Correre ad Amsterdam

Correre fra i canali, in una delle città più a misura d'uomo del mondo (ma attento alle bici!)

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RunLovers
Ognuno corre come vuole, semplicemente, naturalmente. Semplicemente, naturalmente, Runlovers parla di cosa si parla quando si parla di corsa.

Tempo di lettura: 3 minutiPer ben 2 volte mi ritrovo a posticipare la sveglia di altri 20 minuti. È come se mi fosse passato sopra un treno: sento tutti i muscoli pesanti, la testa che gira e ho quella sensazione di ubriachezza tipica della differenza di fuso orario che mi porto addosso. Neanche 36 ore fa ero a New York con i RunLovers @Lorenzo e Serena e ora sono ad Amsterdam: dopo 15 gg on the road per lavoro, il corpo inizia a dare segni di cedimento e non c’è nulla come una corsa per rimetterlo in sesto.

Se non conoscessi bene la sensazione che si prova a fine corsa, probabilmente stamattina non ci sarebbe verso di uscire da questo letto. E invece il cervello, che già pregusta le dopamine che riceverà quando tutto sarà finito, ha azionato alcune leve muscolo scheletriche che fanno sì che scaravento da parte le lenzuola, mi trascino in bagno, prendo i vestiti da corsa e mi preparo. In piedi davanti al pc faccio finta di fare stretching mentre cerco su internet un possibile percorso. La bellissima Amsterdam è piena di canali e strette viuzze che non facilitano lunghe e spensierate corse. C’è un parco a 2 km a nord-ovest: raggiungerlo non sarà facile, ma tanto vale provarci.

Esco di casa e inizio a correre verso Central Station, ma la moltitudine di bici e pedoni che devo schivare mi fa pensare che non è stata una buona idea. Decido di deviare un po’ il percorso e giro a sinistra su una pista ciclabile che sembra allontanarsi dal centro città in direzione del parco. Non sono sicura che si possa correre sulle piste ciclabili e non vedo altri runners, né sulle piste ciclabili, né sui marciapiedi. D’altro canto, le strade sono troppo strette per far posto a macchine, runners e bici-non-sulle-ciclabili, per cui mi dico che posso stare sulla ciclabile. Se do fastidio, le bici si faranno sentire. Corro in mezzo a strette viuzze che non prendono mai il sole, saltello sui san pietrini che ricoprono i marciapiedi, al passaggio schivo cani, passeggini, tavolini dei dehors, ragazzi sullo skateboard e mi diverto a fare su e giù dai ponticelli dei canali. È inizio primavera e gli alberi danno un bel contorno verde bucolico a questa città dove predomina il rosso dei mattoni delle case. Dopo qualche km la pista ciclabile lascia il posto a un ponte che porta a un vecchio mulino restaurato e non più in uso che segna l’inizio del parco. Faccio appena in tempo a oltrepassare il mulino quando il Garmin mi avverte che è ora di tornare indietro: a malincuore, proprio ora che avevo raggiunto il parco, faccio dietro front e continuo a correre fino a casa.

Mentre salgo le ripidissime scale che portano all’appartamento al primo piano, una vecchia conoscenza si fa sentire: la tibia sinistra inizia a pulsare, ma tra me e me le dico: “Cara tibia, non ora, non oggi, non qui. È una bellissima giornata di sole e siamo ad Amsterdam. Non c’è proprio nulla di cui puoi lamentarti!”.

Cristina Lussiana


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