Scegliere è umano, perseverare è da runner

Non è facile scegliere una scarpa da running ma, di sicuro, la decisione di quale scarpa scegliere non si può giustificare solo con il tifo o la tradizione.

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Sandro Siviero
Sandro Siviero (detto BIG): vive, lavora, scrive e corre in una località sconosciuta a tutti, localizzata dall'intelligence in una non meglio definita area nelle terre di Mordor. Big è una sorta di entità grigia che tutto vede e tutto controlla. Essere mitologico, ai collaboratori di RunLovers è concesso vederlo solo in occasione delle festività nazionali della Papuasia e solo in fermo immagine. Cioè mentre corre.
 Qua dentro è quello che decide chi vive e chi muore e, per questo, noi lo amiamo di un amore disinteressato e spontaneo.

Tempo di lettura: 2 minutiOggi parliamo di un argomento “difficile” che ho avuto modo di osservare in questi quasi 5 anni di RunLovers. Gli esseri umani generalmente, quando devono acquistare qualcosa, variano le loro scelte: mai un maglione uguale, una giacca identica a un’altra, mai lo stesso pantalone; mentre i runner sono l’esatto contrario.

In realtà, nella vita di tutti i giorni, alcune persone geniali hanno deciso di smettere di scegliere, adottando sempre lo stesso stile: Albert Einstein, Steve Jobs, lo stesso Mark Zuckerberg, hanno deciso di riempire il loro guardaroba con abiti tutti uguali tra loro. La scelta è semplice se ci rifletti: in questo modo si risparmia moltissimo tempo nella scelta dell’abbigliamento quotidiano e si eliminano “scelte inutili” all’interno delle nostre già molto incasinate giornate. Ma, per i runner, è l’esatto contrario.

Vengo al punto perché altrimenti continuo con un pistolotto introduttivo e ti procuro un’abbondante epistassi. Moltissime persone che corrono, quando arrivano il momento di cambiare le scarpe, nemmeno prendono in considerazione di valutarne diversi modelli: ricomprano la stessa scarpa, al massimo – i più temerari – prendono la versione successiva della loro amata calzatura.
E così si creano le fazioni. C’è il Team adidas, il Team ASICS, il Team Brooks, e via così fino ad arrivare al Team Zoot (in rigoroso ordine alfabetico, non mi riferisco a questi brand in particolare ma volevo solamente fare un elenco ;). E questi “Team”, in perfetto stile calcistico, non considerano ammissibile scegliere nessun altro brand.

Chiaramente sto un po’ estremizzando la situazione ma sono sicuro tu abbia capito benissimo di cosa sto parlando. Ma dove voglio arrivare?

Il mondo della scarpa da running negli utili anni è in grandissima evoluzione e a ogni stagione propone grandissime novità. Pensa alle tomaie seamless, filate in un unico pezzo; pensa alle nuove mescole per le intersuole che rendono più efficiente il ritorno dell’energia, migliorando la corsa; pensa alla diminuzione di peso a favore di una migliore dinamica e di un sostegno più puntuale, applicato solo dove serve.
E questa “direzione mentale a senso unico” che ci porta verso un’unica tipologia, marca, di scarpe ci preclude la possibilità di sperimentare, scoprire e – perché no? – di trovare una scarpa migliore di quella che stiamo usando.

Ma se mi trovo bene con quel modello – dirai tu – perché devo cambiare?

Non sto dicendo che tu “debba” cambiare ma soltanto di non accomodarti su una scelta semplice, di cercare sempre qualcosa di nuovo, di sperimentare. Perché la ricerca della scarpa perfetta è più complessa di quanto si immagini. Tanto che pure Steven Spielberg sta già preparando la sceneggiatura di “Indiana Jones e la scarpa da running perfetta”. ;)

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1 COMMENT

  1. Io devo dire che in un anno e mezzo di corsa non ho mai utilizzato lo stesso modello in sostituzione del precedente (asics, adidas, hoka one one, newton) e le prossime saranno ancora diverse, però devo ammettere che ho notato un certo “attaccamento al marchio” (più che al modello) in tanti runners che ho conosciuto e qualcuno mi ha anche criticato per i miei continui cambi di scarpa, drop, ammortizzazione ecc…

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