Atleta vs Coach

“Non esiste l’allenatore migliore del mondo, ma esiste l’allenatore migliore per te in quel momento”.

Occhi sgranati.

“Significa che puoi anche andare dall’allenatore più preparato del mondo, ma se utilizza con tutti lo stesso metodo non è detto che con tutti funzioni.”

Sguardi attoniti.

“Facciamo un esempio che conosciamo tutti: Carlo Ancelotti. Tutte le squadre che ha allenato hanno vinto. Nel 2016 è stato ingaggiato dal Bayern Monaco con il difficile intento di continuare la striscia positiva di 3 scudetti vinti. Ancelotti riesce nell’intento, portando alla vittoria il Bayern e facendo vincere alla squadra anche due supercoppe di Germania. Viene riconfermato sulla panchina bavarese, ma qualcosa, sin dall’inizio della stagione in corso, sembra essersi rotto. Critiche, dissapori e musi lunghi dei senatori del gruppo cominciano a farsi largo. Cose dette o fatte intuire. L’aria non è più la stessa. E a certificarlo, arriva la sconfitta di Parigi in Champions, la competizione in cui è più a suo agio. Una batosta che brucia e segna un punto di non ritorno. Tanto che dopo nemmeno 24 ore Ancelotti è senza panchina.
Tutta questa storiella cosa significa? Che in quel momento non era l’allenatore giusto per quella squadra di calcio.”

Ripenso alla mia esperienza. Ma quanto è importante avere un allenatore di cui ti fidi? Che ti potrebbe anche dire di buttarti nel fuoco che tanto non ti bruci e tu lo fai perché credi che tutto ciò che ti propone, lo fa per migliorarti?

Il rapporto allenatore – atleta è molto complicato e delicato.

L’atleta infatti mette nelle mani dell’allenatore tutto se stesso. Si affida completamente a lui e crede ciecamente nel progetto che gli viene proposto. Dall’altra parte, l’allenatore deve tener conto dei feedback ricevuti e cucire su misura un lavoro adatto a lui, in modo tale da ottenere il meglio.

Peccato però che non sia mai tutto così semplice e facile. Anzi. Le incomprensioni sono dietro l’angolo e quando qualcosa va a minare questo complicato ingranaggio, il meccanismo s’inceppa… ed iniziano i problemi…

Io, per esempio, ho scoperto (tardi) di non aver bisogno di qualcuno che credesse in me, di quelli ce n’erano a bizzeffe, ma di qualcuno che mi facesse credere in me (scusa il gioco di parole). Ho scoperto, infatti, di essere io la prima detrattrice di me stessa e che se non avessi superato questo mio limite non sarei mai riuscita a superare nessun altro.

Il coach deve quindi saper ascoltare, mentre a sua volta l’atleta deve saper comunicare esattamente le proprie sensazioni ed emozioni.
Personalmente ho scoperto che ciò che fa la differenze è proprio la la comunicazione. Senza, non si va da nessuna parte.
Ogni buon allenatore preparato sa leggere i dati oggettivi (watt, frequenza cardiaca, velocità, tempi..), ma un vero coach deve saper cogliere tutti i segnali anche non verbali che l’atleta gli invia.
Per esempio: quando avevo gli esami in università, se l’esame era stato particolarmente difficile, impegnativo o mi aveva prosciugato un sacco di energie, era inutile che facessi un’uscita lunga in bici perché sarebbe stata troppo impattante e non avrebbe fatto altro che aggiungere stanchezza su stanchezza.

È anche fondamentale che sappia spingere i tasti giusti, perché la motivazione è fondamentale. È il motore che spinge l’atleta a svegliarsi all’alba per infilarsi le scarpe e uscire a correre.

Insomma, tutto questo discorso per dire che fare l’allenatore è un mestiere complicato perché si deve tener conto non solo della parte atletica ma anche della componente mentale e affettiva della persona che si ha davanti. Prendersi cura solo dell’una o dell’altra non basta!
Non siamo macchine perfette per cui basta una formula matematica per far si che tutto funzioni, ma siamo un insieme complicato di testa, cuore e muscoli e cercare di far funzionare tutto alla perfezione è davvero complicato.

Quindi? Quindi per la cronaca, il Bayern questa settimana a vinto con Paris Saint-Germain grazie al vecchio allenatore Heynckes.

D’altronde non esistono allenatori bravi in senso assoluto, ma esistono allenatori bravi per noi in quel momento.

 

 

Photo by Leio McLaren on Unsplash

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Nuota come un motoscafo, pedala come una moto e corre come se fosse inseguita da un'orda di zombie affamati. Veronica si definisce un'atleta (semi)professionista ma solo perché i semi li sta gettando per far crescere una carriera grandiosa nella triplice disciplina. Si dice sia sempre felice perché è in costante overdose da endorfine ma, in realtà, ha un segreto per la felicità molto ben custodito e te lo svelerà solo se vai più forte di lei. Quindi lo conoscono in 5 in tutto il mondo! ;)

2 COMMENTI

  1. Mi rivedo molto in quello che hai scritto, brava!
    Una domandina semplice semplice… come hai fatto a non essere piu’ la nemica di te stessa?
    Grazie, Laura.

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