Perché l’ultimo tedoforo di Rio 2016 ci piace moltissimo

Perché è un maratoneta ma soprattutto perché incarna il meglio dello spirito sportivo

Questa notte, mentre guardavamo la cerimonia d’inaugurazione di Rio 2016 e mentre Sandro si annoiava e come Sherlock sparava revolverate verso il muro impedendomi di ascoltare le canzoni brasiliane per cui vado pazzo (lo fa apposta), aspettavamo in verità di sapere chi sarebbe stato l’ultimo tedoforo, il più importante. Quello che avrebbe acceso il braciere che brucerà per tutti i Giochi Olimpici.

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Sapevamo che non sarebbe stato Pelé perché per motivi di salute aveva declinato l’invito. Sapevamo anche che secondo la tradizione si sarebbe trattato di un eroe sportivo nazionale, distintosi per i risultati atletici e per lo spirito umano.

Poi è apparso lui, Vanderlei Cordeiro de Lima. Ce lo ricordavamo dalla maratona delle Olimpiadi del 2004 ad Atene, sia perché la vinse Stefano Baldini, ma anche perché lui non era fra i favoriti. Il suo tempo migliore era di ben 9 minuti inferiore a quello del favorito Paul Tergat, eppure stava conducendo proprio lui, inaspettatamente. Finché Neil Horan, un prete ubriaco irlandese ripudiato dalla chiesa (pare una barzelletta, ma andò così), a pochi km dalla fine lo urtò. E facendogli perdere la prima posizione. Portava una targa al collo che recitava “La profezia di Israele si sta per compiere, la seconda venuta è vicina”. Per dire il tipo di pazzo che compromise la gara di Vanderlei (anche se quando venne urtato era in difficoltà e Baldini in fortissima rimonta).

Ma comunque la concluse, in 3a posizione. Bronzo. Cosa fece? Si imbestialì come una vipera? No. Festeggiò come se l’avesse vinta, felice e contento. Fu talmente sportivo che venne insignito della medaglia Pierre de Coubertin al merito sportivo, perché il suo spirito gli aveva fatto superare la delusione per un piazzamento che davvero non meritava.

Meritava di vincere? Forse non avrebbe vinto comunque, ma in un certo senso vinse lo stesso, e ieri a Rio la storia l’ha risarcito.

*Articolo revisionato: effettivamente Baldini avrebbe comunque vinto perché Cordeiro era in grande difficoltà quando venne urtato. 

 

 

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4 COMMENTS

  1. Ecco, il punto è proprio questo: da sempre con amici e conoscenti che corrono, di tanto in tanto si riapre la diatriba sulla maratona olimpica di Atene: Baldini avrebbe vinto comunque anche senza l’intervento del placcatore oppure Vanderlei avrebbe tenuto? La questione può sembrare provocatoria, pretestuosa e financo infantile, un po’ come quella sulla finale dei mondiali di calcio tra Italia e e Francia (senza la testata di Zidane – e quindi con Zidane in campo – l’Italia avrebbe vinto ugualmente?).
    Chiaro che la risposta incontrovertibile non potrà mai darla nessuno (compresa una eventuale ammissione da parte dello stesso Vanderlei, direi di circostanza e poco sincera…) ma a me piace pensare che senza l’intrusione folle il quadro psicologico della gara sarebbe stato molto diverso, sia per Baldini che per lo stesso Vanderlei. Che per me sarebbe arrivato primo.

    Marco.

    • Non potremo mai saperlo e forse non ha importanza. In fondo i risultati sportivi son quelli segnati sul cronometro ma anche quelli scolpiti nella memoria e tutti e due in fondo hanno avuto soddisfazione dalla storia :)

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