perdita di tempo. Al diavolo il nuoto.

Elogio dell’ozio

Nuotare non è proprio come oziare, intendiamoci. Non è come mettersi ai margini di un cantiere stradale e criticare quello che stanno facendo gli operai. In questo caso per “ozio” intendo un’attività che non ha nessuno scopo immediatamente produttivo. D’accordo, ti alleni, bruci ecc. ma in fondo vai avanti e indietro in maniera così ripetitiva che alla fine non ti pare di andare da nessuna parte. Perché in effetti è così: sei sempre in quella vasca, ti sei spostato di 25 metri avanti e indietro. Almeno correndo hai fatto km e il paesaggio è cambiato. Ma nuotare? Ma che rottura.

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Invece incomprensibilmente mi diverto a farlo e il motivo è uno solo: sto invecchiando e il mio concetto di produttività o di “cosa utile” sta cambiando. E in meglio, aggiungo.
“Produrre” non significa più essere indaffarati e produrre cose, ma impiegare bene il proprio tempo. E io ho una definizione molto egoistica per questo impiego ottimale ed è semplicemente “Fare qualcosa per se stessi”. Quando nuoto non posso fare altro se non nuotare – esattamente come nella corsa – ma persino a un livello più estremo: non ho distrazioni, non ho il cellulare, non ho niente se non me, il mio corpo, il mio cervello, i movimenti metodici e ripetitivi.

Autoipnosi

Si tratta di questo: di trovarsi a proprio agio in uno stato molto particolare: quello che si realizza ripetendo sempre la stessa cosa. Esattamente come nella corsa. Sono anche certo che esiste una parola giapponese per definire questo stato o il modo per raggiungerlo: una cosa tipo “Metti la cera e togli la cera”. Che senso ha farlo? Fare una cosa, disfarla e rifarla? Ma siamo impazziti? Fare una vasca e poi rifarla e poi ancora e ancora e ancora?
Non ha senso no? Invece ne ha: ha tutti i sensi possibili, ma il principale è farti capire che sei qui, ora. Non c’è altro te stesso se non quello che vive in questo momento, adesso.

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Pensa a quante attività fai ogni giorno perché devi, perché altri te lo chiedono, per questo motivo o per un altro. Poi ci sono anche alcune cose – tipo correre o nuotare – che fai solo per te stesso. Perché ti ricalibrano. Ti permettono di raccogliere le forze. Fanno girare un po’ a vuoto il tuo cervello. Quando gira a vuoto non è necessariamente poco produttivo, anzi. A me vengono sempre belle idee quando non penso a cosa devo fare ma penso solo a quello che pare al cervello. Tipo scrivere questa cosa qui. Che lasciare oziare il tuo cervello per qualche ora alla settimana ti fa solo bene. Con la corsa o con il nuoto o con la bici, non importa. Conta solo fare una cosa *inutile* che ti restituisce tantissimo, molto di più di quanto sforzo tu ci abbia messo.

Robe da vecchi

Sto invecchiando e ne sono felice, dicevo. Confermo. Anni fa avrei odiato tutto questo e invece oggi lo cerco in maniera scientifica. Perché sono impegnato a essere produttivo nel 90% del mio tempo ma spesso confondo la produttività con il fare cose, e ancora più spesso con il fare sempre le stesse cose, che non mi insegnano niente di nuovo alla fine. Invece la mente è un animale che deve essere lasciato libero di correre senza freni, per esplorare nuovi percorsi e nuove mete. Per inciampare e rialzarsi. Per sbagliare e riprovarci. Il cervello non si ferma mai e si annoia solo quando fai le cose che ti hanno fatto credere essere produttive, ma che invece sono solo utili nell’immediato, per un qualche fine quotidiano. Fare cose che non ti insegnano niente di nuovo. Produrre per aumentare il PIL. Quando nuoti o corri non lo aumenti, a parte per il fatto che hai pagato un biglietto per entrare in piscina. Correndo non lo aumenti di una virgola decimale. Sei inutile per la società. Sei incredibilmente utile per te stesso perché ti fai del bene e inevitabilmente irradierai poi verso tutti questo tuo benessere.

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Photo credits Štefan Štefančík

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

5 COMMENTI

  1. Fantastico, ci pensavo esattamente questa mattina. Io ho deciso di sceglierMI. E sceglierMI significa non “perdere” più tempo in cose che sono produttive per gli altri o per il pensiero degli altri. Grazie!

    • Grazie a te Elisa. Non è egoismo, è un sano desiderio di conservarsi e di usare il proprio tempo nel miglior modo possibile. E poi alla fine saremo anche persone migliori con gli altri :)

  2. ma che bell’articolo! concordo in tutto e per tutto! complimenti! chissà perchè certe cose si capiscono solo con gli anni (senza offesa, eh!) quando si sono passati anni a fare l’esatto opposto…

    • Vero! Ci si arriva sempre con un certo ritardo ma forse è nella natura delle cose. Si inizia a essere “conservativi” quando si capisce di non essere eterni e a 20 anni è difficile accorgersene.
      Grazie Cristina!

  3. Bell’articolo, lo condivido in pieno e… mi ha fatto riflettere!
    Tante cose vere e tante belle sensazioni e pensieri liberi tra una pedalata e l’altra nei boschi o durante la corsa. Verissimo come il fatto che “da giovani” e quando si ha molto più tempo libero lo si dedica (spreca mi sembrava troppo offensivo) ad altro.
    Poco tempo libero, invece, e più anni sulle spalle, portano a programmare di più e dedicarsi a se stessi!

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