Nike LunarEpic Flyknit: volentieri, grazie

Originali e un po' strane, quando ci corr scompaiono. Ti senti talmente bene che non le senti più.

Si potrà pure dire che Nike abbia una particolare predilezione per l’estetica, ma non si può negare che sappia anche osare – e non poco – nell’innovare. Se per un piccolo brand fare un prodotto azzardato che rischia di non incontrare il favore del pubblico può significare un passo falso, per un grande e colossale brand un inciampo simile può essere catastrofico. E sulle LunarEpic Flyknit Nike ha puntato moltissimo. Come dice il designer Nike Seb Tesche,“Una scarpa tecnica non deve per forza essere brutta per funzionare, no? Che male c’è se è pure bella?”. Ma non è dell’estetica delle LunarEpic che voglio parlare, perché c’è molto altro di interessante in queste nuove Nike.

La tomaia, una roba mai vista

Di scarpe con suole strane ne ho viste a dozzine, ma con un collare così, che sale come una calza, non mi era capitato ancora mai. L’ispirazione di questo design così originale viene dalle Magista (quelle con cui Mario Götze ha segnato il gol mondiale per la Germania), qui declinata in chiave running.
Il motivo non è estetico ma funzionale: serve a rendere più solidali e collaboranti piede e caviglia, in modo da creare una meccanica più fluida. Funziona? Serve? Per quanto strana possa sembrare la LunarEpic Flyknit a prima vista, la sensazione che trasmette appena indossata è molto familiare: grazie alla tomaia seamless in Flyknit (senza cuciture, se non l’unica sul tallone), è esattamente come indossare una calza. Solo che ha una suola, e che suola. Nike definisce in maniera molto precisa questa sensazione: “vanishing fit”, cioè una calzata così naturale da far svanire la sensazione di avere qualcosa ai piedi.
Ma se sono come una calza servono i calzini per correrci? Teoricamente no, anche se personalmente li preferisco. Dovrai però indossarne del tipo a 3/4, cioè appena più alti del collare, in modo da evitare che vengano risucchiati dalla frizione del piede contro la tomaia (con quelli molto corti capita). Nemmeno un difetto ma piuttosto una piccola noia.
Ok, fin qui ci siamo arrivati. Le abbiamo calzate ed è tutto ok: confortevoli, danno sicurezza. Procediamo.

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Una strana sensazione

Quando ci si alza in piedi si avverte una certa instabilità, dovuta al battistrada che è diverso da quello di una scarpa da running tradizionale: non è piatto ma ha invece 5 rilievi o isole corrispondenti ai punti di pressione, cioè le zone dove il piede è caricato dal runner durante la corsa. Nike le chiama “pistoni” perché hanno un comportamento meccanico e una funzione simile a quella di, appunto, dei pistoni.

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Durante la fase di compressione (atterraggio) le loro scolpiture concentriche gli permettono di caricarsi e nella conseguente fase di stacco li fanno invece scaricare, trasmettendo energia sulla strada. La sensazione di instabilità da fermo scompare completamente quando ci si mette in moto: le LunarEpic diventano improvvisamente le nostre care Nike, ma con un bel po’ di energia in più. Il loro aspetto più interessante è quello che meno appare: non è solo il collare ma piuttosto il particolare battistrada. Se la corsa è una caduta controllata, come dice il buon Scott Jurek, le LunarEpic ti mettono nelle condizioni di essere instabile per creare un movimento che diventa corsa.

L’intersuola

Gli stessi tagli al laser che si trovano nel battistrada appaiono anche nell’intersuola: si tratta di una Lunarlon inedita, ottenuta unendo a caldo due mescole diverse e incisa sui fianchi per favorire la compressione e il rilascio dell’energia immagazzinata.

