Correre in Myanmar

Hai mai corso con l'umidità al 94%? Cristina sì, in Myanmar

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Ognuno corre come vuole, semplicemente, naturalmente. Semplicemente, naturalmente, Runlovers parla di cosa si parla quando si parla di corsa.

Tempo di lettura: 4 minutiLa pioggerellina si appiccica addosso e non sono sicura se ciò che ho sulle braccia sia pioggia o sudore. Ieri l’umidità era al 94% e stamattina non è da meno. Guardo in terra, cerco di schivare più pozzanghere possibili, ma il People’s park di Yangon nel quale sto correndo offre scenari talmente nuovi ai miei occhi che non mi va di passare tutto il tempo a guardare sanpietrini e schivare pozze, così alzo gli occhi per godermi lo spettacolo, con buona pace delle scarpe da running che ogni tanto finiscono dritte dritte nell’acqua. Nonostante siano solo le 5.30 del mattino, il parco è molto popolato. Mi è stato detto che il morning exercise è tenuto in grande considerazione qua in Myanmar, anche se non mi è chiaro che tipo di exercise tutte queste persone stiano facendo. Indossano scarpe da ginnastica, pantaloni della tuta e magliette a maniche corte. Camminano veloci con la testa alta e a volte muovono le mani di fronte al petto. Vado dove c’è più gente e mi ritrovo a correre una lunga scalinata che culmina davanti ad una recinzione che separa il parco dalla strada.

Al di là della strada c’è la pagoda Shwedagon, un magnifico spettacolo architettonico i cui colori oro e bianco emanano serenità, armonia e solennità. Arrivo alla fine della scalinata e, sempre di corsa, mi giro e inizio a percorrerla al contrario quando realizzo che tutte queste persone stanno in realtà pregando: camminano veloci lungo la scalinata, lo sguardo rivolto alla sommità del tempio buddista, di tanto in tanto congiungono le mani di fronte al petto e muovono impercettibilmente le labbra. Mi sento fuori posto, così alla fine della scalinata vado verso ciò che sembra la parte più verde del parco e continuando a correre trovo gruppi di thai-chi e yoga. La maggior parte sono vestiti di bianco e portano legate in vita o sulle braccia fasce rosse. Si muovono all’unisono al silenzioso comando dei loro maestri, in equilibrio su una gamba sola stendono l’altra di fronte a loro o stesi in terra portano il petto in fuori e la testa indietro in una delle posizioni del saluto al sole. Ancora una volta, armonia è la prima parola che il cervello mi suggerisce quando elabora il paesaggio attorno a me. Di runners nemmeno l’ombra e ho come l’impressione che la velocità e l’affanno tipiche della corsa stonino in questo contesto.

In qualche modo, la sensazione di armonia rimane intatta anche nelle zone rurali del Myanmar, dove le strade di terra rossa che si fanno largo tra le piantagioni di gomma costeggiano ordinate palafitte fatte di legno e canne di bambù. Correre nelle zone rurali comporta qualche brivido in più: per strada ci sono numerosi cani randagi e si è soli sul terriccio rosso in mezzo ad una fittissima vegetazione che a volte non lascia neanche intravedere il cielo. Dovrei sentirmi in pericolo e intrappolata nella giungla tropicale, e invece mi sento libera e serena, quasi coccolata dal paesaggio che mi scorre attorno. Difficile che possa capitare qualcosa in questi luoghi così remoti e tranquilli.

L’ultima mattina a Yangon esploro di corsa una zona diversa del People’s park. Il sole sta per spuntare da dietro la cupola dorata della pagoda e le nuvole si tingono di rosa. In uno spiazzo del parco scorgo un gruppo di donne con in mano ombrelli colorati. Sono rivolte verso il tempio buddista e appaiono immobili. Mi avvicino per capire meglio cosa fanno e man mano che corro verso di loro, riesco a distinguere un suono che fa da sottofondo all’intera scena: è un lungo e profondo collettivo ohm quello che tutte insieme stanno emettendo. Mi fermo, osservo e ascolto per qualche minuto, poi tiro fuori il telefono dalla fascia al braccio e scatto una foto. Peccato che le foto non catturino i suoni perché avrei voluto condividere con voi quest’ultima perla del Myanmar e trasmettervi ciò che questo paese mi ha trasmesso: accoglienza, armonia e inclusione.


Cristina Lussiana


Gli altri viaggi di Cristina:

AFRICA
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1 COMMENT

  1. oh, non è ohm ma aum che facendo vibrare le tre lettere si sente ohm, sto facendo un corso di yoga e ci sono rimasto malissimo.
    Detto questo ti invidio tantissimo!

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