Di quella volta che io e Charlene corremmo sotto il diluvio

Tempo di lettura: 4 minutiE’ il 18 settembre 2017 e sono da poco passate le nove di sera. Io sto correndo in una Sassari semideserta su cui Zeus sta rovesciando tutta la pioggia che non è caduta nel corso dell’anno, ed in alcuni tratti della ciclabile, dove c’è lo zoccolo laterale di cemento per evitare che le macchine possano invadere la corsia, l’acqua che si è accumulata è talmente tanta che mi arriva alle caviglie. Non che mi cambi granché, visto che ormai sono fradicio dalla testa ai piedi. Sono trascorsi quasi due mesi da quando ho cominciato la preparazione di una maratona che vorrei correre in autunno (mi piacerebbe poter fare Lisbona o Venezia) e in teoria oggi avrei un riposo, ma ieri ho corso meno di quanto avrei dovuto perché ero in trasferta (ho corso sul percorso che da Villasimius va a Punta Molentis, uno dei punti più belli della Sardegna – ma di lunghezza più breve di quanto avessi in previsione) ed oggi ho avuto una giornata pienissima per cui ho optato sul correrci sopra. A poco più di metà del percorso che avevo in mente di correre è iniziato il temporale, e mi sono ritrovato in quattro e quattr’otto a dover fare i conti con l’acqua dentro le scarpe. Una persona un po’ più coscienziosa avrebbe controllato il meteo prima di uscire di casa, soprattutto per i nuvoloni minacciosi che promettevano fulmini e saette (è proprio il caso di dirlo) dall’inizio del pomeriggio. A me però piace correre sotto la pioggia, e non ho badato più di tanto a questo particolare. Ecco, magari preferisco una pioggia un po’ più leggera, quella che ti rinfresca e ti consente di mantenere un buon contatto con la strada, ma anche questo temporale non mi sta dispiacendo. Forse non ho tutte le rotelle a posto, ma dopotutto non è che ci si possa aspettare altro da uno che ha dato un nome (e col passar del tempo un’identità) alla sua tabella di allenamento, no? Sto terminando un tratto in salita, anche se forse dovrei dire controcorrente, e sto cercando di ragionare sui mille dubbi che da qualche giorno si sono fatti strada nella mia mente riguardo alla preparazione della gara. Dubbi che riguardano non soltanto l’aspetto tecnico ma anche – forse soprattutto – quello organizzativo per poter affrontare la trasferta e correre i quarantaduemilacentonovantacinque metri della distanza regina. Purtroppo ultimamente viaggiare dalla Sardegna è diventato davvero proibitivo (ho dovuto rinunciare anche alla Mezza di Monza di followyourpassion ed al raduno dei RunLovers) ed a partire da metà ottobre, proprio poco prima che la stagione delle Maratone inizi, sono previsti numerosi tagli ai voli ed incastrare tutto sarà più complicato del previsto. In più, complici alcuni impegni capitati nei fine settimana in cui avrei dovuto correre i lunghissimi, ho spesso dovuto ripiegare sul farli spezzati in due corse giornaliere o posticiparli a metà della settimana, e questo non mi piace per niente, perché dal punto di vista psicologico a questo punto della preparazione avere completato almeno un paio di corse sopra i trenta chilometri sarebbe stato l’ideale. Ad ogni modo, questo è quanto sono riuscito a fare in questi mesi, e tutto sommato non è andata poi male. Vedrò di allungare un po’ e di fare qualche lungo a passo veloce da qui alla fine della prima settimana di ottobre (il 1° correrò la Alghero Half Marathon, che mi ero imposto come soglia per decidere se ed a quale maratona iscrivermi e vorrei fare almeno un trentacinque/trentasei), in modo da poter valutare sia le condizioni fisiche che le possibili previsioni del tempo finale. Mi piacerebbe molto migliorare il tempo fatto a Los Angeles e il sogno nel cassetto sarebbe quello di riuscire a scendere sotto le 3h10’, che – forse un po’ troppo ottimisticamente? – ho ritenuto alla mia portata quando ho studiato i nuovi allenamenti proposti da Charlene.
Ecco, Charlene. Dopo tanto tempo, sotto questa pioggia di settembre, mi sta nuovamente correndo accanto. Non parlavamo da mesi, io e lei. Non che avessimo litigato o che, sia chiaro. Semplicemente lei è la solita Charlene e compare solo quando serve e quando vuole, e forse nelle scorse settimane non riteneva utile palesarsi. Ora, sotto il diluvio che sta facendo saltare i tombini delle strade sassaresi, mentre corro fuori dalla tabella, la vedo danzare sulle punte sollevando il pollice per dirmi che va tutto bene. Le chiedo, forse anche ad alta voce perché tanto non c’è un’anima viva nei paraggi che possa pensare che sono pazzo a parlare da solo (con l’aggravante che sto correndo sotto il diluvio) se anche questa volta riusciremo a correre per così tanta strada. Lei non mi risponde, e per un lungo tratto mi lascia nel silenzio più vuoto che abbia mai provato da quando corro, nonostante la pioggia ed i tuoni sopra di noi. Poi si gira e per un attimo la pioggia smette di cadere e noi restiamo sospesi a mezz’aria mentre tutto intorno si schiarisce e le nuvole si diradano, lasciando spazio ad un cielo stellato così pieno di luci da togliere il fiato.

Conta così tanto? Mi chiede – e poi sparisce ed io mi ritrovo a correre sotto la pioggia che ricomincia a cadere lavando via i pensieri e le preoccupazioni.

Mi ritornano alla mente alcuni messaggi scambiati con Sandro qualche giorno fa sull’approccio che si dovrebbe sempre avere quando si parla di quelle che, alla fine, sono soltanto gare di corsa di un amatore e che prima di pensare a tutto il resto bisognerebbe godersi tutto il contorno. Corro questi ultimi sei o settecento metri senza pensare a quest’acqua che cade e alle scarpe grondanti, e mi ritrovo quasi senza rendermene conto davanti al portone di casa. Spengo il GPS e cerco nella tasca le chiavi. Inserisco quella giusta nella serratura e al clic dello scatto spingo in avanti il portoncino metallico. Prima di chiuderlo alle mie spalle guardo nuovamente la strada e, confusa sotto la pioggia, mi sembra di vederla.

No, effettivamente non conta così tanto, Charlene, grazie.

 

[CONTINUA…]

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3 COMMENTS

    • Ciao Loris! :)
      Charlene è il nome che ho dato alla mia tabella di allenamento per preparare la maratona di Roma un anno e mezzo fa. Col tempo da “sergente di ferro” alla full metal jacket si è “trasformata” in una buona compagna di corsa che mi tira spesso fuori dai guai, se di guai si può parlare mentre si corre una maratona! :)
      La cosa grave è che mi capita di parlarci sul serio, non scherzo quando lo scrivo nei miei articoli! ;)

  1. Pietro, sto curiosando fra i tuoi racconti e sono davvero belli. Complimenti per il tuo modo di scrivere, oltre ovviamente per le tue storie, i tuoi tempi, ….tutto!
    Un saluto da una #LumacaFelice del sud dell’isola ;)

    Un saluto anche alla tua Charlene ;)

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