Essere runner, fino alla fine

Cosa ti definisce come runner? Correre una maratona? Secondo noi una cosa un po' diversa

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Partiamo dalla cosa che ognuno che corre si è sentito dire almeno una volta: “Ah, quindi tu fai le maratone”, detto con il sospetto che si riserverebbe a un marziano a cui si chiede, appunto, se è un marziano.
Il mio personale, sottile piacere è osservare la faccia di quello quando gli rispondo “No, mai fatta una”.
“Che razza di creatura ho di fronte?” si chiede di certo il mio interlocutore, “Corre ma non fa maratone: come è possibile?”.
Udite udite, si può essere runner senza correre maratone e senza nemmeno fare gare, con tutto il rispetto per le gare e per la maratona, ci mancherebbe.

Un dubbio

Confesso che la domanda me la pongo anche io. Dovrei fare maratone per definirmi un runner? Dovrei essere certificato in qualche modo?
Può essere e senz’altro la gara è un efficacissimo banco di prova per capire a che punto si è, se l’allenamento funziona, se ci sono margini di miglioramento.
Eppure, forse per pigrizia o perché son fatto così – e penso di non esser l’unico – credo anche che non sia la maratona a definirti come runner ma che la corsa ti insegni anche altro, indipendentemente dal fatto di fare o meno gare.

Cosa mi ha insegnato la corsa

Spesso qui a Runlovers ci definiamo dei maratoneti della resistenza, ma in altri campi. Tipo al lavoro. Tipo nella incrollabile volontà di essere sempre curiosi, di aggiornarci, di scrivere, di parlare di corsa, di viaggiare per incontrare persone e amici. Questa volontà ce l’ha insegnata la corsa, ne sono certo. La forza di arrivare stremato alla sera e di vestirti comunque e di uscire a correre viene da altrove: viene dalla ricerca di una soddisfazione personale anche nelle piccole cose, per quanto piccola sia quella di completare un allenamento anche quando vorresti solo sprofondare nel divano.
Quando corri una maratona fai una cosa dall’inizio alla fine. Quando ti alleni succede, in misura minore, la stessa cosa. Spesso la vita, la fatica o la pigrizia ti obbligano a lasciare le cose a metà ma la corsa no, quella devi iniziarla e finirla.

Correre può essere faticoso, noioso e può fare male fisico. Eppure ti permette sempre di mettere un punto alla fine della frase e di dire “Questa cosa l’ho fatta”. E ti lascia con la soddisfazione che dura molte ore di aver compiuto qualcosa.
Può non essere una maratona intera, può essere molto meno ma se fatto sempre e con costanza diventa qualcosa di più grande, che ti plasma e ti cambia.

No, ne sono certo: non serve correre una maratona per essere un runner. Serve avere quel certo atteggiamento che ti fa pensare che ogni giorno è un giorno buono per correre. Che una cosa – non solo correre – la puoi e la vuoi fare dall’inizio alla fine.
E che tu alla fine della frase ci metti un punto e non lasci niente in sospeso.
Il maratoneta taglia il traguardo. Il runner completa ogni volta che corre una sua gara contro tutto ciò che c’è di incompiuto nella vita.
Una cosa l’ho fatta. E domani, un’altra.
Sono un runner io.

(Photo credit George Evans)

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

10 COMMENTI

  1. “Il runner completa ogni volta che corre una sua gara contro tutto ciò che c’è di incompiuto nella vita”: mai sintesi fu più utile, per mettere da parte lo sconforto della tartaruga! :)

  2. io dico che è runner (io sono un pippa runner) colui che affronta il running con serietà, cercando quegli slot utili per correre ogni qual volta si presenti l’occasione. e sempre nel divertimento. io è tre settimane che corro malissimo, per una serie di motivi. ma non smetto, sospendo gli obiettivi che mi ero prefissato (la maratona, la mia prima maratona, ovviamente) ma con la testa cerco di andare avanti. a quando tornerò ad essere un pippa runner ma meno pippa di adesso

    • Esattamente, questo è lo spirito. È porsi degli obiettivi che siano anche correre sempre e comunque, fatta salva ovviamente la salute se si è infortunati o ammalati. È un atteggiamento perseguito con cura e dedizione. E i risultati sono solo personali, anche perché la maratona la vince uno solo alla volta.

  3. rientro anche io in questa categoria e ne sono contento, corro perchè mi piace, quando ne ho voglia, al ritmo che considero giusto per quel giorno, ma anche convinto che migliorare mi intriga. Sono 2 anni che corro, sono partito da ritmi da scampagnata con cestino della merenda per essere adesso un runner che fa le mezze, non in gara, a meno di 2 ore. quando ci penso e penso che ho 64 anni, sono soddisfatto e desideroso di arrivare alla regina prima o poi come il vecchietto che ce la fa…….mi basta ed avanza.

  4. Io rientro nei runner che hanno appeso le scarpe al chiodo per 15 anni e poi le hanno di nuovo indossate. La Filosofia che mi accompagna è l’importante esserci. Alla soglia dei 50 correre da 1h 25 a 1h 35 è sempre un piacere, perché a questo ritmo puoi parlare,sorridere,conoscere, soprattutto se stessi

  5. Esser runners comporta sacrifici:Freddo.. pioggia …caldo..ma da endorfine e felicità massima …aggrega fa viaggiare e apre la mente rinforzandoci..nn e’ x tutti..ovvio..fiero d esser 1 ultra maratoneta..poi certo sempre equilibrio mai strafare amici

  6. Correre una maratona corrisponde a laurearsi maratoneti. Indipendentemente dalle distanze siamo tutti runners, ognuno col suo chilometraggio e bagaglio d’esperienza. L’importante è divertirsi, non improvvisare e soprattutto condividere e essere felici nel farlo.

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