È il sudore che rende entusiasmante il traguardo

Se ci segui da un po’, saprai che Elisa è una nostra amica (ne avevamo già parlato qui e qui) ma non l’avevamo mai intervistata. Eccoci quindi a presentartela meglio e a capire chi è Elisa e come vive lo sport.

Come mai una persona “come tante” decide di fare triathlon sulle lunghe distanze? Ciascuno di noi pratica sport in modo più o meno intenso e ciascuno di noi ha la sua personalissima risposta, qual è la tua?

Triathlon lo fai perché ti diverte, ti diverte l’allenamento molto vario seppur impegnativo e ti stimola l’idea di fare qualcosa che va oltre la singola gara di corsa. Questo è l’inizio. Poi ti diverte spingere oltre il tuo limite e vedere fino dove puoi arrivare e da li, obiettivo dopo obiettivo, ti ritrovi a fare triathlon. Secondo me la distanza ha sì il valore dell’impresa ma nei limiti dello sport, io adoro la pratica sportiva, l’allenamento, il miglioramento, la competitività quindi per me già il 70.3 è uno sforzo non indifferente e una distanza dignitosa di grande rispetto. Insomma non mi sento a metà se non faccio l’IM full distance ;) ho fatto certi sprint dove mi sono sentita morire e certi olimpici finiti a reidratarmi per settimane intere. Ciò che ti rende atleta non è la distanza.

Prima del triathlon, che sport facevi?

Prima del triathlon correvo a livello amatoriale senza grande preparazione specifica ma solo per svagarmi un po’. E allora dirai… come mai ti sei ritrovata a fare triathlon? In realtà la vera anima agonistica risale a molti molti anni fa, quando ancora vivevo nella provincia ferrarese e ballavo, sognando di piazzarmi bene a livello italiano, e così è arrivata la mia prima conquista: coppa dei campionati italiani di boogie-woogie e rock’n’roll e mi divertivo a disegnare i costumi insieme a mia mamma che si occupava di tutto sempre, e sempre nel migliore dei modi.

E adesso la “domanda delle domande”: dove trovi il tempo per allenarti? Rinunci a qualcosa? E, se sì, a cosa?

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Questa è davvero la domanda delle domande. La maggior parte del tempo lo trovo nell’entusiasmo e nella voglia di fare, grazie alla tensione verso un risultato. Questo è vero nello sport, nel lavoro e nella vita. Quindi per tante persone rinuncio a molte cose, ma diciamo che rinunciare all’aperitivo per me non è mai stata una grossa rinuncia… soprattutto ora che la maggior parte delle persone stanno a testa in giù sul cellulare anche gli sport più solitari sono diventati molto più aggreganti.

Marco Masini direbbe “perché lo fai?”. E io giro la sua domanda a te…

Non ce la farai mai a farmi sentire la disperata ragazza di Marco Masini, no caro! Perché lo faccio? Forse perché è iniziato tutto senza accorgermene, come una sfida. Nei giorni scorsi sono andata al concerto di Roy Paci e Remo Anzovino, tributo di Muhammad Ali e non si può dimenticare una delle sue celebri citazioni: “Impossibile non è una regola, è una sfida. Impossibile non è uguale per tutti. Impossibile non è per sempre.” Quindi rigiro la domanda: perché non farlo?

© Andrea Schilirò

Qual è la disciplina su cui sei più debole? E come e quanto la alleni per migliorare?

La disciplina più debole è senza dubbio il nuoto, poca forza ed evidentemente anche la tecnica non è delle migliori. Faccio potenziamento ma nuoto davvero poco rispetto al tempo che si dovrebbe dedicare alla disciplina debole. Per migliorare punto alla disciplina forte, vado in bici :) visto che il triathlon è per me divertimento e passione posso permettermi di fare questa scelta! Sulla corsa cerco di fare del mio meglio, cerco di mantenere gli allenamenti di qualità anche nei periodi maggiormente dedicati alla bici, senza velleità di battere Natasha Hastings, “but your reason is as good as any” sempre e comunque, come grida in questi giorni la campagna #UnlikeAny di Under Armour.

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Generalmente preferisci allenarti da sola o in gruppo? Su tutte le discipline o solo su alcune?

In generale preferisco allenarmi in gruppo, è più stimolante, mi spinge a dare di più, quel di più che da sola è difficile da tirar fuori. Lotto in acqua per inseguire chi va più forte di me, pedalo con i maschietti che mi fanno morire e primo tra tutti il mio ragazzo, Skilly (così è più noto tra tutti di chi sto parlando), che si diverte a staccarmi a 60km/h (64km/h per la precisione) e mi sfida sulle salite. Negli allenamenti più duri di corsa c’è sempre lui a battere il tempo senza scontarmi mai una ripetuta. E fa bene, perché così finisco sempre soddisfatta. Non mi faccio poi mancare il circuit training in palestra con alcuni colleghi, perché se il tuo compagno di allenamento fa 20 ripetizioni tu non puoi farne 19 ;) Detto questo mi alleno anche tanto da sola per esigenze di tempo.

Parliamo un secondo di bici. Sappiamo che per l’ironman 70.3 e per il full distance è la leg più importante. Quante uscite fai? Fai allenamenti specifici o ormai è diventata una piacevole attività che fai anche solo per divertimento?

