Tre grandi lezioni di vita

Lo sport insegna molte cose ma le ultime tappe del Giro d'Italia 2016 sono state uno bignami di vita. Da leggere per chiunque, che corra, vada in bici o rimanga a casa sul divano.

Il Giro d’Italia si è appena concluso e – dopo tanti giorni di tappe abbastanza noiose – gli ultimi due arrivi in montagna sono stati delle grandissime lezioni di vita, anche per chi il ciclismo non lo ama o non gli interessa.

Anzi, sul fatto che il ciclismo sia una meravigliosa metafora della vita non credo ci siano pochi dubbi: se vuoi arrivare devi fare tantissima fatica; non basta essere il favorito per vincere facile; c’è sempre qualcuno che cerca di “barare” ma tu devi andare avanti per la tua strada.

Queste solamente 3 lezioni, generali, ma non quelle di cui voglio parlarti oggi. Perché, dopo gli ultimi avvenimenti, secondo me c’è molto da riflettere e imparare. Soprattutto da uno sport dove fatica e dedizione sono le chiavi del successo (come, d’altra parte, anche nella vita).

Ma partiamo dall’inizio, anzi, dal primo.

1. La lezione di Nibali

Vincenzo Nibali era partito con tutti i favori del pronostico e – chiunque avesse voluto scommettere – avrebbe messo una cifra su di lui, certo che qualcosina gli sarebbe tornato in tasca. Così è stato: ha vinto. Ma non con la sicurezza di chi si mette in testa a una corsa e ci rimane fino all’ultima tappa.

Infatti, dopo le prime montagne, Nibali appariva opaco; la crono dell’Alpe di Siusi doveva essere uno dei suoi momenti di gloria mentre – probabilmente – è stato il momento in cui ha toccato il fondo. Si sentivano voci sul suo ritiro dal Giro ma, lui, no. Non ha voluto perché avrebbe significato mollare e disonorare quello che stava facendo.

Come ci insegnano molte vicende, toccare il fondo a volte aiuta: da lì puoi solo migliorare. E così ha fatto il messinese. Aiutato dalla sua squadra ha compiuto due imprese epiche, guadagnando la seconda posizione, prima, e la maglia rosa poi. Non poteva esserci conclusione migliore. Onore al merito, al carattere e alla caparbietà di un campione che – da vero uomo – non ha mollato.

2. La lezione di Scarponi

Michele Scarponi è un compagno di squadra di Nibali e, se il suo capitano ha vinto il Giro, è indubbiamente merito anche suo. Si è sacrificato tantissimo, fino a fermarsi per aspettare il suo capitano e portarlo all’arrivo, dandogli un passo velocissimo per chilometri.

Non è necessario arrivare primi per essere dei grandi uomini, quello che però bisogna necessariamente avere è un cuore enorme e la capacità di mettersi in secondo piano. E giustamente, le prime parole di Nibali quando ha saputo di aver guadagnato la maglia rosa sono state per Scarponi e gli altri suoi compagni di squadra.

3. La lezione di Chaves

Soprannominato colibrì, questo ragazzo nato nel 1990 ci ha dato una grandissima lezione di vita: saper perdere ed essere felici perché si sa di aver dato il massimo, senza cercare alcuna scusa.

Le sue parole sono meravigliose e dovrebbero entrare di diritto nei programmi ministeriali di insegnamento in ogni scuola, di ogni grado.

Un esempio meraviglioso che arriva anche dai suoi genitori che, per primi, sono andati a complimentarsi con Nibali, appena tagliato il traguardo. Non importa se signori si nasce o si diventa; basta esserlo. E tutti loro lo sono.

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