Correre in Guatemala

Un viaggio lungo e un fusorario che stordirebbe un elefante non fermano di certo la nostra Cristina alla scoperta del Guatemala

Google Maps mi informa che l’hotel dove sono si trova a un paio di isolati dalla piazza principale di Antigua Guatemala e non troppo lontano dalla stazione degli autobus diretti a sud. Sono le 6 di domenica mattina e sono completamente distrutta da 9 ore di fuso orario e 3 giorni di voli; mi serve una corsa per riprendermi, ma stavolta, non sapendo dove andare e con scarsissime indicazioni disponibili online, non posso far altro che affidarmi al caso. Ieri sera ho notato che tantissime stradine in città sono lastricate di sanpietrini il che rende la corsa pressoché impossibile. L’unica opzione è seguire la strada che fanno gli autobus verso sud e sperare che sia asfaltata.  

Esco dall’hotel e respiro a pieni polmoni la fresca aria mattutina a 1500 metri d’altezza. Il cielo è terso e la foschia dell’alba sta già lasciando il posto al calore del mattino. I primi 200 metri sono molto pittoreschi: la stretta via è caratterizzata da casette molto basse e colorate con buganvillee che ricoprono di fucsia i muri di pietra. Tutte le porte e le persiane sono chiuse e le poche persone in giro portano grossi sacchi di tela sulle spalle. Ogni tanto qualche motorino con sopra due persone senza casco mi sfreccia accanto e qualche autobus strombazza facendo ululare tutta la carrozzeria di lamiera rossa adornata di mille e una decorazioni colorate e scintillanti. Al fondo della via dovrei trovarmi la stazione degli autobus: in assenza di pensiline o cartelli, credo che quei 4 autobus parcheggiati stiano ad indicarmi che la stazione è proprio qui e devo quindi girare a sinistra per allontanarmi dal centro cittadino e… voilà!, i sanpietrini lasciano il posto ad una strada asfaltata a due corsie. Aumento il passo e man mano che mi lascio alle spalle le casupole della città si fa più visibile l’incantevole scenario che circonda Antigua Guatemala: si tratta di tre vulcani, tutti lussureggianti di fitta e verdissima vegetazione.

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Il più maestoso è probabilmente il Volcàn de Fuego perché di notte dà vita ad un pittoresco spettacolo di zampilli di lava con sfumature gialle e rosse. Mi fermo per scattare un paio di foto alle nuvole di fumo che escono dalla sua cima. D’altronde non capita tutti i giorni di correre tra vulcani fumanti! Qua e là lungo la strada si ramificano dei viali ciottolati e in mezzo alla fitta boscaglia si intravedono fattorie o ciò che rimane di antiche case coloniali caratterizzate da archi di calce bianca sopra grandi cancelli di legno scuro e bassi muri di pietra a delimitare terreni fertili di caffè e cacao. Ripercorro questa strada altre volte durante la settimana e a ogni uscita il cielo e il paesaggio mi regalano sfumature diverse della stessa calma mattutina: mi immergo con piacere in quest’atmosfera ricca di natura che pare essere rimasta intatta negli ultimi 400 anni.

Dopo ogni corsa ritorno in hotel dove dopo una doccia salto a piè pari lo stretching per andare con piacere a rifocillarmi con una delle migliori colazioni che abbia mai fatto. Si tratta di frijoles negros serviti su tamales o pupusas de maiz, frutta di stagione, champurradas e platano frito; il tutto accompagnato da un po’ di atol de avena e due o tre tazze di caffè guatemalteco per il quale l’aggettivo buonissimo è un eufemismo. Di solito dopo la corsa non ho per niente fame, ma a quanto pare il mio corpo apprezza la colazione guatemalteca e non vorrei mai contrariarlo. Mi toccherà fare una visita in cucina per imparare un paio di ricette e condividerle con altri RunLovers! Sono sicura che anche loro apprezzerebbero!

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Cristina Lussiana


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