Anche gli atleti ingrassano (ma strategicamente)

Gli atleti dovrebbero essere sempre in peso forma da gara? Sembra di no.

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Per essere un velocista devi avere tecnica, muscoli e pesare in un solo modo: perfettamente. Né troppo, né troppo poco. Ogni grammo in più si traduce infatti in fatica in più che il tuo corpo deve fare per trasportare sé stesso e, di conseguenza, in una minore velocità. Ogni grammo in meno invece può compromettere la tua prestazione perché può significare che la muscolatura non è sufficientemente allenata a sopportare lo sforzo o che sei in carenza di riserve di energie. E prima o poi la pagherai.

Lo yo-yo controllato

Mai sentito parlare di effetto “yo-yo”? È quell’andamento ciclico del peso corporeo per cui si perde peso durante una dieta per poi riacquistarlo (molto velocemente spesso) subito dopo.

Un interessante articolo su Outside Online ha analizzato questo fenomeno applicato al caso dell’olimpionica canadese dei 1500 Hilary Stellingwerff. A illustrarlo è lo stesso marito, che è anche il suo allenatore. Nel seguente grafico dell’andamento del suo peso corporeo le bande grigie indicano i periodi di gara.

Come si può notare Hilary raggiunge sempre il peso forma (da gara) esattamente in questi periodi. “Ovvio!”, penserai. Non così tanto, perché nel caso di molti altri atleti questo grafico sarebbe quasi sempre piatto e non sinusoidale come il suo, a indicare che loro sono *sempre* in peso forma da gara. Chi ha ragione? La pratica e i risultati sembrerebbero dover assegnare il trofeo dell’affidabilità proprio a Hilary che, grazie a questo regime, pur non avendo mai vinto ori, ha avuto una costanza invidiabile nelle sue prestazioni agonistiche e soprattutto  si è infortunata solo un paio di volte.

Il metodo Stellingwerff

Se fai competizioni so che ora starai attentissimo, ma fammi prima fare una premessa: questo metodo – che non ha niente di stregonesco – deve essere fatto sotto l’attenta supervisione medica. Però alla fine ti dirò anche un paio di consigli che sarebbe bene applicare comunque e che non richiedono un medico.

Pronti? Via.

  1. Solo quello che serve: durante i periodi di allenamento “normali” il regime alimentare di Hilary prevede solo il soddisfacimento calorico del sistema basale (quello che consuma per vivere) e quello derivante dagli allenamento. Si calcola insomma il fabbisogno basale + il fabbisogno derivante dal carico dell’allenamento = calorie di cui rifornirsi
  2. Perdita graduale di peso: nel periodo precedente le gare per una durata variante tra le 6 e le 8 settimane, il fabbisogno giornaliero di calorie viene sottoalimentato di 300 calorie in modo da permetterle di usare la massa grassa accumulata nei periodi precedenti per alimentarsi
  3. Togliere zuccheri e grassi: per eliminare le 300 calorie (la quantità è variabile in funzione del peso e delle caratteristiche fisiche dell’atleta, 300 è solo riferibile a lei o ad atlete simili) la sua dieta non prevede né zuccheri né grassi e viene attentamente porzionata in micropasti in modo da darle comunque sempre energie disponibili durante gli allenamenti.
  4. Dieta proteica: per permettere comunque ai muscoli di avere fibre sufficienti, durante i periodi di perdita di peso Hilary aumenta il carico proteico (quanto? Ecco a cosa ti serve un medico per applicare questo metodo).

Due consigli sempre utili

Ti avevo promesso i consigli che vanno sempre bene ed eccoli qua.

Essere sempre in peso forma da gara potrebbero non servire. Anzi, il tasso di infortuni fra gli atleti potrebbe (usiamo il condizionale) essere causato proprio dall’ossessione di essere sempre in peso forma, senza lasciare che il corpo riacquisti riserve di grasso durante i periodi di scarico.

Varia l’apporto di carboidrati. Se ti alleni con costanza ma non sempre con la stessa intensità, dovresti consumare più carboidrati nei giorni in cui ti alleni di più e di meno in quelli più rilassati. Non sempre la stessa quantità di carboidrati insomma.

In definitiva, allenarti – a qualsiasi livello tu lo faccia – deve insegnarti che l’alimentazione è strettamente collegata alle tue prestazioni atletiche e che più coscienziosamente ti alleni, più diligentemente ti devi alimentare. Che poi, diciamolo, è un’attenzione che tutti dovremmo avere, sempre.

(Photo credits Energepic)

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L’importante è che siano barefoot.
Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l’accortezza di annunciarlo su twitter.
Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l’altra faccia della stessa medaglia.

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