Blizzard di marzo non ti temo

Un vero Runlover non si ferma davanti a niente, manco davanti a una tempesta di neve in pieno marzo. Come il nostro amico Lorenzo <3

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Tempo di lettura: 3 minutiDa due giorni a New York si parla della nevicata che sarebbe arrivata martedì. File lunghissime al supermercato, linee metro cancellate, uffici e scuole chiuse. E io penso: “cavolo ma io devo correre martedì!”

Cosi mi sono svegliato… ho guardato fuori dalla finestra (ed il meteo)… e… ho preso coraggio (vabbè c’ho messo un pochino in più di così a convincermi). In fondo starei preparando una gara in Islanda. Che cavolo!

Doppi calzini, cappello, copri gola, due felpe (il nome tecnico lo ignorerò sempre, io le chiamo felpe) + giacca pesante. E telefono per le foto (mi fermerò di tanto in tanto, ne sono sicuro). Pronti via.

Il giro è il mio “solito” da queste parti: Greenpoint + Williamsburg – zona nord di Brooklyn – (con pausa obbligata ad ammirare il panorama). Verso sud la prima parte del giro, verso nord il ritorno.

Ma oggi è tutto diverso. C’è un clima da “io sono leggenda” e la leggenda sono io. In giro, da solo. Niente auto, niente persone, niente rumori, niente runner (in un percorso dove di solito se ne incontrano a decine). Cantieri chiusi (che in questa zona ultimamente vuol dire DECINE di cantieri).

Fa freddo, ma non freddissimo.E in effetti mi piace correre con la neve… temperatura giusta, silenzio incredibile e poi, domani, sarà impossibile. E’ previsto che la temperatura scenda a -8 e sai il ghiaccio per terra. Meglio una gallina oggi…

Ogni tanto però ci sono delle folate di vento pazzesche. Mi spostano letteralmente. E non sono esattamente 25kg.
Arrivati al mio molo preferito c’è talmente tanto vento… che non c’è neve sul molo!

Manhattan sembra sparita.. inghiottita da una nuova glaciale (effetto The Day After Tomorrow per capirci). Eppure so che è li (ieri c’era, giuro). Ad un paio di km (forse anche meno) in linea d’aria.
Continuo per la mia strada. La neve aumenta. il vento pure. Se vuole ribadire un concetto, l’ho capito già.
De Andrè diceva “il vento ti sputa in faccia la neve”. Credo sia la definizione giusta per oggi.
Correre sui marciapiedi diventa impossibile. Troppa neve. Attraverso un semaforo rosso e mi becco anche il cazziatone dalla polizia. Mi prostro. Proseguo.
Comincio a tornare indietro, i cartelli STOP sugli scuola bus sembrano un consiglio “divino”.
Faccio un pezzo di Bedford Avenue. La TCS NYC Marathon passa di qui. In condizioni diverse, di solito e per fortuna. Il vento aumenta. La neve è ora mista a pioggia. Ma io vado, felice.

Arrivo al ponte di Williamsburg, uno dei miei posti preferiti a NY in assoluto, sono tentato di andare fino a Manhattan. Penso al vento sul ponte. Ci ripenso nettamente. Corro verso Metropolitan Ave. Comincio a vedere delle persone per strada. Passo davanti ad una immancabile stazione dei pompieri. Arrivo a McCarren Park sulla pista di atletica. O almeno SO che qui c’è la pista di atletica ma è completamente bianca. Continuo verso casa. Manhattan Avenue mi accoglie. Il vento aumenta. la neve pure. Faccio slalom sui marciapiedi per evitare le botole di metallo che vorrebbe dire iscriversi immediatamente al Guinness per la scivolata del secolo. Sono quasi a casa. Ancora neve. Altro vento (ovviamente contro, ne esiste uno a favore nella corsa?).

Finito. Strava (sbagliando) dice che ho fatto 11.2 Km. Saranno 10.5 ad essere larghi.

E’ stato bello, emozionante, freddo, intenso.
Mentre tento di scongelarmi i piedi penso: “chissà magari domani non c’è troppo ghiaccio…”
Sono fottuto. Sono un runlover.

 

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