Non è solo una fetta di torta

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Iaia Guardohttp://www.maghetta.it
Si dice che, all'inizio, Lewis Carroll avesse scelto lei e che il romanzo si intitolasse Maghetta nel Paese delle Meraviglie ma lei, volendo rimanere nell'ombra per continuare i suoi progetti di conquista del mondo, rifiutò la parte di protagonista per lasciarla a quella sciacquetta di Alice. Dalle pendici dell'Etna, Maghetta cucina, fotografa, disegna e continua a progettare la conquista del mondo; infatti le sue giornate durano circa 144 ore (12 al quadrato). Per reggere questi ritmi infernali corre tutti i giorni almeno per un'ora, poteva essere altrimenti? Ha pubblicato per Mondadori "Le ricette di Maghetta Streghetta", best seller in cima alle classifiche nelle categorie: gnomi da giardino, unicorni e cani retriever. Ti consigliamo di comprarlo - seriamente: è in cima alla classifica "cucina per le feste" - e di leggerla; il ricavato andrà all'AIRC quindi avrai un bel libro e contribuirai alla ricerca!

Tempo di lettura: 4 minuti

Settimane fa guardavo Chef’s Table e mi innamoravo ancora una volta del cibo ricordandomi perché ho voluto fortemente, ormai sette anni fa, imparare a cucinare. “Siamo quello che mangiamo” ripeteva sempre il mio papà. Ho sempre ascoltato queste parole con poca attenzione, quasi distrattamente a onor del vero. Per me il cibo era solo: riempirsi e farsi male.

Jeong Kwan, monaca buddista riassume tutto quello che con fatica, ricerca e studio ho compreso. Ricordandomi che la strada è ancora lunga e che non ho paura di percorrerla. Camminando o correndo, poco importa.
“Ciò che mangiamo dipende dalla nostra mentalità. Dalla capacità di condivisione con il mondo intero”. Tutto qui; è davvero tutto qui. Racchiude l’essenza di ogni cosa.

Non è solo una fetta di torta ma un momento per te. Cucinare è pura meditazione, controllo e rilassamento. Non è solo preparare un dolce, il pranzo o la cena ma lo specchio di quello che sei, fai e pensi. La differenza tra servire cibo di scarsa qualità o precotto/industriale/quelle cose lì e portare in tavola un piatto equilibrato e studiato non sta nel fatto che a prepararlo ci sia qualcuno che lavora o qualcuno che ha tempo da perdere ai fornelli. La differenza è quanto vuoi dare a te stesso e a chi ami. Quanto tempo vuoi dedicare al tuo corpo e alla tua mente.

Da quando ho intrapreso il mio percorso verso la guarigione ho capito che non meritavo una vita fatta di patatine in sacchetto. Non dovevo accontentarmi di qualcosa che era stata concepita industrialmente per tutti e insaporita perché ero una percentuale in una statistica. Volevo mangiare quello che il mio -e solo mio- gusto, il mio palato, i miei sensi reputavano saziante. Che riusciva, molto semplicemente, a saziare il mio stomaco ma soprattutto la mia testa. E ho capito che ero più da broccoli bolliti con il limone. Noioso? Forse. Ma senza condizionamento psicologico. Senza statistica. Ascoltando il mio mondo e non quello di tutti. Siamo mondi a sé, da esplorare e circumnavigare. Dobbiamo essere i Cristoforo Colombo di noi stessi e cercare quei posti lontani e segreti. Avventurieri coraggiosi verso l’ignoto. Sì perché non solo non meritavo un pacco di patatine ma volevo scoprire anche che la tahina sta bene con i ceci insieme ai cavolfiori, che la wakame nella zuppa di miso mi ricorda gli odori dell’orto di nonna anche se sembra impossibile e che il sesamo tostato mi riporta in un cortile con un forno a legno quando la zia Mimma, facendo il pane, diceva a sua sorella -la nonna- “passami la ciuciulena”. La ciuciulena è il sesamo. Nome che mi è sempre molto piaciuto perché sembra quasi una fiaba, vero?

Jeong Kwan dice che preparare molto cibo per poterlo condividere significa avere lo spirito della madre. Essere la madre di tutti. E io che madre purtroppo ancora non sono e non so se mai sarò, preparo molto cibo forse -ha ragione Jeong- anche per questo.

Oggi niente proprietà nutritive o tutti quei ticchettii noiosi che faccio di solito. Oggi solo un piccolo promemoria, se posso permettermi.

Nutriti di felicità. Prenditi quel tempo per nutrire te stesso, il tuo corpo e la tua anima. Scopriti, esplora e cerca nuovi posti di te. Non fermarti alle apparenze. Non chiuderti in una cerchia, una fazione e non fare gruppo e massa. Scoprirai cose di te che non immaginavi neanche meditando in cucina tra una fetta di torta e il capovolgimento di questa.

