Facciamolo per noi stessi

Fermarsi per noi stessi.

Rallentare per ritrovare il gusto di quello che si fa, anche con un’uscita in meno a settimana, magari sostituita da un po’ di bici o da una nuotata. Oppure rallentare cambiando sport per qualche giorno. Ma anche fermarsi un giorno in più per ritrovare il piacere di uscire a correre “perché mi va” e non “perché devo”.

 

Sandro ieri scriveva questo e anche molto altro, che trovo estremamente interessante. Rallentare è la parola d’ordine; che per certi versi è un po’ controcorrente. Un ossimoro a dirla tutta; soprattutto in questo periodo di particolare stress fisico e psicologico.

Io stessa predico benissimo e razzolo l’esatto contrario. Il più delle volte non riesco a fermarmi e sposto gli obiettivi. Non nel senso che procrastino ma che mi chiedo di più e ancora di più. Quando porto a termine qualcosa che mi sono prefissa -e non è “se porto a termine” ma “quando porto a termine”- non mi accontento e aggiungo alla to do list convulsamente e per certi versi masochisticamente. Una continua lotta che mi ispira ma che a conti fatti mi stanca e non mi fa godere anche solo le piccole vittorie, che al contrario dovrebbero essere apprezzate e godute. Non sono mai stata una del “perché devo”; non perché non debba a me stessa e alla mia vita in generale delle cose. Cerco di vederla in modo leggermente diverso “devo ma è giusto così”; sembra sciocco ma in quel “giusto così” riesco a trovare motivazione e coraggio. Del resto la vita, i rapporti e gli affetti sono anche costituiti da doveri e. Ed è giusto così.

Vivere tutto ponendosi al centro al mondo e non ascoltare quel piccolo nucleo che influenza a sua volta la vita stessa è un atteggiamento di chiusura che non può portare certamente a nulla di buono. È vero pure che non porsi al centro e ascoltare quel piccolo o grande nucleo che influenza la vita stessa è un atteggiamento di eccessiva apertura che può portare a una perdita di personalità e obiettivi. Quell’equilibrio difficile di aperture e chiusure che nei momenti di particolare stress non si riesce bene a gestire. Mi capita con il disegno, con la scrittura, con la fotografia e con la corsa. Mi capita con le mie passioni più grandi. Se corro penso che non posso disegnare e allora vorrei leggere e ascolto un audiolibro anche se non mi piace. Quando scrivo ascolto la musica anche se non la sento bene ma penso che devo assolutamente fotografare e così via come in un caleidoscopio di emozioni e confusioni.

Mi sto approcciando da pochissimo tempo alla meditazione; nel senso che vorrei cominciare prima di tutto a rilassarmi. Semplicemente stare ferma un quarto d’ora. Perché posso confessarti una cosa: non riesco a starci ferma un quarto d’ora a meno che io non stia scrivendo, disegnando, fotografando, guardando un libro, etc etc. Intendo ferma un quarto d’ora. Solo io, i miei pensieri e nessuna attività. E allora da un po’ di tempo mi sono imposta che devo bere del tè. Ferma. Un tè io da sola. Io, il tè e i miei pensieri; e che sia un buon canale meditativo il tè di certo non lo dico io ma la storia stessa.

Ci sono dei gesti che bisogna fare solo ed esclusivamente per noi stessi è vero, ma credo che non bisogni mai dimenticare che farlo per se stessi significa anche farlo per gli altri. Fermarsi, meditare, prendere un buon tè e riuscire a stare fermi un quarto d’ora a pensare sgombri da qualsiasi aggeggio multimediale o attività garantisce una moltiplicazione futura del tempo speso in miglior modo. Un quarto d’ora, sì. Immaginiamoci un’ora. Un’ora di fermo dalla corsa e da tutto, un’ora con se stessi e un tè intriso da pensieri, sarà un seme che farà germogliare meraviglie. Non si tratta di inattività ma di attività allo stato puro. Di se stessi.

Per questo motivo, dopo averti già parlato del potere del tè oggi voglio andare nello specifico e parlarti di uno dei miei preferiti, insieme al quale ho costruito tanto.

Oggi ti parlo del Rooibos

Conosciuto come rosso africano è un infuso ricavato da una pianta appartenente alla famiglia Fabaceae (da faba=fava, una delle specie leguminose più antiche): il Rooibos è composto da foglie essiccate che vengono adoperate per preparare un’infusione. Naturalmente puoi anche trovarlo in comode bustine ma provando le foglie, come sempre, noterai una considerevole differenza. Mi piace il colore del rooibos perché è rosso, ambrato e al tempo stesso quasi dorato. In Africa si usa bere il rooibos insieme al latte e allo zucchero e avendolo provato devo dirti che è qualcosa di sublime. Dicono che abbia un gusto molto simile alla nocciola ma onestamente ogni volta -a seconda del tipo- è un’esperienza unica e diversa. Per esempio quello al caramello, che trovi in diversi formati e uno dei più economici e buoni è di sicuro quello di Demmers, ha una vastissima gamma di altra frutta secca. Il Rooibos è perfetto per il periodo natalizio e facendo attenzione noterai che è molto presente nelle selezioni consigliate. Te ne dico solo uno: per quanto mi riguarda esiste solo il Damman e nello specifico nella confezione Christmas Tea (paradisiaco!).

Non c’è bisogno di aggiungere zucchero perché è dolce di natura e se sei distratto come me non dovrai preoccuparti dei tempi perché pur rimanendo in infusione per più tempo il gusto non si rovinerà. Come se non bastasse a rendere tutto già perfetto c’è l’assenza di caffeina e questo ti consente di berne in grande quantità senza dovertene preoccupare. E non è finita perché il rooibos è ricco di antiossidanti, vitamina C e minerali quali il calcio, il ferro e il potassio e non solo.

Il rooibos può davvero far scomodare il termine di elisir di bellezza e lunga vita, in quanto influisce anche sulla bellezza della pelle e dei capelli e non in ultimo sul corretto funzionamento intestinale. Inoltre è una bevanda perfetta in caso di spasmi addominali grazie alle proprietà contenute per cui rilassa le pareti dello stomaco (come la gran parte delle bevande calde in genere).

 

 

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Si dice che, all'inizio, Lewis Carroll avesse scelto lei e che il romanzo si intitolasse Maghetta nel Paese delle Meraviglie ma lei, volendo rimanere nell'ombra per continuare i suoi progetti di conquista del mondo, rifiutò la parte di protagonista per lasciarla a quella sciacquetta di Alice. Dalle pendici dell'Etna, Maghetta cucina, fotografa, disegna e continua a progettare la conquista del mondo; infatti le sue giornate durano circa 144 ore (12 al quadrato). Per reggere questi ritmi infernali corre tutti i giorni almeno per un'ora, poteva essere altrimenti? Ha pubblicato per Mondadori "Le ricette di Maghetta Streghetta", best seller in cima alle classifiche nelle categorie: gnomi da giardino, unicorni e cani retriever. Ti consigliamo di comprarlo - seriamente: è in cima alla classifica "cucina per le feste" - e di leggerla; il ricavato andrà all'AIRC quindi avrai un bel libro e contribuirai alla ricerca!

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