Fai quel che non puoi fare

Può sembrare un invito a starsene tranquilli e disciplinati, invece è l'esatto opposto

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Sembra un controsenso, no? Fare quello che non si può fare, quello che non sei capace di fare.

Detto così sembra davvero un errore: Casey, volevi dirci di fare quello che possiamo fare, no?

No: devi proprio Fare quello che non puoi fare.

La prospettiva di Casey Neistat però è un po’ diversa da come potresti pensare: parlando di “non poter fare” lui si riferisce a quello che ti dicono gli altri, non a quello che dici tu a te stesso. Non sei tu quello convinto di non potercela fare, sono gli altri che ti vogliono convincere che non ne sei capace.

E allora la prospettiva cambia, e molto.

Lui parla della sua vita e racconta di come abbia sempre cercato di fare esattamente quello che non sapeva (ancora) fare e che gli altri gli dicevano di non provare a fare, perché avrebbe fallito. Chi? Tutti: i suoi genitori, gli amici, la società intera. Quell’insieme di persone insomma che ti vogliono bene e che non vogliono vederti fallire e allora ti invitano alla cautela, a stare calmo, a seguire le regole, ad averne anzi timore.

Ma se tu sei Casey Neistat (e gli altri, tantissimi, citati nel video) non segui le regole: te le fai tu. La regola di Casey è semplice:

Do more, fai di più

Esigi sempre di più da te stesso. Ottieni un risultato e poi spingiti oltre, perché un traguardo è sempre una nuova linea di partenza.
Solo così puoi seguire la tua regola di vita e cambiare le regole.

Ricordi quando hai iniziato a correre? Non l’avresti mai pensato prima perché prima pensavi semplicemente “Non ne sono capace”. Poi però hai fatto il primo passo. E poi un altro e poi migliaia di altri. Hai battuto record personali e sei diventato qualcosa di diverso. C’era un prima e ora c’è un dopo. Cosa è cambiato? Che per la prima volta hai fatto quello che non potevi fare. O che non sapevi di poter fare, fino a quel bellissimo giorno in cui hai deciso di sfidare te stesso e chiunque di dicesse che non ne eri all’altezza.

 

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L’importante è che siano barefoot.
Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l’accortezza di annunciarlo su twitter.
Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l’altra faccia della stessa medaglia.

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