361° Sensation 2: dall’Asia con furore

Le 361° Sensation 2 sono interessanti per il molto supporto, il drop contenuto (9 mm) e la incredibile leggerezza

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Forse non hai ancora sentito parlare di 361° ma quasi sicuramente hai visto il suo marchio da qualche parte: tipo sulle divise dei tedofori di Rio 2016 che erano infatti fornite da questo aggressivo e nuovo brand cinese, il primo asiatico nella storia a sponsorizzare i Giochi Olimpici.

Nato pochi anni fa dall’incontro di due esperti del settore che avevano sempre prodotto scarpe per Asics e Nike, 361° ha fatto tesoro di questa esperienza e gli ha voluto aggiungere un grado in più: quello che ti fa idealmente migliorare ogni giorno, facendo sempre qualcosa di più. Dal 2013 si sta espandendo in tutto il mondo: a Taiwan dove sviluppano le scarpe, al Brasile dove definiscono le strategie di marketing, agli USA e all’Europa con la nuova sede di Amsterdam inaugurata nel 2016 e dove vengono effettuati anche i test sulle scarpe.

Dove ci siamo già visti?

Le Sensation 2 che ho provato sono l’evoluzione delle 1, premiate come Best Buy da Runner’s World USA nel 2015. All’apparenza hanno qualcosa di familiare: pur ricoperte con una grafica che non passa inosservata e che si snoda dal semplice “3” sul fianco, era come se ci fossimo già incontrati. Non dico che assomigliano a nessuna scarpa in particolare, dico che guardandole notavo dei dettagli che dicevano molto sulla cura con cui sono assemblate. Le Sensation 2 sono scarpe rifinite molto bene e con dettagli magari semplici ma che denotano una cura non indifferente, come la linguetta anatomica che sborda il giusto e che è soffice e morbida o i contrafforti nel tallone.

Una certa sorpresa

A occhio so dire quanto pesa una scarpa ma quello che non so dire senza provarla è quanto pesa “effettivamente” mentre ci corri. Ecco: la mia storia con le Sensation 2 è stata di quel genere tipo “Ti credevo diversa”, ma con un risvolto positivo. A guardarle sapevo che pesavano sui 300 g (infatti ne pesano 312, bravo Martino) ma non potevo sapere quanto avrebbero pesato una volta sulla strada. E quando ci ho corso ho dovuto ammettere che, wow, sono davvero più leggere di quanto quel numerino ti farebbe pensare. La sensazione è insomma di avere ai piedi scarpe molto più leggere di quanto dichiarato.

On the road

Prima di dirti come sono sulla strada ti parlo anche di altri due dettagli: la mesh della tomaia è molto traspirante e dà sempre molto comfort al tuo piede e l’appoggio è più largo e comodo del solito (parlo della larghezza della suola, non della pianta interna che, come ti dirò dopo, è invece normale). Sono scarpe che percepisci come naturalmente più stabili forse perché la pianta è effettivamente più larga. Ok, tieni a mente questi due dettagli perché c’entrano con le sensazioni che ho avuto correndoci.

Le Sensation 2 sono infatti molto stabili: a partire dall’appoggio alla risposta del sistema suola/intersuola (basata su un brevetto di 361°, il Quickfoam, una miscela di EVA e gomma che non decade nelle sue doti elastiche come succede all’EVA ma è sempre responsiva) ai contrafforti del tallone. Parliamo insomma di una scarpa con molto supporto studiata per sostenerti, specie nei chilometraggi lunghi, quando il piede si stanca e serve sostegno. E questo è il loro punto di forza: lo fanno senza pesare. Un paradosso infatti di certe scarpe molto supportive è che lo fanno a discapito del peso che comunque contribuisce ad affaticarti. Quindi: che senso ha portarti dietro molto peso quando hai le gambe fresche per aiutarti dopo, quando avrai i muscoli stanchi anche a causa dell’eccesso di peso delle scarpe? Non è un controsenso? Sì, ma non per le Sensation 2, che pesano in verità poco.

Per chi sono

Molto stabili e strutturate. Il DNA delle Sensation 2 è chiaro: sono scarpe per chi di chilometri ne fa molti o per chi ne fa meno ma è un po’, diciamo, fuori forma. In entrambi i casi, quando le gambe vengono un po’ meno intervengono loro e quando le gambe sono fresche loro, molto discretamente, non si fanno sentire e non pesano in alcun modo. Ogni scarpa è molto personale, per cui mi sento anche di esprimere un parere molto soggettivo: sono abituato a correre con scarpe quasi minimal, con pochissimo o nessun supporto e con un feeling molto naturale. Inoltre la pianta delle Sensation 2 è un po’ troppo stretta per il mio piede. Soggettivo, si diceva. Non è un difetto: anche le adidas per me hanno una pianta un po’ troppo stretta. Però non posso negare di essere rimasto stupito da leggerezza e secchezza nella risposta. Pur avendo “molta roba sotto” le Sensation 2 ti fanno sentire la strada e sono più dirette e sincere di quanto potresti pensare.

Benvenuta 361°: quel grado in più per me significa stupore.

 

IN BREVE
Comodità
8
Estetica
6.5
Tomaia
9
Suola/intersuola
9
Peso percepito
10
Protezione
9
Rapporto qualità/prezzo
7
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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L’importante è che siano barefoot.
Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l’accortezza di annunciarlo su twitter.
Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l’altra faccia della stessa medaglia.

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