E qui arriva il bello. La bici è iniziata davvero per scherzo, un’uscita con un paio di amici, qualche salita ed è stato subito amore.
La prima parte dell’anno generalmente mi concentro molto sulla bici e cerco di fare 3 – 4 allenamenti a settimana, di cui 2 specifici e 1 – 2 uscite nel weekend per allungare un po’ le distanze. Durante l’inverno faccio ciclocross, 40′ a tutta nel fango e nella neve, ho fatto criterium con la bici da strada, gare di chrono individuale o di team, insomma cerco di ottimizzare il match bici-stagione.
Indubbiamente per me la bici è diventata qualcosa di più di un semplice allenamento, è uno svago, un divertimento, un modo diverso di stare in compagnia anche se poi alla fine ci si trova sempre a spingere guardando i watt :)
Per capire bene cosa intendo meglio fare un salto alla jet-lag ride che io e Skilly organizziamo tutti i giovedì mattina 6:15-8:15 alla chiesetta San Cristoforo. Lì si ha la possibilità di imparare altri aspetti del ciclismo, magari anche un po’ distanti dal triathlon, quindi stare in gruppo come nelle granfondo, o nelle criterium visto il ritmo, i rilanci e i cambi di ritmo, insomma la confidenza dello stare in sella.

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Quanto conta la volontà in un percorso complicato come quello dell’ironman e nel farlo adattare ai proprio impegni personali?

Dico sempre che l’ironman è la gara ma è soprattutto il viaggio verso quell’obiettivo. Sul campo gara ci arrivi dopo mesi di allenamenti, ore dedicate, serate in piscina, pause pranzo di corsa e sveglie mattutine davvero sfidanti. Ciò che guida non può che essere la volontà. Gli obiettivi sono la benzina per raggiungere il traguardo. Talvolta pensi di fare una strada ma magari la trovi interrotta (un infortunio, un imprevisto, un dolore) e quindi devi essere flessibile nel trovare una strada alternativa, senza farti prendere dallo sconforto ma nemmeno dalla pressione di dover recuperare gli allenamenti persi. E’ un po’ come se ti trovassi su una breve ed ampia strada che ti porta velocemente alla tua destinazione ma, trovandola impraticabile sei costretto a cambiare rotta, a percorrere una strada più lunga, più tortuosa, più difficile, magari sterrata. In quel momento hai due possibilità, una è quella di voler percorrere quella lunga strada nello stesso tempo che avresti impiegato per percorrere la dritta autostrada che avevi intrapreso inizialmente e cosa fai? Spingi sull’acceleratore senza guardare niente e col rischio di finire fuori strada alla prima curva. La seconda è prendere atto della diversità della nuova strada, scalare, rallentare un attimo e godersi lo spettacolo che può trasmettere con le sue curve, con le sue particolarità. La meta di entrambe le strade è la stessa, ma il percorso è stato unico e anche la meta a quel punto avrà un sapore diverso.

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Fai molti sacrifici?

Sì. Tanti. Ne ho sempre fatti tanti. il sacrificio per me è un po’ come il sudore. Rende entusiasmante il traguardo.
Il sacrificio è la forza che ti rende davvero #UnlikeAny.

Hai mai dei momenti in cui ti taglieresti un dito piuttosto che allenarti?

Quando sto preparando una gara e quindi devo rispettare certi ritmi di allenamento sicuramente si, ma lo voglia di fare bene una gara mi ha consentito di avere ancora tutte le dita! :)

Qual è la gara dei tuoi sogni a cui vorresti partecipare?

Il mondiale è sempre il Mondiale. La Gara delle gare. Seppur abbia partecipato già a tre mondiali, rimane per me la gara dei sogni. Tanto non la fai mai come vuoi, c’è sempre qualcosa da migliorare, quindi rimane sempre la gara dei sogni. Indescrivibile. Unica.

Smetterai un giorno? E, se smetterai, cosa farai?

Lo dico sempre, prima di ogni gara per me importante, poi, dopo 5 ore e qualche minuto (quel qualche minuto che non sono ancora riuscita a togliere) non vedo l’ora di fare la prossima, ma non diciamolo troppo forte che Skilly non è troppo d’accordo ;) lui mi vorrebbe vedere sempre correre in bici!!!
La preoccupazione di quello che farò non è fortissima, mi reinvento qualcosa, mi sfiderò facendo altro, già ora sono più concentrata sulla bici che sul triathlon, quindi chissà, lascio scorrere le cose, questo sport è la mia passione e deve essere come un torrente, forte di energia ma libera di scorrere senza essere rinchiusa in una diga.

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Sandro Siviero (detto BIG): vive, lavora, scrive e corre in una località sconosciuta a tutti, localizzata dall'intelligence in una non meglio definita area nelle terre di Mordor. Big è una sorta di entità grigia che tutto vede e tutto controlla. Essere mitologico, ai collaboratori di RunLovers è concesso vederlo solo in occasione delle festività nazionali della Papuasia e solo in fermo immagine. Cioè mentre corre.
 Qua dentro è quello che decide chi vive e chi muore e, per questo, noi lo amiamo di un amore disinteressato e spontaneo.

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