L’importanza della scarpa da running

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Sandro Siviero
Sandro Siviero (detto BIG): vive, lavora, scrive e corre in una località sconosciuta a tutti, localizzata dall'intelligence in una non meglio definita area nelle terre di Mordor. Big è una sorta di entità grigia che tutto vede e tutto controlla. Essere mitologico, ai collaboratori di RunLovers è concesso vederlo solo in occasione delle festività nazionali della Papuasia e solo in fermo immagine. Cioè mentre corre.
 Qua dentro è quello che decide chi vive e chi muore e, per questo, noi lo amiamo di un amore disinteressato e spontaneo.

Tempo di lettura: 2 minutiLo diciamo sempre che, nel running, l’unico “attrezzo” davvero importante sono le scarpe. È inevitabile: servono ad attutire e guidare il contatto con il terreno, garantendoci sempre una presa sicura e la stabilità giusta per correre serenamente.

Leggo però lunghissime disquisizioni sul fatto che un brand sia meglio di un altro, o che una tecnologia sia importantissima mentre tutte le altre siano orribili. E questo soprattutto da persone che magari hanno provato una sola marca di scarpe, o magari due. Anche questo è il bello dei social, no?! ;)

Eccomi quindi, con l’arguzia che anche Hercule Poirot mi invidia, a risolvere il Mistero sull’importanza delle scarpe.

Vabbè, dai, magari ho un po’ esagerato – mi scusi monsieur – però è un argomento tanto caro a noi runner nonché la seconda domanda che ci facciamo è sempre: “che scarpe usi?”. (La prima è “a quanto vai?”, ma lo sapevi già, vero?)

Non esiste la scarpa perfetta in assoluto

Però esiste la scarpa perfetta per te in questo momento! Partiamo infatti dall’assunto imprescindibile che le scarpe devono essere adeguate al nostro sistema muscolo-scheletrico e alla nostra biomeccanica, correggendo quindi le nostre imperfezioni tecniche ma pure assecondando il nostro stile e adattandosi ai nostri ritmi e preferenze e – non ultimo – l’uso che ne faremo. Ti rendi conto di quante siano le variabili in gioco in tutto questo?

Sono, semplicemente, infinite.

Certo, ci sono dei parametri importanti – primo tra tutti il drop (il differenziale di altezza tra punta e tallone) – che danno delle informazioni precise su quale sia la vocazione della scarpa (drop basso: favorisce l’appoggio in avampiede; drop alto: agevola l’appoggio di tallone) ma comunque le variabili sono così tante che – purtroppo o per fortuna – l’unico modo che hai per orientarti nel vastissimo mercato delle scarpe da running è documentarti, capire come funzionano (e qui ti aiutiamo noi), fare il test dell’appoggio, e poi provare i modelli che credi facciano di più al caso tuo.

Però esiste la scarpa giusta per te!

Personalmente credo che la scarpa perfetta sia quella che ti fa scordare di averla ai piedi. Perché fa il suo lavoro in modo trasparente e – quando la togli – il tuo piede sta bene, le gambe sono riposate (compatibilmente con l’allenamento che hai fatto) e – soprattutto – è quella che ti dà la giusta tranquillità e sicurezza nel momento in cui le indossi.

Perché, anche in questo, la componente mentale è estremamente importante.

Ti faccio un esempio facile proiettandomi sul ciclismo. Capita spesso di sentire un ciclista che parla di sostituire le componenti della sua bicicletta: a un ascoltatore ignaro potrà sembrare una sciocchezza cambiare l’attacco del manubrio con uno più leggero di 10 grammi ma per chi poi pedalerà è una cosa fondamentale. Non perché la riduzione di peso comporti un aumento delle prestazioni ma perché la componente mentale di avere un oggetto “migliore” può dare una spinta mentale in più.

Perché è senz’altro vero che ciò che conta sono le gambe ma, se non hai la mente nella giusta predisposizione, non vai da nessuna parte. Con o senza scarpe.

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1 COMMENT

  1. L’unico attrezzo più importante è la mente (e non lo dico io ma il grande Arnold Swarzenegger), detto questo diciamo che la scarpa perfetta non esiste, è l’atleta che la rende +/- perfetta. E poi è chiaro che se un’azienda mi offrirebbe una fornitura che farei se non accondiscendere chiaro no, con le dovute risposte sul campo. Io nel mio caso una volta indossata una scarpa nuova inizio a “sentirla” dopo circa 20 giorni con una media circa di 15 km giornalieri. Ho saputo anche di professionisti che per obblighi contrattuali incollavano il logo sulle scarpe che usavano abitualmente di un’altra azienda. Quindi voglio semplicemente dire che il tutto è discutibile, anche se poi leggendo tra le righe l’articolo hai ribadito che la scarpa perfetta non esiste e che ci facciamo prendere sopratutto dalle mode. Quando vado a farmi i massaggi dal mio massaggiatore Attilio PASTORE che tra l’altro è grande amico di Stefano BALDINI, c’è una foto del grande Stefano agli albori con un paio di Nike e poi sappiamo tutti verso quale azienda è approdato. Comunque nel complesso l’articolo ben fatto in ogni sua parte e abbraccia varie tematiche soprattutto quella mentale, a cui oggi personalmente credo di più. E’ un bel sito a cui sono orgoglioso di leggerlo e che dire: buon lavoro continuate così

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