Perché a volte le torte rovesciate sottosopra sono le migliori.

La Ricetta

Ingredienti  per una torta di 24-26 centimetri di diametro circa: 4 uova, 220 grammi di zucchero di canna, 1 cucchiaio abbondante di estratto di vaniglia, 1 bustina scarsa di lievito, 270 grammi di farina OO (oppure 150 grammi di farina autolievitante e 120 grammi di farina di mandorle), 150 grammi di burro fuso. Per la copertura di arance caramellate occorrono: 125 ml di acqua, 1 baccello di vaniglia e 2 arance grandi tagliate sottilissimamente, 230 grammi di zucchero semolato.

Prepara le arance caramellate: metti l’acqua in una padella antiaderente di 20 centimetri e a fuoco medio lascia cuocere le fette di arancia tagliate finemente. Aggiungi quindi i 230 grammi di zucchero semolato e aspetta che si sciolga tutto per bene (ti sembrerà che il liquido faccia difficoltà ad assorbirsi ma quando spegnerai il fuoco ti renderai conto che tutto si è caramellato davvero per bene). Trascorsi 10-12 minuti indicativamente togli dal fuoco e metti da parte con lo sciroppino che si è formato.

Lavora dentro il robot da cucina o con un frustino elettrico prima le uova con lo zucchero e poi aggiungi la vaniglia. Lavora per 8-10 minuti (e con il robot sarebbe meglio perchè con lo sbattitore elettrico partono i bicipiti). Quando il composto è chiaro e denso e si è triplicato di volume (gli ultimi minuti falli a velocità massima) setaccia la farina (se usi quella di mandorla inseriscila pure setacciata) e versala sul composto con le uova ben amalgamate. Incorpora quindi il burro e lascia lavorare un altro po’. Per far sì che le arance siano sopra quando la torta verrà rovesciata, metti in una teglia da cheesecake a cerniera prima la base con le arance caramellate disponendole per bene e poi versa su il composto che hai lavorato.

Fai cuocere per 40-45 minuti circa a 160 in forno già caldo. Controlla sempre con uno stecchino di legno. Quando è asciutto sforna e aspetta che si freddi.

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10 COMMENTS

  1. oh dio chissà che profumino ? arance e vaniglia mi piace un sacco!!!Passata l’euforia della ricetta sono pienamente in sintonia con le tue riflessioni e quelle di Jeong(tra un po’ parte ricerca wikip ?)
    E ovviamente viva il porridge!baci

  2. Ciao Iaia…mi viene un po da ridere a dirlo ma mi hai davvero commosso, sei una grande! Spero di raggiungere anch’io la tua consapevolezza e maturità in fatto di cibo. Complimenti x tutte le tue fantastiche ricette :)

    • Ciao Andrea,
      e tu hai fatto commuovere me, adesso. Davvero.
      Ti ringrazio infinitamente conscia del fatto che saprai fare molto meglio di me.
      Il cibo è sempre stata un’eterna lotta per me (e lo è tuttora) ma non bisogna mai arrendersi. Mai.
      Un po’ come nella corsa. Si sposta il limite. Si corre verso un obiettivo. Che è raggiungere noi stessi e quel senso di appagamento e serenità.
      Grazie infinite per essere qui e soprattutto per avermi scritto. Mi hai fatto felice.
      Spero a presto <3

  3. Ciao… mi è piaciuto quello che hai scritto e volevo chiederti un consiglio visto che io ho dei problemi con il cibo.. da qualche anno cerco sempre di mangiare il più sano possibile per sentirmi meglio con me, ma odio cucinare, non mi fa sentire bene, come posso fare?

  4. Ciao… mi è piaciuto quello che hai scritto e volevo chiederti un consiglio visto che io ho dei problemi con il cibo.. da qualche anno cerco sempre di mangiare il più sano possibile per sentirmi meglio con me, ma odio cucinare, non mi fa sentire bene, come posso fare?

    • Ciao Susanna,
      mi dispiace che tu non ti senta bene cucinando o che semplicemente non ti piaccia. Effettivamente potrebbe essere un problema ma neanche tanto. L’alimentazione sana è molto basica e quindi richiede più che altro il reperimento di prodotti di un certo tipo. Sicuramente l’amore verso la cucina aiuta perché si possono poi declinare i piatti in molti modi e scoprire nuovi sapori, idee e sensazioni.
      Anche a me non piaceva molto cucinare una decina di anni fa. Anzi a dirla tutta non toccavo proprio una pentola ma poi ho cominciato proprio perché volevo prendermi cura di me.
      Ho scoperto solo provando e forzandomi che la cucina è terapeutica.
      magari se ci provi pian piano te ne innamori.
      Io te lo auguro perché sarebbe davvero importante per te.
      Un bacio

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