I benefici dell’essere offline

Corri per risolvere i tuoi problemi? O per provarci almeno? Oppure corri per creartene? Eh, cosa?

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Una scrivania. Sopra ci sono un portatile chiuso, un cellulare e un paio di occhiali. Il proprietario di tutti questi oggetti se n’è andato. È fuori, sicuramente offline visto che ha lasciato in ufficio tutti gli strumenti del mestiere, tutto ciò che potrebbe interferire con il motivo della sua assenza e cioè che è fuori a correre.

Molti dicono “Corro per non pensare (ai miei problemi, magari)” o “Corro per lasciarmi tutto alle spalle”. Non dubito che per questi sia così. Ne sono convinto. Per me è vero invece il contrario: io corro per pensare.

Non è che la società contemporanea non sappia più pensare: siamo troppo distratti da altro per farlo. Così sopraffatti dalle interferenze a cui dobbiamo prestare attenzione da non trovare più il tempo da dedicare a pensare a qualcosa che dobbiamo risolvere. Perché squilla il telefono. Perché arriva una mail. O una notifica di Whatsapp.
Sedersi alla scrivania con un foglio bianco davanti e una penna in mano non lo fanno neanche più gli scrittori milionari con attico a Manhattan. Appena la vita si accorge che vuoi concentrarti su qualcosa ti trova subito altro di urgentissimo da fare.

Di chi è il tuo tempo?

Sei veramente padrone del tuo tempo? Se dividi la giornata in moduli di tempo su quanti puoi mettere l’etichetta con il tuo nome? Non molti, no? La maggior parte hanno etichette di altri colori: tempo per gli altri, tempo per il lavoro, tempo per andare alle Poste (aggiungi un’altra cosa noiosissima a piacimento). Il tempo davvero per te è in netta minoranza: ce n’è un po’ per andare al cinema, un po’ per dormire, poco altro. A volte ce n’è per lunghi periodi perché sei in vacanza, ma capita solo qualche volta all’anno. O anche perché sei ammalato ma meglio non esserlo, direi.
Quello che usi per correre è invece tempo che dedichi solo a te: niente notifiche, niente chiamate a cui rispondere, niente cellulare magari. Per un’ora si può fare no?

Correre aumenta i problemi

Uso questa formula un po’ provocatoria per contrasto con quanto si è sempre detto: che correre ti permette di risolvere i tuoi problemi o almeno di pensarci in maniera più focalizzata, senza distrazioni. Il perché è noto ed è il risultato di un processo fisico: il sangue affluisce in grande quantità ai muscoli per irrorarli e garantirgli efficienza nella corsa e al cervello gliene resta meno. Per questo riesce a concentrarsi su uno o pochi pensieri alla volta: non potrebbe gestirne di più perché è in una specie di condizione di emergenza. Ecco come fai quindi a risolvere più facilmente certi grattacapi quando corri: perché pensi solo a quelli e la tua mente è concentrata solo su di loro. Fa infatti quello che dovresti riuscire a fare sempre per risolvere problemi: affrontarne uno alla volta e soprattutto senza distrazioni.
Per questo dico – esagerando volutamente – che corro per crearmi dei problemi. Perché so che delle cose a cui sto pensando e che non sono riuscito a risolvere al tavolo da lavoro in 3 ore le risolvo in 3 minuti correndo (parlo di problemi pratici o creativi, ovviamente. Se i problemi sono più grandi e gravi la corsa può solo farti scaricare un po’ la pressione che senti addosso, ma non farà sparire ciò che ti impensierisce, purtroppo).

Ebbene sì

Alla fine sono giunto alla conclusione che se ho un problema non lo risolvo e poi vado a correre per premiarmi: vado direttamente a correre e lo risolvo. Il più delle volte insomma.
Non funziona per tutti, chiaro. Non funziona se sei un cardiochirurgo o se il tuo lavoro non può essere svolto lontano dalla sede adeguata. Però.
Però c’è un aspetto che viene spesso trascurato in qualsiasi lavoro, anche il più noioso o apparentemente privo di fantasia: l’importanza della creatività nel risolvere problemi che sono insolubili solo se li affronti con metodi vecchi.
Quando forzi il meccanismo a volte soffocante dell’esperienza e del “Si è sempre fatto così” puoi finalmente vedere i problemi sotto una luce diversa e riuscire a risolverli, o almeno provarci.
Puoi farlo anche correndo, garantito.

(Photo credits Jesus Kiteque)

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

2 COMMENTI

  1. “What got you here won’t get you there.” uscire dalla scatola… la corsa aiuta ad uscire dalla scatola e vedere i problemi da altre prospettive. bravo!

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