Nike svela l’hijabi tecnico per le sportive musulmane

Lo sport unisce, oltre qualsiasi differenza e opinione

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Lo sport unisce, sempre. Su una pista di atletica o per le strade non conta in che dio credi ma conta solo lo spirito con cui ti muovi e competi e quello è universale.

Però ci sono dei precetti che i fedeli di alcune religioni devono rispettare: le donne musulmane devono indossare l’hijabi, il velo islamico. Anche, evidentemente, quando competono.

Avvalendosi della collaborazione di atlete musulmane e delle loro esigenze, Nike ha sviluppato un hijabi in tessuto tecnico. L’impiego di un capo apposito per praticare sport sembrerebbe superfluo (è un velo, no?) e invece queste atlete olimpioniche avevano lamentato che fosse scomodo praticare le loro discipline con il normale velo: troppo caldo, tessuti poco traspiranti e conseguente perdita di concentrazione. La sollevatrice di pesi Amna Al Haddad e la skater Zahra Lari erano fra queste. Con loro Nike ha studiato un hijabi in un tessuto sintetico dotato di microforature per facilitare la traspirazione senza per questo essere trasparente. Il velo deve infatti essere totalmente opaco e non fare trasparire niente.

Lo sport non solo unisce ma elimina ogni ostacolo, anche quello che un capo d’abbigliamento può porre. Per dimostrare a qualunque donna che basta solo farlo. ✌️☮️

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L’importante è che siano barefoot.
Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l’accortezza di annunciarlo su twitter.
Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l’altra faccia della stessa medaglia.

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