I love New York

Tempo di lettura: 2 minutiEntrare per la prima volta nelle avenue, lunghi canyon formati dai grattacieli di Manhattan, è un’esperienza che toglie il fiato. Un pugno allo stomaco a cui nessuno riesce a rimanere impassibile. Un po’ perché noi non siamo abituati ai grattacieli – così alti e così tanti – e perché New York è una città bizzarra che si sviluppa in verticale anziché in orizzontale.

Appena entri in città, ti senti stupito ma anche in un luogo familiare e – allo stesso tempo – protagonista di uno dei mille film che hai visto ambientati lì. New York è, per certi versi, “casa” un po’ per tutti. Storicamente, gli italiani arrivano negli USA a New York. Era così già all’inizio del secolo scorso anche se, per i milioni di migranti italiani, non è stato affatto facile farla diventare “casa” e forse è anche per questo che la Grande Mela è l’icona del “Sogno Americano”, almeno per come lo vediamo dall’Italia.

Credo però che, per noi runner, New York sia un po’ più casa rispetto a tutti gli altri. E, mi riferisco proprio a lei: la Maratona.

È indiscutibilmente la 42K più partecipata al mondo, più di 50.000 runner non sono un numero così facile da eguagliare e nemmeno da immaginare, nonché la più ambita nell’immaginario collettivo. Non a caso a tutti noi è capitato di sentirsi rivolgere la domanda “Ah, fai le maratone… Hai corso a New York?”. Un po’ questo e un po’ la cornice meravigliosa dove si corre hanno trasformato la medaglia da finisher di NY in un elemento indispensabile nell'”appendino” di ogni runner.

Non a caso la Maratona di New York, con i suoi circa 3.000 italiani iscritti, è una delle 5 maratone più partecipati d’Italia. Anche se si trova negli Stati Uniti.

Lo so, ci sono centinaia, migliaia, di maratone in tutto il mondo e tutte trasmettono un segnale meraviglioso di gioia, passione, fratellanza ma, a New York, tutto è amplificato dal numero straordinario di partecipanti e da un pubblico che ti accompagna per tutti i 42.195 metri del percorso, trasformando l’esperienza in una sorta di orgasmo mentale per chi corre.

Tutto questo per dire una cosa sola a tutti i runner – vestiti con pantaloncini, canotta e manicotti – che domenica prossima saranno nei pressi del Ponte di Verrazzano pronti a partire: GODETEVELA!

Noi saremo a casa, davanti alla tv, a fare il tifo per tutti voi.

 

 

Photo: ben o'bro

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Sandro Siviero
Sandro Siviero (detto BIG): vive, lavora, scrive e corre in una località sconosciuta a tutti, localizzata dall'intelligence in una non meglio definita area nelle terre di Mordor. Big è una sorta di entità grigia che tutto vede e tutto controlla. Essere mitologico, ai collaboratori di RunLovers è concesso vederlo solo in occasione delle festività nazionali della Papuasia e solo in fermo immagine. Cioè mentre corre.
 Qua dentro è quello che decide chi vive e chi muore e, per questo, noi lo amiamo di un amore disinteressato e spontaneo.

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3 COMMENTS

  1. Gli articoli su NY e la sua maratona sono tra i migliori di Runlovers e certamente tra i più godibili, solo vorrei sottolineare una piccola “mancanza” (se così vogliamo chiamarla), forse voluta o forse no, in ogni caso mi riferisco a quello che è il prezzo da pagare per poter partecipare a questa splendida corsa e per prezzo intendo esattamente il costo economico, fattore non esattamente secondario e, credo, fortemente discriminante, ancor più del tempo che serve per poter andare, correre e tornare, ancor più della difficoltà di ottenere l’ambita iscrizione, cosa tutt’altro che facile come da voi più volte sottolineato.
    Quindi: quanto può costare, indicativamente, correre la maratona di NY? poniamo almeno una settimana di permanenza in città, il viaggio andata/ritorno, albergo, pasti, spostamenti, costo dell’iscrizione (tralasciando le spese personali, gadgets, souvenir, shopping in genere)?
    Dai, fateci un piccolo conticino, tenendo sempre presente che andare laggiù a correre una maratona può benissimo essere abbinato all’idea di una vacanza negli USA, che in ogni caso sarebbe da pagare.
    Buona giornata.

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