361 Meraki, la sorpresa

Le Meraki di 361 sanno stupirti per la pulizia della corsa e l'affidabilità che comunicano. Good vibes!

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A tutti piacciono le belle sorprese e le 361 Meraki sono state una bellissima sorpresa. Non sapevo bene cosa aspettarmi da loro e quindi le ho indossate e ci sono uscito a correre, tranquillo e pacifico.

Meraki, che non è una parola giapponese

Innanzitutto mi sono documentato sul nome. Davo per scontato che “Meraki” fosse una parola giapponese. Sai una di quelle parole che vuol dire “Fiore colto nell’attimo in cui il sole è una linea infuocata all’orizzonte mentre spira la brezza di ponente”? Ecco, quelle parole che dicono una cosa complessissima e poetica in 75 sillabe. No: Meraki è greco ed ha pure un significato bellissimo. È considerata una parola intraducibile o senza corrispettivi nelle varie lingue. Significa “Cosa fatta col cuore, la creatività, l’anima”. Bello, no?
Credo che esprima bene come sono fatte queste scarpe di 361. Hanno un’anima e te la danno molto volentieri, facendoti correre con una facilità non comune.

La confidenza, subito

Le Meraki non devono essere capite: non hanno nessuna “curva di apprendimento”, come direbbero quelli che sanno parlare. Non devi saperle apprezzare, non te le devono spiegare. Sono semplicissime scarpe da running, oneste e dirette, esattamente come ti sembrano la prima volta che le indossi. Eppure dopo i primi 100 metri te le sei già dimenticate perché è come se le avessi sempre conosciute.
Mi sono chiesto perché avessi questa sensazione e mi sono dato queste risposte:
– hanno un drop abbastanza contenuto (9 mm) quindi sono simili a quelle più “natural” con cui amo correre
– hanno un design complessivamente non rivoluzionario ma con una certa personalità, specie nel tallone
– hanno un’intersuola con un profilo tendenzialmente basso e filante, che le rende veloci se ci vuoi tirare
– hanno una sagoma trasversale della suola senza spigoli netti.

La gentilezza delle Meraki

Dopo averci corso per svariate decine di chilometri ho capito cosa me le faceva amare: proprio quell’ultimo dettaglio, cioè la sagoma “stondata” della suola, quell’assenza di spigolosità.
A prescindere dal grado di ammortizzazione del sistema suola+intersuola infatti, il comportamento su strada di una scarpa è molto influenzato dalla forma trasversale della suola. Se è squadrata tende dopo l’impatto col suolo a riportare il piede e la caviglia in una posizione determinata, considerata corretta (è, semplificando, il comportamento delle scarpe con supporto che “correggono” la postura, tipo le antipronazione o antisupinazione).
Se invece è stondata negli spigoli, lascia al runner più libertà nel decidere l’appoggio. Si preoccupa di farti atterrare bene e di ammorbidire l’impatto ma non di riallineare la caviglia con il piede.
Questa libertà di movimento si traduce in una sensazione di naturalezza della corsa che personalmente amo molto. Mi piace sentire la scarpa perché protegge il piede, non perché mi costringe a una postura riportando l’asse ideale in posizione dopo ogni passo.

Chi la ama e chi la amerà di più

Se corri di avampiede percepirai meglio questo effetto e amerai come lei ti accompagnia, senza dirti quello che devi fare. Se corri molto la amerai ancora di più perché è una scarpa solida e ben costruita e con una buona ammortizzazione, che protegge comunque dove serve senza prendere mai il sopravvento. Sarà una fidata compagnia dei tuoi allenamenti veloci ma anche dei lunghi.
Proprio quando non vuoi avere il pensiero di cosa hai ai piedi perché sei concentrato sulla corsa apprezzerai di più le Meraki: come delle buone amiche che sai che, nel momento del bisogno, non ti lasciamo mai solo.

Le 361 Meraki sono disponibili in negozio o sul sito 361 al prezzo di 134,99 euro.

IN BREVE
Comodità
9
Estetica
7.5
Tomaia
9
Suola/Intersuola
9
Peso Percepito
9
Protezione
8.5
Rapporto Qualità/prezzo
8
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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L’importante è che siano barefoot.
Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l’accortezza di annunciarlo su twitter.
Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l’altra faccia della stessa medaglia.

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