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Le LunarEpic sono anche molto interessanti dal punto di vista industriale. Sono fatte con solo 5 pezzi: una tomaia, le due parti di intersuola e battistrada, una soletta interna, i cavi Flywire per regolare l’allacciatura e l’aderenza al mesopiede e il nastro posteriore che protegge l’unica cucitura. Gli scarti di produzione sono minimi e infinitesimi rispetto ad una scarpa tradizionale e la manodopera richiesta è minima, essendo possibile produrla quasi solo a macchina.

Su strada

Indossate e fatte aderire perfettamente al piede (mi raccomando: sceglile del tuo numero perché devono essere “giuste”, altrimenti avrai la sensazione che il tuo piede ci balli dentro e che siano poco contenitive) le LunarEpic sono molto più avvolgenti di quanto si pensi. Il piede è saldo dentro e la tessitura differenziata del Flyknit (più denso nelle zone più sollecitate) dà una sensazione di controllo e di sicurezza. Si sente che la scarpa c’è e ti segue in ogni evoluzione. Cambio di direzione? C’è. Cambio di ritmo? Vai tranquillo. Dopo qualche km te le dimentichi e ti godi solo la corsa.

Per chi sono

Nike_LunarEpic_Flyknit_Purple_2_originalNike considera le LunarEpic una scarpa trasversale: adatta sia agli allenamenti di qualità (veloci o molto tecnici) che per i medi-lunghi. Dato che non hanno sostegni, salvo quelli ottenuti dall’addensamento del Flyknit, non sono indicate per i lunghissimi o per le maratone, per quanto un runner leggero e allenato le possa usare tranquillamente. Sono scarpe neutre, senza supporti antipronazione o supinazione. Con un drop abbastanza contenuto e con una ottima ammortizzazione, sono un po’ come delle Free ma più protettive: permettono insomma un movimento del piede molto naturale, pur proteggendolo molto più di quanto non facciano le Free. Hanno una buona ammortizzazione dell’avampiede, quindi chi corre con questa impostazione le gradirà sicuramente. Non sono molto reattive e secche, ma questo è un po’ il DNA di Nike: prima il comfort (e ce n’è moltissimo) e poi il resto. Ma il resto, in questo caso, è forse la cosa più interessante fatta da Nike negli ultimi anni: creare una certa instabilità iniziale che invita al movimento e alla corsa.

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Estetica

Le Lunarepic hanno subito diviso il pubblico: chi le definiva brutte, chi stupende, chi diceva che Nike è solo fashion, che non innova più ecc. In verità, come è buona regola sempre, le cose bisogna provarle prima di giudicare. A prima vista possono lasciare perplessi, indossate pure. Quando ci corri e te le dimentichi, capisci però che giudicarle esteticamente è limitante e stupido. Le scarpe sono strumenti per correre, punto.

Prezzo

Nota dolente, anche se giustificata in parte dalla complessità e qualità costruttiva, è il prezzo: 181 euro.
Se ti piacciono e le hai provate e sai che ci farai centinaia di km il costo è alto ma giustificato.

Test collettivo!

Per avere un parere in più, in collaborazione con Nike abbiamo effettuato un test collettivo a Milano: 30 runner le hanno potute provare correndo circa 6 km. La loro opinione? Eccola qui.Test_collettivo_Lunarepic

PREGI
1.  Leggerezza
2.  Reattività
3.  Stabilità

DIFETTI
1.  Supporto
2.  Estetica
3.  Costo

(e grazie a tutti quelli che sono venuti eh!)

Have fun!

Così dicono gli americani quando devono augurarti di divertirti. E le LunarEpic sono molto, molto, molto divertenti, tanto che quando c’hai preso un po’ la mano non vorresti più smettere di correre. E come dice Kilian Jornet, “Più km, più divertimento”.

IN BREVE
Comodità
9,5
Estetica
8,5
Calzata
9
Tomaia
9
Suola
9
Peso percepito
9
Protezione
8
Rapporto qualità/prezzo
7
CONDIVIDI
Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

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