Road to Rio: andiamo a portare questa fiamma!

La nostra Anne vivrà un'esperienza meravigliosa: sarà tedofora alle Olimpiadi di Rio 2016. Ma cosa significa portare la torcia olimpica? Lei ce lo racconta.

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Annalisa Zannoni (detta Anne): lo sguardo che pietrifica, la voce che stordisce, i tentacoli che stritolano. Sono tutte caratteristiche...che non le appartengono. I tentacoli forse ma non ho mai guardato troppo bene. Anne vive in vari posti, basta che si trovino tutti sulla linea di partenza di una maratona qualsiasi. Di professione fa l'ottimista. Ha da tempo iniziato il suo processo di trasformazione in donna bionica, sostituendo con delle protesi fatte di sushi le articolazioni infortunate. E' a buon punto ma ultimamente si è fermata sul processo di bionicizzazione delle caviglie dove è richiesto del wasabi aggiuntivo. Presto però sarà ultimata e allora il suo progetto di conquista del mondo potrà continuare. E noi la seguiremo come in quel quadro dove c'era la libertà con le poppe di fuori (che però è di schiena e quindi tutti corrono per vedere cosa c'è davanti), anche se Anne è più pudica.

Tempo di lettura: 3 minuti

Non Beh sì.
Alla fine sono sull’aereo che mi porterà a Madrid e da lì a San Paolo.
Mi sa che è già una settimana che sono un po’ in uno stato di non so che …
Cioè, voglio dire: ma a quanti capita di portare la torcia Olimpica?
Ok te lo dico io perché lo so e almeno lo posso dire a qualcuno: per queste olimpiadi siamo in 12.000 in tutto il mondo [regaz, quella fiamma è partita da Atene eh! Ne deve illuminare di posti prima di arrivare a Rio!]

Fatti questi due conti spicci e realizzato nuovamente quanto possa sentirmi onorata, penso sia arrivato il momento di concentrarmi sul momento (appunto).

Devo dedicare ora un po’ di tempo ai dettagli tecnici, quelli che possano tutelarmi dal fatto che io:
– Ritiri la taglia sbagliata della mia divisa da tedofora, un completino probabilmente dedicato a Pelè tutto bianco immacolato (non l’ho sognato ma l’ho visto). Tale possibilità potrebbe trasformarmi nella tedofora che per la prima volta nella storia corse in pigiamino anziché in divisa.
– Mi faccia trovare all’ora X nel punto X. Il Comitato Olimpico hai dei tempi un po’ strettini per avvisare (ho saputo ieri dove dovevo correre e a che ora, cioè a 3 giorni dell’evento) e vista la mia vasta conoscenza di San Paolo, è un attimo che mi ritrovi nel posto Y all’ora Y.
– Capisca bene chi sono i buoni e chi sono i cattivi. Vabbeh che basta leggere le cronache e di matti ce ne abbiamo a bizzeffe, ma quelli che vogliono spegnere la fiamma olimpica? E dire che io avrei mia nonna Gemma che ci si passerebbe bene il tempo a zappare la terra con ‘sta gente. Li terrebbe anche più occupati socialmente. Comunque, dicevamo: visto che la sottoscritta sarà iper scortata (ho visto foto di gente che correva con i soldati alle spalle), concentriamoci subito sul capire da chi non mi devo preoccupare di scappare o da chi invece, se lo vedo, mi devi trasformare immediatamente in Forrest Gump.

E poi veniamo al momento in sé. Sarà brevissimo, la distanza che ogni tedoforo copre è di 200m e la fiaccola pesa. Vero è che la tedofora più vecchia al mondo ha corso quest’anno a 106 anni, quindi… Ce la posso fare!

Ma quante cose ci possono stare in un momento, in quel momento? Ogni tanto mi chiedo: se le emozioni si potessero misurare, quante riusciremmo a farne stare in 1 minuto della nostra vita?
No perché a me per ora è bastato provare ravvicinati il taglio del traguardo della 100km del Passatore e il giorno del mio matrimonio, e ho percepito chiaramente che il mio cuore era a rischio botto (come anche i miei bulbi oculari che avrebbero continuato a emulare la Fontana di Trevi per ore e ore).
E per questa esperienza così breve ma densa?

Perché a tratti sono investita da un uragano di pensieri. Ma visto che non posso elencarteli tutti perché:
1. Penseresti che sono passa.
2. Ti perderesti nel mio labirinto che nemmeno il Bianconiglio ti salverebbe, fidati
Allora penso di potertene condividere almeno uno: in un momento storico così difficile come quello che stiamo vivendo oggi, quella fiamma per me rappresenta nella maniera più assoluta l’emblema della pace. Di un qualcosa che dice: hey, basta fare i minchioni. Ci sono io a ricordarvi che è molto meglio impegnare le proprie energie nel fare altro.
Che dici, non è male portare in giro un po’ di pace eh?
E soprattutto farlo portando dentro di sé un pezzettino di affetto da parte di tutti. Di tutta l’umanità.
Quanto peserà questa emozione?

Life is good. Ci vediamo a San Paolo!

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