Ma alla fine servono i bagni ghiacciati?

È una tecnica di recupero abbastanza diffusa e anche "dolorosa". Ma serve davvero?

C’è una pratica diffusa fra gli atleti, specie quelli che fanno endurance o quelli a cui piace molto soffrire. Sì, parlo proprio degli ultrarunner, quelli che corrono per 100 km perché son fatti così, cosa vuoi farci.

Per loro il concetto di tolleranza del dolore deve essere un po’ più elastico del mio e del tuo e quindi farsi un bagno in acqua a temperature glaciali è solo un’altra delle cose che fanno non trovandola né strana né particolarmente fastidiosa.

Il fondamento scientifico

In verità non si tratta di masochismo, anche se ci si avvicina molto. Il fondamento medico-scientifico è infatti presto spiegato: immergere tessuti e muscoli stressati dalla corsa in acqua ghiacciata (non fredda, deve proprio essere ghiacciata, con piccoli iceberg che ci navigano dentro) crea una vasocostrizione che spinge il sangue carico di tossine accumulate nella corsa lontano dalla muscolatura. Quando riemergi e la temperatura si stabilizza a livelli medi si innesca il processo inverso: la vasodilatazione permette alle stesse zone di essere irrorate con sangue “pulito” e carico di ossigeno.

Il risultato è che l’ossigenazione e la contemporanea pulizia dalle tossine dei muscoli accelera il recupero dell’affaticamento muscolare fino – dicono le stime – a renderlo un 20% più veloce che se ti facessi la solita doccia.

Ha senso alla fine?

Dipende ovviamente da che fretta hai di recuperare e soprattutto da quanto corri e da quanto più velocemente vuoi recuperare. Se corri 10 km e i tuoi muscoli ti fanno male come quelli di uno che ne ha corsi 100 beh, c’è qualcosa che non va. Siccome l’affaticamento che avverti dopo un normale allenamento è una cosa a cui dovresti essere abituato ed è soprattutto normale, sottoporti a questa tortura è abbastanza inutile. Ripeto: il fondamento scientifico c’è e anche i benefici sono dimostrati, ma sono più evidenti nel caso di un notevole affaticamento muscolare, per esempio conseguente a un allenamento o a una gara davvero molto impegnativi.

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La parte migliore

Non ti ho ancora detto il dettaglio che ti farà probabilmente cambiare idea per sempre al riguardo. Perché abbia una qualche efficacia, il bagno ghiacciato deve durare almeno 10 minuti. Esatto, dieci minuti. Cosa hai detto? Non capisco: stai urlando troppo per il freddo perché io riesca a sentire quello che dici.

Photo credits riciardus

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

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