Monitorare il cuore: è meglio la fascia o il sensore ottico?

È una delle domande più comuni e, probabilmente, la scelta più difficile quando ci si avvicina all'acquisto di un cardio-GPS da polso: meglio la fascia o il sensore?

Tempo di lettura: 3 minutiFino a qualche anno fa la frequenza cardiaca nel running era sempre calcolata usando una fascia cardio da indossare al petto che, reagendo agli impulsi elettrici del cuore come in un elettrocardiogramma, inviava all’orologio un segnale radio (prima in formato Ant+, poi anche in Bluetooth) che gli permetteva di farci sapere a quanti battiti al minuto stesse “girando” il nostro cuore durante la corsa, come nel contagiri di un’automobile.

Recentemente però è arrivata una nuova tecnologia: il sensore ottico applicato direttamente alla cassa dell’orologio. In questo caso il battito cardiaco non viene rilevato monitorando l’attività elettrica ma – grazie, appunto, al sensore ottico – analizzando il volume del sangue che passa nelle vene. Come puoi facilmente immaginare: ogni volta che il cuore pompa il sangue c’è una variazione del volume. In questo modo (e senza possibilità di errore) il dispositivo al polso ci riporterà la nostra frequenza cardiaca.

Ecco, un po’ di teoria era indispensabile per capire quale scegliere e, se sei riuscito ad arrivare fino a qui senza mandarmi a “remare”, puoi continuare a leggere serenamente. Ora è tutto più facile.

La fascia è tecnologia vecchia? Assolutamente no!

Il fatto che ora sia uscito il lettore ottico non significa che la fascia sia una tecnologia vecchia: è semplicemente una cosa diversa. Sono due strade analoghe che arrivano allo stesso risultato: misurare la frequenza cardiaca.

Le attuali fasce HRM sono perfette, estremamente precise, confortevoli e portano con sé un sacco di altre informazioni poiché – essendo posizionate all’altezza dello sterno – non risentono degli spostamenti del polso e riescono quindi a fornire dati anche sulle dinamiche di corsa come: tempo di contatto con il suolo, oscillazione verticale, cadenza e lunghezza del passo (e molti altri). In aggiunta, alcune fasce HRM di ultima generazione possono essere utilizzate anche negli sport d’acqua perché registrano la frequenza del cuore e poi la comunicano all’orologio appena emergi (in acqua il contatto radio non è possibile).

Pro e contro

Pro:
– Precisione;
– Registrazione dati sulle dinamiche di corsa.

Contro (solo per i modelli più economici in plastica rigida):
– Alcune persone possono trovarle scomode;
– Se la fascia si sposta, la misurazione può “sballare”.

Lettura ottica: soluzione giovane che promette bene

È solo qualche anno che i sensori HRM ottici sono arrivati sul mercato con un prezzo accessibile e moltissimi runner li reputano una valida alternativa alla fascia cardio. E hanno ragione!

In condizioni d’uso normale i modelli attuali hanno una qualità della misurazione sostanzialmente comparabile a quella della fascia, pur portando con sé dei limiti tecnologici abbastanza ovvi:
irsutismo (se hai troppo pelo sulle braccia, le vene non si vedono);
colore della pelle (le vene si vedono meglio su una pelle bianca);
tatuaggi (scurendo la pelle, rendono le vene meno visibili);
vene poco esposte;
ampiezza del braccio (più il braccio è ampio e meglio funziona il sensore).

Oltre a questo, essendo una tecnologia basata sulla luce, la misurazione dev’essere fatta “al buio” e quindi il polsino dell’orologio dev’essere ben stretto attorno al polso.

A parte questi ostacoli, la lettura ottica è una tecnologia perfetta, soprattutto per chi inizia a correre, non è interessato a tutti i dati sulle dinamiche di corsa e vuole un GPS-cardio da polso come unica soluzione per misurare la sua prestazione.

Pro e contro

Pro:
– Comodità;
– Estrema semplicità d’uso del dispositivo.

Contro:
– Limiti intrinseci della tecnologia;
– Alcuni modelli più economici, se stretti troppo, possono dar fastidio al polso;
– Nessuna registrazione dati sulle dinamiche di corsa.

