Cosa ti serve per scalare l’Everest

Per scalare l'Everest senza ossigeno ci vogliono gambe, fiato e anche l'attrezzatura giusta

Dopo aver scalato l’Everest senza ossigeno in 26 ore, Kilian Jornet si è ripetuto a distanza di poco meno di una settimana. Battendo se stesso di ben 9 ore e completando l’ascesa in 17 ore. Un risultato stratosferico che per pochissimo non gli ha permesso di battere quello di 16 ore e 42 minuti dell’austriaco Christian Stangl stabilito il 25 maggio del 2006 (ma Kilian potrebbe sempre stupirci). L’eccezionalità dell’evento è anche data dal fatto che lo spagnolo è uno sportivo molto completo, essendo sia uno scalatore eccezionale che un ultrarunner fra i più forti al mondo e anche un campione di sci-alpinismo.

Dopo questa eccezionale impresa, Salomon, lo sponsor tecnico con il quale Kilian ha sviluppato l’attrezzatura con cui ha scalato l’Everest, ha rilasciato immagini e video che documentano la cura con cui è stata preparata la spedizione e forniscono interessanti dettagli sugli accorgimenti adottati. Per iniziare questo è il lay down di tutto quello che Kilian aveva addosso o nello zaino:

Ancora più interessante è il tipo di calzatura che ha usato.

La richiesta del grande spagnolo è stata semplice e diretta: “Vorrei tornare a casa con tutte le dita”. Quindi serviva una calzatura adatta a correre, perfettamente isolante e anche adatta a scalare sulla neve e il ghiaccio.
Salomon ha studiato un modello composto da 3 strati: un calzare morbido molto simile alle scarpe con cui Kilian corre normalmente ma con un collare molto alto per evitare che entrasse neve. Con questo Kilian ha corso dal lodge all’ABC (Advanced Base Camp) da dove ha attaccato la cima. Da qui in poi ha infilato il primo scarponcino da running in un calzare isolante e infine, nell’ultima fase, ha infilato tutto in uno scarpone ancora più isolato, rigido e con i ramponi.

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Quindi ora hai capito come scalare l’Everest senza ossigeno: ti serve tutta questa attrezzatura.

Ah, e poi devi essere anche Kilian Jornet, ma lui non è in vendita ;)

(Photo credits Salomon Sports)

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

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