Quale scegliere?

Come immaginerai facilmente, il mio pensiero è che le due tecnologie segnino un netto distacco tra le tipologie di atleti che le utilizzano. Infatti (in linea di massima), il sensore ottico è perfetto per chi inizia e per chi non è particolarmente interessato ad approfondire i dati sulla sua dinamica di corsa mentre la fascia cardio è ancora scelta ideale (e regina incontrastata) per i runner più evoluti o per chi vuole capire qualcosa in più su come migliorare il suo gesto atletico dal punto di vista biomeccanico.

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Sandro Siviero
Sandro Siviero (detto BIG): vive, lavora, scrive e corre in una località sconosciuta a tutti, localizzata dall'intelligence in una non meglio definita area nelle terre di Mordor. Big è una sorta di entità grigia che tutto vede e tutto controlla. Essere mitologico, ai collaboratori di RunLovers è concesso vederlo solo in occasione delle festività nazionali della Papuasia e solo in fermo immagine. Cioè mentre corre.
 Qua dentro è quello che decide chi vive e chi muore e, per questo, noi lo amiamo di un amore disinteressato e spontaneo.

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10 COMMENTS

  1. Condivido la tua analisi, in particolare l’ultimo paragrafo. Diciamo che, a parità di precisione nella rilevazione, il sensore ottico mi pare avere ancora più “contro” che “pro”. Per me, ad esempio, che pure non sono un amante incondizionato della fascia cardio, dover tenere troppo stretto il cinturino al polso rappresenta ancora un ostacolo insormontabile.

    • Escamotage che porta una marea di problemi(per me):
      -posizione del rilevatore
      -adesione alla parete toracica
      -tenuta nel tempo con i lavaggi
      Purtroppo sono sempre dell’idea del motto del “chi più spende meno spende”,questi sono prodotti di basso livello qualitativo che possono andar bene lontanamente per chi f ale prime uscite e nulla più,oltre bisogna spendere.L’articolo centra perfettamente il problema,se sei uno che macina km non puoi che andare di fascia diversamente l’alternativa da polso è ottima.Sono un neofita della corsa(ma sempre usato cardiofreq. in bici) e mi è stato dato un prodotto (evito di dire la marca) di ultima generazione da polso:gps +cardio+lettore mp3 Bluetooth ,una bomba e purtroppo il costo si aggira sui 300€ come è giusto che sia.Se si scende perdi in accuratezza ed allora tanto vale.

  2. ancora non sono riuscito a trovare un articolo realmente di qualità della Kalenji.
    nell’abbigliamento sono nettamente inferiori a marche come la Nike o la Asics, negli orologi non sono paragonabili a Garmin o Suunto.
    BOCCIATA

  3. Ciao a tutti,
    Sono un novizio. Mi piace correre e da poco ho iniziato ad assaporare l’idea di arrivare a percorrere la maratona.
    Mi sono accorto di non poter fare a meno di uno strumento che mi dia informazioni su distanza e passo. Volevo sapere se è fondamentale monitorare l’attività cardiaca e se la tecnologia a LED delle smartbend è valida e duratura.
    Grazie,
    Marco

  4. Corro da anni e ho sempre usato la fascia cardio, volevo passare al cardiofrequenzimetro da polso, ero quasi convinto poi ho pensato.
    Ma quando vado a correre in inverno con temperature basse sotto i zero gradi di solito uso i guanti, quindi il cardiofrequenzimetro da polso è inutile non serve perché non è al contatto con la pelle.
    Giusto

  5. Ciao Sandro, volevo chiederti: il fatto di avere lo sterno un pochino scavato può influire sulla misurazione della Fc?

    • Ciao Andrea. Secondo me non incide: la misurazione non avviene a livello dello sterno. 😉

    • Tranquillo, anch’io ho lo sterno cavo e la fascia cardio funziona perfettamente perchè come dice il buon BIG Sandro la misurazione non avviene sullo sterno ma lateralmente la gabbia toracica dove ci sono gli impulsi elettrici del cuore! ;)

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